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Onore a Margherita e a Rita, le vecchie bambine – (1° luglio 2013) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 01 Luglio 2013 08:51

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 1° luglio 2013]


Prima Rita Levi Montalcini, ora Margherita Hack. Biologa e premio Nobel la prima, astrofisica la seconda. Accomunate da una cosa: sono state per decenni la bandiera della scienza italiana. Per sua stessa ammissione, comunque, Margherita Hack non ha mai fatto scoperte clamorose, roba da Nobel. Ha diretto un osservatorio astronomico e ha passato gran parte della sua vita in Italia, mentre Montalcini ha lavorato in USA e ha continuato a lavorare alla scienza fino alla fine.

Ah, c’è un’altra cosa che le accomunava. Erano donne. Strano eh? Parliamo sempre di discriminazione delle donne, di quote rosa, ed ecco che vengon fuori queste due terribili vecchiette a dimostrare che il valore viene riconosciuto, se c’è. E se quello che fai è di alto livello nessuno ti ferma perché sei donna. Non nella scienza. Anzi, morte loro, chi ci rimane? No, per favore, non mi parlate di Antonino Zichichi. Con le sue supercazzole cosmiche. C’è il Nobel Rubbia, va bene. Ma lavora fuori, ed è mal tollerato, perché dice cose scomode. Forse le due vecchiette, dicendo anch’esse cose scomode, sono state favorite dal fatto di essere donne, perché ogni attaco, che pure c’è stato, soprattutto a Montalcini quando svolgeva il ruolo di senatore a vita, sarebbe stato interpretato anche come forma di maschilismo, ostile ad ammettere la superiorità di femmine! Dobbiamo ancora superare questa fase. Erano donne, ma non hanno avuto figli. Hanno rinunciato alla funzione biologica più importante degli esemplari femminili di ogni specie: dare continuità alla specie, producendo nuovi individui. Hanno rinunciato a passare i propri geni alle future generazioni, ma hanno sparso molto di più. Non hanno sparso geni, unità biologiche di memoria chimica, ma hanno seminato miliardi di memi: unità di memoria culturale. Non si sono riprodotte biologicamente, ma si sono riprodotte in modo prodigioso, come dei virus, nella nostra cultura.
Hanno saputo parlare a tutti, e i media sono stati generosi con loro, le hanno coccolate e hanno promosso la loro immagine. Sono state testimonial della scienza nel nostro paese, e hanno mostrato una cosa ancora più importante. Hanno mostrato che la scienza è il modo per conoscere il mondo, e costituisce una parte fondamentale della nostra cultura. Non sono state ambasciatrici della scienza, sono state ambasciatrici della cultura. Perché la cultura è scienza e la scienza è cultura. Intendiamoci, non sono qui a dire che la scienza sia l’unica forma di cultura. Sarei un fesso. Ma pensare che la scienza sia altro dalla cultura, come esemplifica la settimana della cultura scientifica, è un gravissimo errore culturale. Non c’è la cultura scientifica e poi la Cultura. C’è la cultura. Ed è fatta da tanti pezzi, tante branche, ma riuscite a concepire un modo alternativo alla scienza per riuscire a capire il mondo? O l’universo, se vogliamo parlare di Hack?
Copernico, Newton, Galileo hanno tolto il mondo dal centro dell’Universo, Darwin ha tolto l’uomo dal centro della Natura. Cosa c’è di più culturale di questo? Avremmo potuto capire queste cose senza la scienza? Rita e Margherita sono andate. Erano grandi, come si dice qui a Lecce quando ci si riferisce ad una persona avanti negli anni. Sono state allegre e incuranti fino alla fine. A Rita abbiamo dato la laurea honoris causa in Scienze Biologiche, qualche anno fa, fece un bellissimo discorso e lo chiuse con una frase che ricordo ancora con tanta tenerezza: sono sempre contenta quando vengo qui a... Palermo!

Rita! eravamo a Lecce! Ecco, queste cose me le rendono ancora più simpatiche, e umane.  Erano anziane, ma nessuno si è sognato di dire che andavano rottamate. Gente così va avanti fino alla fine, come i vecchi capi indiani. Erano sagge, e la saggezza non si ottiene che in un modo, con l’esperienza e con l’età. Erano vecchie fuori, ma bambine dentro. Ed è questa la condizione necessaria per diventare quello che sono diventate: grandi.


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