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I giganti del mare - (14 luglio 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 14 Luglio 2013 16:53

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di domenica 14 luglio 2013]



Chi non va normalmente per mare pensa che in Mediterraneo non siano presenti grandi animali o che, se presenti, siano una rarità. Non dico che siano così frequenti, ma non lo sono da nessuna parte. Da noi, nelle acque del Salento, ci sono eccome, i giganti. Vi invito, se non lo conoscete, a scrivere “squalo Frigole” in un motore di ricerca. Troverete un video amatoriale girato da Gianluca e da un suo amico. Erano usciti per una battuta di pesca davanti a Frigole e, all’improvviso, hanno visto una pinna. Il dialogo, in dialetto salentino, è esilarante. Uno ha paura, e vuole andare via, l’altro (Gianluca) vuole vedere. Le invocazioni a divinità si sprecano, e un commento dice: questo video è pieno di bestemmie! ma non sono davvero bestemmie. Certo, hanno accostato la divinità ad animali non nobili, ma era un’invocazione. Dopotutto quegli animali ci forniscono prosciutto e salame, sono nobilissimi. Lo squalo era quanto la barca, e quindi più di sei metri. E l’amico di Gianluca chiede se è uno squalo bianco. Gianluca risponde che no, non è uno squalo bianco e fa una determinazione tassonomica esilarante: uno squalo strano. E poi aveva la bocca aperta, e l’amico di Gianluca si preoccupa per lui. Non è che sta per morire? Chiamiamo la Guardia Costiera (il 1518). Paura e ammirazione assieme. Si trattava di uno squalo elefante, un cetorino. Raggiunge anche i 10 metri, è innocuo e si nutre di plancton, proprio come le balene. E’ il secondo squalo al mondo, per dimensioni. Il primo è lo squalo balena, anch’esso innocuo, anch’esso con alimentazione a base di plancton, tropicale. Ne ho visto uno in Messico, nel mare di Cortez, e non lo dimenticherò mai. Ma torniamo al nostro squalo elefante. Da noi è molto frequente, e spesso i pescatori si ritrovano questi giganti nelle reti. Non è molto che i pescatori di Porto Cesareo ne hanno liberato uno, salvandolo dalla morte dentro le loro reti. Sempre i pescatori di Porto Cesareo ne hanno regalato uno al Museo di Biologia Marina. E a quello squalo abbiamo dedicato una sala intera, la sala dello squalo elefante. Il “nostro” è circa otto metri, e lo abbiamo fatto con la bocca spalancata, per far vedere come mangia il plancton, e abbiamo colto l’occasione, con Anna Miglietta, la curatrice del Museo, per spiegare cosa sia il plancton, parola che tutti conoscono ma di cui spesso si ignora il vero significato. Mi piace quando vengono al Museo i bambini più piccoli, quelli delle scuole materne. Quando entrano nella sala dello squalo restano a bocca aperta, proprio come lo squalo. Penso che quello sarà il loro primo ricordo, quando verranno grandi. E per Gianluca e il suo amico quell’incontro con lo squalo sarà un capitolo importante, anche da grandi.

Nella sala a fianco a quella dello squalo, nel Museo, abbiamo la sala della pesca. E lì c’è il pesce osseo (gli squali sono cartilaginei) più grande del mondo: il pesce luna. Come lo squalo elefante, anche il nostro pesce luna è stato pescato a Porto Cesareo e ce lo hanno regalato i pescatori. Non è delle dimensioni massime, è ancora piccolino, supera di poco i due metri. I pesci luna sono sempre più abbondanti perché il loro cibo, le meduse, è sempre più abbondante. Non si avvicinano molto alla costa, e sono i diportisti a vederli. Bè, anche lo squalo elefante non arriverà sulla spiaggia! Bisogna andare in barca per vedere i giganti. E poi c’è il secondo rettile marino più grande del mondo (il primo è un coccodrillo, ma sta in Australia): la tartaruga liuto. Supera i due metri di lunghezza e può pesare anche 700 chili. E’ l’emblema del Museo di Biologia Marina, e ne abbiamo una vera, all’interno, e una in grandezza naturale, all’ingresso del Museo, opera dello scultore Isaia Zilli. Anche la tartaruga liuto, come il pesce luna, mangia meduse. E poi ci sono balene e capodogli. Passano davanti alla nostra costa, e un gruppo di balenottere è stato avvistato una settimana fa. I capodogli... ci sono anche loro e nove sono andati a morire lungo le coste del Gargano, due o tre anni fa. Si tratta di incontri frequenti, e le cronache del passato parlano spesso di “pesche miracolose” anche se poi, di queste prede, non si sapeva bene che fare. E gli imbalsamatori si cimentavano nell’impresa di preparare gli scheletri. A Gallipoli c’è un bel Museo dove sono mostrati importanti scheletri dei nostri giganti. Lo so, parlo troppo di Musei. Il fatto è che non si può avere la certezza di vedere queste grandi bestie, e quindi se si vuole avere un’impressione è meglio andare a vederle dove sono conservate. I Musei servono a questo. Nelle chiese ci sono le reliquie dei santi, nei musei ci sono altre reliquie. Se Gianluca e il suo amico avessero visitato il Museo di Porto Cesareo avrebbero detto: ah, guarda Gianluca, è uno squalo elefante. Si chiama così perché ha una sorta di naso, una proboscide. Quando cresce lo squalo, la proboscide si accorcia. Quello è un cucciolo, vedi come è lunga la proboscide? E ha la bocca aperta, sta mangiando. Noi non lo vediamo, ma il plancton deve essere molto abbondante qui, visto che il nostro amico squalo sta pasteggiando. Ma non è che lo disturbiamo, standogli così vicini con la barca? Sì, lo disturbiamo. Allontaniamoci. Aspetta. Non capita di incontrarli spesso questi bestioni, no? Fammelo guardare ancora un pochino. Magari stiamo a cinque o sei metri da lui. Che dici? E se mi buttassi in acqua? Ho una telecamera di quelle sportive, lo potrei anche riprenderlo. Va bene, Gianluca, vai. Ma rispettalo.
E Gianluca avrebbe potuto nuotare a fianco allo squalo elefante. Per un po’. Anche i pesci luna sono innocui, come anche le tartarughe liuto. Ma questo non vuol dire che siano giocattoli. Bisogna rispettarli.
Ora vi metto paura. Il record mondiale di catture di squali bianchi con la canna, per quel che ne so, è ancora quello ottenuto a... Malta. A due passi da noi. Lo squalo bianco non è innocuo. Può tagliare in due una persona con un solo morso. E raggiunge i sei metri di lunghezza. Alcuni dicono anche 7 (sapete come sono i pescatori). In California gli squali bianchi mangiano i surfisti. Nuotano vicini al fondo e guardano su. Quando vedono una sagoma che cavalca un’onda sanno che è una foca o un’otaria, la loro preda preferita, e quindi salgono veloci, e la azzannano, a volte facendola volare in aria. Ho passato un anno della mia vita in California, e mi piaceva guardare le foche e le otarie mentre facevano il surf, nelle onde del Pacifico. Qui ci sono gli squali bianchi, mi dicevano i colleghi biologi marini. E nessuno andava sott’acqua. Io ci sono andato, tante volte. E una volta, per qualche secondo, ho visto uno squalo bianco. Il mio compagno di immersione era messicano, si chiamava Diego Segundo. Ero sul fondo e stavo raccogliendo campioni. Diego mi tocca la spalla, mi volto e vedo che ha gli occhi spalancati, e mi indica una cosa. E’ una grande massa bianca, a una quindicina di metri di distanza da noi. E viene verso di noi. Ci siamo appiattiti sul fondo. E’ vero che si pensa veloce, in certi momenti. Bisogna dargli un pugno sul naso, quando attacca. Così avevo letto. Ma un conto è leggere e un conto è essere lì. Avevo anche il coltello, ma non serve a gran che. Sono stati i dieci secondi più lunghi della mia vita. Poi lo “squalo bianco” si è avvicinato, ci ha annusati e se n’è andato. Solo che era un’enorme foca. Ma per noi, per quei secondi, era uno squalo bianco! Bene, ci sono anche da noi. Ma perché non ci attaccano, e in California invece sì? La risposta è semplice: noi abbiamo ammazzato tutte le foche. E quindi i nostri squali bianchi non possono scambiarci per le loro prede preferite. Hanno abitudini differenti. Sanno che sarebbe una perdita di tempo cercare le foche (non ce ne sono più) e quindi vanno a cercare il cibo dove sanno di trovarlo, e lì noi non facciamo il bagno. E quindi potete stare tranquilli. E’ più facile che vi morda il vostro cane, che uno squalo. Il pericolo vero, il più grande, a fare il bagno nei nostri mari è determinato da un’altra specie, molto aggressiva e pericolosa. Può raggiungere e a volte superare i due metri di lunghezza. Pesa di solito meno di cento chili, ma alcuni esemplari arrivano anche a 150. Le femmine sono più piccole dei maschi. Di solito ha abitudini terrestri, ma stagionalmente si avventura nell’ambiente marino, soprattutto nel periodo estivo. Popola in masse enormi le spiagge, dove a volte mette in scena rituali di gruppo, emettendo forti vocalizzi. Ha evoluto una tecnologia che gli permette di avventurarsi in mare, e lo fa senza alcuna cura per chi si potrebbe trovare sulla sua traiettoria. Siamo noi. E la cosa peggiore che vi può capitare, facendo il bagno in mare, è di essere arrotati dall’elica di qualche sconsiderato. E questi sono certamente molto più abbondanti dei pacifici giganti del mare che, malgrado noi, continuano a regalarci meraviglia.


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