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La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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La Valutazione della Qualità della Ricerca: servirà? - (18 luglio 2013] PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 18 Luglio 2013 12:24

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di giovedì 18 luglio 2013]


Il 16 luglio ero a Roma, alla presentazione della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR). C’ero perché ho partecipato alla VQR come membro di un GEV (Gruppo Esperti Valutazione) nell’area 5, la Biologia. Il GEV di biologia è stato suddiviso in quattro SubGev, e uno lo presiedevo io. Assieme a me, nel GEV, c’era anche Cecilia Bucci, altra biologa leccese e Delegato alla ricerca nella nostra Università.
I GEV hanno generato i dati, valutando quasi duecentomila prodotti della ricerca. Poi i dati sono stati elaborati a livello ministeriale e solo il 16 abbiamo visto il risultato. Confesso di averci capito poco: grandissima analisi, non molta sintesi. Il Ministro ha detto che con questa valutazione le Università avranno finalmente gli strumenti per capire cosa incentivare e cosa scoraggiare, individuando le aree forti (quelle che hanno ricevuto buone valutazioni) e quelle deboli. Se vogliamo sopravvivere dobbiamo incoraggiare la qualità. Se non lo faremo saremo spazzati via.
Sono andato a cercare, nella selva di numeri e tabelle, le prestazioni delle discipline dell’area biologica presenti nel Dipartimento di riferimento per la biologia, il DiSTeBA, nell’Università del Salento, ma ne ho trovate solo quattro. I risultati delle discipline con meno di quattro rappresentanti non sono stati mostrati, per difendere la privacy. Alla faccia della trasparenza. Non posso non vantarmi nel dire che la Zoologia del Salento è la prima in Italia, come punteggio medio dei prodotti presentati (0.94, il punteggio massimo è 1). Ma poi non riesco a capire quanto la zoologia abbia contribuito al punteggio del Dipartimento. Certo, se tutte le discipline biologiche avessero ottenuto il nostro stesso risultato il nostro dipartimento sarebbe il primo in Italia, e avrebbe contribuito a aumentare la posizione della nostra Università che, a quanto pare, non è esaltante. Se non siamo i primi in Italia, come Dipartimento, significa che le altre discipline non hanno ottenuto risultati analoghi. Ma non lo possiamo sapere, c’è la privacy.
So già cosa diranno i miei colleghi: ecco il solito spaccone, a farsi bello di qualcosa. Giusto, ma, dopotutto, non me lo sto dicendo da solo, lo dice la VQR che la Zoologia del Salento è la prima in Italia. Nell’intenzione del Ministro, ogni Università e ogni Dipartimento dovrebbe, disciplina per disciplina, identificare chi ha prodotto a un certo livello e chi no, e poi si dovrebbero innescare processi di incentivazione dei “meritevoli”. E, cosa inaudita!, disincentivazione dei non meritevoli che non diano segni di miglioramento. E qui abbiamo un ostacolo insormontabile: la democrazia. Perché se la maggioranza ha avuto un risultato mediocre, e vince la maggioranza, ecco che la mediocrità vince, e chi si impegna viene penalizzato e deriso. Si alzano le mani, e le minoranze sono escluse dai processi di spartizione delle risorse umane e materiali. La strada però è tracciata, o la seguiremo o saremo spazzati via (meglio ripetere il concetto). Ora, l’ottima Cecilia Bucci, il nostro delegato alla ricerca, dovrebbe spulciare tutte le tabelle e, disciplina per disciplina, identificare come siamo messi. Questo ha influenza anche sulla didattica perché, nell’Università, la didattica di buona qualità si basa su buona qualità della ricerca (non basta obbedire a minuziose direttive ministeriali). Le famiglie che ci affidano le loro figlie e i loro figli devono sapere che, in certe aree, la nostra Università si trova a livelli alti e, in altre, a livelli intermedi o bassi, rispetto alle Università del resto d’Italia.

Non ha senso una classifica assoluta delle Università, come quelle che si vedono su tutti i giornali. Ha senso valutare disciplina per disciplina, per vedere chi ha contribuito in positivo e chi no. Ma qui torniamo alla privacy e alla democrazia. Il nuovo Rettore dovrà intraprendere azioni drastiche, come quelle intraprese per migliorare la didattica. Per la didattica, da delegato, c’è riuscito. E quindi le premesse sono buone per una buona riuscita anche di questa operazione. Ma temo che ci saranno fiere resistenze, per la difesa di rendite di posizione. Ovviamente, oltre alla zoologia, ci sono altri settori, nella nostra Università, che sono ai vertici in Italia e che sosterranno con vigore una politica che premi il merito, ma sono in minoranza. Su essi Vincenzo Zara sa di poter contare. Non si tratta di “schiacciare” chi non ha saputo, fino ad oggi, dare prodotti eccellenti all’Università dove opera. Si tratta di operare in modo da dare una spinta collettiva al miglioramento. Chi sta ai vertici è la dimostrazione che far bene si può, anche al sud, e il nostro obiettivo deve essere che tutti siano messi in condizione di far bene. La cosa migliore è fare tante cose e bene, proprio per dare sostanza all’universalità del sapere insita nel termine Università. Non potendo, è meglio fare poche cose e bene, piuttosto che tante e mediamente male. I rami secchi, prima o poi, vanno tagliati. Come già abbiamo fatto con la didattica. Buon lavoro, Rettore Zara! Ora ci sono i presupposti per dire quali sono le linee di ricerca che caratterizzano in positivo la nostra Università. Bisogna valutare anche quale sostegno ognuna ha ricevuto, per capire su quanto ogni “eccellenza” ha potuto contare. Ingegneria, mediamente, ha una posizione ottima, in alcuni casi ai vertici assoluti. Ma non dimentichiamo che due degli ultimi tre Rettori sono stati di Ingegneria. Un vecchio proverbio dice: un po’ per uno in braccio alla mamma.
Chiudo dicendo che, potendo, io vorrei stare in un’Università in cui gran parte del sapere sia rappresentata. Mi piace la contaminazione con le altre discipline, e non mi piacciono le torri d’avorio dell’eccellenza autocertificata. La VQR non permette più di dire impunemente: siamo i migliori!, ora abbiamo gli strumenti per verificare se è vero.


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