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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Congratulazioni e auguri al nuovo Rettore – (12 luglio 2013) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 12 Luglio 2013 10:51

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di venerdì 12 luglio 2013]

 

Già una volta ho dovuto ricredermi su Vincenzo Zara. Quando si candidò a Presidente del Corso di Laurea in Scienze Biologiche dissi che non lo ritenevo idoneo, perché non mi era mai capitato di sentirgli esprimere un’opinione e quindi non sapevo cosa pensasse. Mi sbagliavo, e dopo poco riconobbi pubblicamente l’errore di valutazione. Quell’esperienza lo coinvolse talmente tanto che maturò una conoscenza prodigiosa delle intricatissime disposizioni ministeriali riguardanti gli ordinamenti didattici. La mise al servizio della nostra Università (e non solo) con ottimi esiti.

Questa grande attenzione alla didattica, con impegni in tutta Italia, lo ha distolto dalle attività di ricerca. Ma questo è normale, soprattutto quando non si ha alle spalle un gruppo numeroso di collaboratori. Devo dire, però, che anche in questo caso Zara ha fatto scelte molto oculate e la sua ricercatrice è di prim’ordine. Sempre sorridente e allegra, la dottoressa Ferramosca, davanti alle urne, mi ha detto: chissà se faccio bene a votarlo... e poi chi lo vedrà più?

Il rettore è un capitano d’industria. Non ha il tempo per mettersi alla catena di montaggio e “fare” le automobili con le sue mani. Non ha neppure il tempo di progettarle. Deve coordinare, dirigere, valutare, guidare chi, all’interno della “fabbrica della conoscenza”, deve poi effettivamente fare le cose.

Guardando indietro, il bilancio di questi sei anni è segnato da una serie di dati di fatto:

1 - la gestione del potere è stata molto conflittuale, con un decisionismo che ha portato il principale “braccio gestionale” dell’ateneo agli arresti. Un giudizio politico molto pesante;

2 - abbiamo avuto l’accreditamento di tutti i corsi di laurea, e questo è un ottimo risultato sul versante didattico;

3 - abbiamo ottenuto una valanga di finanziamenti per svolgere appalti edilizi per la costruzione di nuove strutture (vai al punto 1);

4 - non abbiamo i soldi per gestire le strutture esistenti e il nostro bilancio subisce continui tagli, pur essendo in ordine;

5 - il nostro successo nella ricerca “che conta”, per esempio i Progetti di Rilevante Interesse Nazionale, o i progetti europei (non quelli più o meno locali, anche se con fondi europei) è scarso e non c’è stata una politica efficace di promozione della ricerca.

Non devo certo ricordare a Vincenzo che gran parte della valutazione delle Università avverrà in base alla ricerca. E il sedici di luglio, a Roma, si presenteranno i dati della Valutazione del Sistema di Ricerca Italiano. Vedremo come si piazzerà la nostra Università e, in base a quel risultato, che sarà comunque cumulativo, dovremo pianificare una strategia. Il modo per farlo è semplice. Bisogna identificare le linee di ricerca in cui la nostra Università primeggia, quelle in cui c’è la possibilità di miglioramento, quelle che, pur con investimenti del passato, non hanno dato buoni risultati, e quelle che potremmo definire “senza speranza”. E bisognerà incentivare chi ha fatto bene, stimolare chi potrebbe far bene, disincentivare chi ha dato prova di non essere in grado di produrre buona ricerca, magari avendo avuto molto sostegno. Come si è fatto con i corsi di laurea e le facoltà, anche in questo caso bisognerà “potare la pianta”, rimuovendo i rami secchi. La valutazione dei risultati, anche a fronte delle risorse investite, sarà cruciale. Insomma, il metodo Zara dovrà essere esteso alla ricerca anche se, in questo caso, non ci sono disposizioni ministeriali al riguardo. Il Ministero dice: dovete fare buona ricerca, io la valuto. Se la fate... bene. Se non la fate... taglio. Con un piccolo dettaglio: i soldi per farla ve li dovete trovare. E il posto dove trovarli è l’Europa, perché l’Italia dà 100 per finanziare la ricerca europea e la progettualità della comunità scientifica italiana riporta a casa 60 o 70, a seconda degli anni. Avete capito bene: i nostri soldi finanziano la ricerca degli altri paesi europei! I progetti europei non si vincono perché c’è qualche amico negli uffici, e la “via italiana” al finanziamento della ricerca è oramai insostenibile. In un sistema “sano” se si fa un investimento in una linea e questa fallisce (abbiamo molti esempi nostrani), la linea viene cancellata e le opportunità vengono date a chi ha carte migliori. Da noi fino ad ora questo non si è fatto. Non sappiamo ancora quali siano, per la nostra Università, le linee di ricerca più produttive, quali siano i punti critici. Queste valutazioni non sono state fatte quando c’è stata l’occasione di dare impulso alla ricerca con investimenti edilizi. La continuità con la gestione precedente deve essere spezzata, perché questi errori strategici si pagano cari in un sistema che privilegia la ricerca nella valutazione. L’anno scorso abbiamo avuto un numero ridicolo di Progetti di Rilevante Interesse Nazionale coordinati dalla nostra Università: due. Non si è innescato un processo di rivitalizzazione della nostra progettualità, magari coinvolgendo chi, in questi anni, ha invariabilmente coordinato un PRIN, in modo da stimolare processi di crescita basati sui pochi esempi di successo. Si è pensato bene, per risparmiare, di negare il cofinanziamento ai vincitori di questi progetti. Eh già, non ci sono soldi. E quindi si taglia tutto, mentre intanto fervono gli appalti.

Ora Vincenzo deve nuovamente farmi cambiare idea. Non con le parole ma con i fatti. Sono certo che la parte produttiva, in termini di ricerca, del nostro Ateneo lo sosterrà in tutto e per tutto in questa azione di taglio netto con la politica del passato.

Il primo segnale, se posso permettermi, sarà di chiamare attorno a sé colleghi che abbiano superato la mediana all’interno del loro gruppo concorsuale e che abbiano, quindi, una certificazione di buona produzione scientifica nel loro settore di ricerca. Volendo esagerare, dovrebbero essere nel primo terzile della loro disciplina. Ma ora sto facendo l’allenatore della nazionale, come ogni buon italiano. L’allenatore è Vincenzo e, a seconda dei risultati, vedremo se esultare o se fischiare. Io spero tanto di poter finalmente esultare. Per vincere le partite, però, non si mandano in campo i brocchi e si tengono in panchina non dico i fuoriclasse (magari non ne abbiamo) ma comunque quelli che qualche gol lo hanno già fatto. Questo modo di gestire la squadra deve cambiare radicalmente. Inutile avere lo stadio nuovissimo, magari fatto da un grande architetto, se poi la squadra è in serie D. E ora: tanti auguri Vincenzo! Se vorrai, c’è tanta gente disposta ad aiutarti.


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