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Ancora TAP: pro e contro – (30 giugno 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 30 Giugno 2013 12:05

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 30 giugno 2013]


I giornali mi hanno intervistato per quanto riguarda la questione del gasdotto transadriatico che dovrà portare il gas azero in Italia, gasdotto chiamato TAP (Trans Adriatic Pipeline). Dai titoli si evince che sono favorevole. Veramente la mia posizione è più variegata. Ci sono molte cose a favore di TAP. Ad esempio ci affrancherà dal monopolio russo delle forniture di gas e, se i nostri governanti saranno accorti, ci permetterà di spuntare prezzi migliori a causa della concorrenza tra i fornitori. Il gas, poi, è più sicuro del petrolio da un punto di vista ambientale, e anche della sicurezza. Tutti abbiamo un tubo del gas che ci entra in casa. L’alternativa è la bombola. Ci sono più incidenti con la bombola che col tubo, e comunque nessuno rinuncia ad avere il gas perché c’è stato qualche incidente, altrimenti non dovremmo neppure adoperare l’automobile, o la bicicletta. I pro sono tanti. Penso alla possibilità di trasformare le centrali elettriche, passando dal carbone al gas, con diminuzione delle emissioni di polveri sottili. Ma queste scelte non sono automatiche e dovranno essere negoziate. E i contro? ci sono delle controindicazioni? E’ ovvio che non esistano attività a impatto zero. Bisognerà far passare un tubo di 90 cm di diametro in una struttura che arriverà ad essere, credo, 2.50 m. Si scaveranno tunnel, trincee, e per un po’, non per molto, ci saranno intense attività. Una volta installato, il tubo sarà coperto e non si vedrà niente. Soprattutto sulle spiagge. Nell’entroterra ci sarà una installazione per la distribuzione del gas. Bisogna vigilare che non sia troppo invasiva. Non si devono firmare assegni in bianco e la vigilanza deve essere massima, anche quando si approvano gli interventi. TAP, tra l’altro, prevede la realizzazione di microtunnel che passano sotto le praterie di Posidonia, un habitat prioritario per l’Unione Europea. Sarebbe la prova generale di una tecnica che ci permetterà di fare le condotte fognarie a mare senza distruggere la Posidonia.

Da qualche parte da TAP dovrà pur arrivare, e tutti dicono che non dovrebbe arrivare a casa propria: la solita storia. E’ per questo che i comitati NO TAP sono molto locali e le grandi associazione ambientaliste non hanno preso posizione. Ma il fatto che da qualche parte debba arrivare significa che quella “qualche parte” deve ricevere compensazioni per il “disturbo”, accettato per il bene del paese. Fatta salva la sicurezza degli impianti: non ci sono indennità che tengano se un’attività mina la tua salute, ma non mi pare che sia questo il caso. Che indennità chiedere? Si potrebbe chiedere che TAP contribuisca alla demolizione delle strutture invasive costruite sulla costa diciamo entro dieci chilometri dalla sua installazione, contro le quali non ci sono stati grandi comitati, mi pare. Contribuendo poi alla realizzazione di strutture in armonia con le condizioni ambientali. E che contribuisca alla pulizia delle spiagge che, lasciatemelo dire, sono in condizioni disastrose per gran parte dell’anno e vengono ripulite solo all’inizio della stagione balneare, spesso con tecniche che distruggono le spiagge stesse. Qualcuno parla di far costruire barriere frangiflutti a TAP. Ecco, su questo sarei decisamente contrario, e mi unirei volentieri ai comitati per il no. Sappiamo come è andata con quelle di San Cataldo. La difesa del litorale si fa rimuovendo le strutture invasive costruite direttamente sul mare, e lasciando che la natura operi sulla linea di costa, come ha sempre fatto. Quel che vogliamo “stia fermo” è il prodotto del “movimento” di milioni di anni. Non possiamo fermare la natura, ci dobbiamo adattare. Che TAP ci aiuti a questo cambiamento di atteggiamento, di mentalità, facendo diventare quel tratto di costa un laboratorio di esperimenti di adattamento all’uso della costa. Ma se si tratta di cementificare ulteriormente il litorale, con la scusa di difenderlo, allora la mia posizione è nettamente contraria. Ho speso una vita intera, ormai, a denuciare la follia con cui distruggiamo il nostro ambiente. Qui ho iniziato con lo studio degli impatti della pesca ai datteri di mare. Mi sono pronunciato su impianti industriali, su abusivismo costiero, sul nucleare, sulle trivellazioni per il petrolio, sulla necessità di realizzare le Aree Marine Protette, sulla necessità di regolare la pesca e l’acquacoltura quando erano in pochi a farlo. Ho detto tantissimi no, spesso molto scomodi. Questa volta, con le dovute cautele, mi sento di poter dire di sì. Intendiamoci, si può rinunciare a tutto, o quasi. Però poi bisogna essere pronti a pagarne le conseguenze. Vado ogni giorno da Lecce a Ecotekne in bicicletta. Saremo in dieci a farlo. Ho già avuto un incidente a causa delle condizioni della strada. So che la mia decisione non cambia molto il bilancio delle emissioni, ma qualcuno deve cominciare, no? Poi vedo i paladini dell’ambiente che, pur potendo trovare soluzioni alternative, si muovono in auto anche per fare cento metri. E hanno la casa abusiva-condonata al mare.

Ultima nota. Qualcuno ha detto che sono stato pagato da TAP. Confesso di averci provato. Quando hanno iniziato a fare prospezioni, un mio amico geologo mi ha chiesto di fare un’offerta per le prospezioni biologiche. Non l’ho fatta direttamente io, l’ha fatta lo spin-off universitario Antheus (il primo spin-off costituito presso la nostra Università, di cui mi onoro di essere presidente, con compartecipazione agli utili pari a zero) ma TAP ha ritenuto la nostra offerta poco vantaggiosa da un punto di vista economico e non ci ha affidato l’incarico.


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