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Costruire costruire costruire, meditare no? – (14 giugno 2013) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 14 Giugno 2013 16:26

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di venerdì 14 giugno 2013]

 

Leggo sul Quotidiano del 13 Giugno che il Preside della Facoltà di Ingegneria afferma, tra virgolette: “«Non comprendo cosa significhi questo voler mettere in discussione il piano edilizio dell’Università del Salento – riflette Dattoma – anche perché l’idea che gli interventi debbano essere soggetti alla valutazione della sostenibilità, in termini di costi di gestione, è figlia di quell’attendismo che ritengo dannoso. Se questa fosse la strada da seguire dovremmo aspettare 50 anni prima che qualcosa possa esser fatto».
Spero che queste affermazioni siano dovute a una cattiva interpretazione del giornalista. Fare interventi faraonici senza tener conto della sostenibilità e dell’impatto ambientale ha avuto come prodotto la miriade di cattedrali nel deserto che invadono il nostro territorio, dalle sedi per i G8, alle superstrade duplicate (tipo le due che collegano Lecce con Maglie), per non parlare del defunto PASTIS che, visto il risultato, evidentemente fu progettato senza tener conto della sostenibilità dell’iniziativa. I nostri deficit derivano dall’aver intrapreso azioni senza considerarne la sostenibilità. E’ buona economia nel breve termine (soprattutto per chi costruisce) ma può diventare cattiva economia quando ci si rende conto che quel che si è costruito non può essere mantenuto e gestito nel medio e lungo termine. Sarebbe la prima volta?

Costruire senza tener conto della sostenibilità delle strutture e del loro impatto è sinonimo di una frenesia del cemento che troppo caratterizza la nostra povera Italia. Quando Salvatore Settis ha inaugurato l’anno accademico dell’ISUFI, qui a Lecce, ha espresso severe critiche a questo modo di concepire gli interventi, e nessuno ha osato contestarlo, anche se in aula c’erano molti che avrebbero potuto farlo.

Non sono un esperto di cemento, ma qualcosa di ambiente so. Sarebbe bene che gli esperti di cemento dessero un po’ di ascolto a chi sa qualcosa di ambiente, senza vederli necessariamente come un freno a un modello di sviluppo che, a quanto pare, sta distruggendo le nostre risorse naturali e anche il nostro paesaggio. Ci chiamano Cassandre, ma occorre ricordare che le previsioni di Cassandra si avveravano puntualmente; la maledizione di Cassandra era di non essere creduta. 
Con questo non voglio dire che ogni intervento sia male. Tutt’altro. Ma, prima di costruire qualcosa che resterà nell’ambiente per decenni e forse per secoli, sarebbe bene considerare tutte le variabili, e non soltanto l’importo degli appalti. Purtroppo non abbiamo avuto occasione di discutere il piano edilizio dell’Università del Salento, lo abbiamo appreso quando tutte le decisioni erano state prese. Forse un po’ più di partecipazione e discussione sarebbero auspicabili. Anche a posteriori. Per fortuna, anche il prof. Vincenzo Zara, come gli altri candidati, ha espresso cautela. Nel suo programma è scritto: “Ritengo che la complessità del programma edilizio richieda comunque un’analisi dettagliata e attenta di ogni singolo intervento programmato. In particolare, per ogni intervento diretto alla costruzione di nuovi edifici deve essere attentamente valutata la rispondenza a specifiche esigenze di didattica e/o di ricerca e parallelamente deve essere garantito un impegno sostenibile per i costi di esercizio e per la manutenzione futura”. Se si intravede la necessità di un’analisi attenta e dettagliata di ogni intervento, forse questa non è stata fatta. Oppure è stata fatta e, proprio come me, il prof. Zara non ha avuto occasione di vederla, visto si propone di farla. Se tutti i candidati a rettore esprimono queste posizioni, comunque, possiamo stare tranquilli, nella speranza che attente valutazioni saranno fatte, chiunque sia il vincitore delle elezioni. Se le valutazioni sono fatte per tempo, di concerto con i progetti, non è necessario aspettare i 50 anni paventati dal Preside di Ingegneria e, se si fossero fatte, forse il nostro territorio sarebbe in uno stato meno pietoso. Ricordo che il premier Monti cancellò la proposta di una faraonica iniziativa di infrastrutture sportive per eventuali Olimpiadi romane. E lo fece proprio per motivi di sostenibilità. Prima di agire è bene meditare.

 


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