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Posidonia: la foresta del mare - (21 luglio 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 21 Luglio 2013 16:04

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di domenica 21 luglio 2013]

 

Ogni anno, alla fine dell’estate, grandi ammassi vegetali si accumulano sulle nostre spiagge, a volte intasando i porti, come succede a San Cataldo, altre volte coprendo le spiagge di qualcosa che viene percepito come una massa maleodorante di sporcizia. Molto spesso questo materiale viene chiamato genericamente “alghe”, e sono in molti a chiedere che questa “sporcizia” venga rimossa. E allora continuiamo con l’alfabetizzazione marina... Intanto non sono alghe. Le alghe non hanno radici, fusto, e foglie, non fanno fiori. C’è una bella differenza tra le alghe e le piante superiori. Le alghe sono relativamente più semplici e appartengono a gruppi vegetali molto lontani dalle piante superiori. Bene, quelle che tutti chiamano “alghe” sono in effetti le foglie di Posidonia oceanica, una pianta marina che vive solo in Mediterraneo ed è protetta dall’Unione Europea che, nella Direttiva Habitat, identifica le sue praterie come un habitat di importanza comunitaria. La posidonia ha radici che si insinuano nella sabbia, ma può crescere anche sulla roccia. Le radici partono da un rizoma che, in linea di massima, potrebbe essere paragonato al “tronco” e, dal rizoma, sporgono le foglie, nastriformi, in fasci. La posidonia si riproduce attraverso fiori che, però, non sono molto appariscenti, visto che l’impollinazione non avviene grazie agli insetti (non ci sono insetti in mare), e dai fiori vengono fuori i frutti, che galleggiano, e poi dai frutti si liberano i semi, che scendono sul fondo a formare altre pianticelle. La posidonia forma praterie che, da noi, sono molto estese. Quella di Gallipoli, per esempio, è veramente grande, ma non è un’eccezione: tutta la nostra costa sabbiosa è interessata dalle praterie di posidonia. Solo il tratto di costa tra Otranto e Leuca, essendo roccioso e a strapiombo, non la vede dominante. La posidonia, in autunno, perde le foglie e queste si accumulano sulle spiagge. Cominciamo da questo. Saranno davvero spazzatura? La risposta è no. Le foglie di posidonia accumulate sulle spiagge le difendono dall’erosione. Le mareggiate, infatti, invece di portare via la sabbia, portano via le foglie ed esse, inoltre, amalgamandosi con la sabbia, contribuiscono alla sua stabilità. Non tutte le foglie delle posidonie cadono stagionalmente, inoltre. Quando cadono quelle più vecchie, le giovani sono già formate e le fronde sono rigogliose anche dopo la caduta delle foglie vecchie. Queste fronde smorzano esse stesse le onde. La posidonia, quindi, difende le nostre spiagge sia da viva che con le sue foglie morte. I rizomi e le radici compattano il sedimento e lo rendono stabile. Inoltre i rizomi giovani crescono sui rizomi morti, alzando il fondo del mare. Sono anch’essi una biocostruzione, proprio come il coralligeno di cui ho parlato in un altro articolo.

Le praterie di posidonia, quindi, sono la nostra foresta amazzonica, e le dobbiamo difendere come, del resto, ci impone l’Unione Europea. Non a caso, in Puglia, i Siti di Importanza Comunitaria, in mare, sono quasi esclusivamente costituiti da praterie di posidonia. Ma l’importanza non è solo meccanica, di stabilizzazione del fondo del mare e delle spiagge. La foresta di posidonia ospita una abbondantissima biodiversità, e offre rifugio e nutrimento ai giovani di moltissime specie di pesci di interesse commerciale. Se la distruggiamo, togliamo opportunità riproduttive a queste specie e i prodotti della pesca saranno inferiori. Ma noi come la distruggiamo?, mi chiederete. Lo facciamo in tanti modi. Gettiamo l’ancora su una prateria e poi, per salparla, strappiamo qualche rizoma. Un’ancora oggi e un’ancora domani, ed ecco che si aprono numerosi buchi nella prateria e la degenerazione comincia. Ovviamente, se peschiamo con una rete a strascico la distruggiamo, ma anche le altre reti contribuiscono. I ripascimenti di litorale sono un disastro per le praterie, perché la sabbia depositata sulla spiaggia viene portata via dal mare e va a coprire le praterie, soffocandole. Non parliamo delle condotte e delle tubazioni in generale. Si aprono trincee che diventano cicatrici che non rimarginano più, e la degenerazione si espande. L’inquinamento la disturba, è inutile dirlo. Non parliamo delle difese a mare, a volte impiantate proprio sulle praterie.

La posidonia, da buona pianta, consuma anidride carbonica e produce ossigeno. E quindi bilancia gli effetti dell’aumento di anidride carbonica che, lo sappiamo, causano il riscaldamento globale.

Introduciamo un concetto importantissimo: i servizi ecosistemici. Noi viviamo perché ci sono ecosistemi che ci sostengono. Noi consumiamo ossigeno e produciamo anidride carbonica. E quindi se una porzione dell’ecosistema consuma anidride carbonica e produce ossigeno, ecco che ci fornisce un servizio. A noi piace la stabilità delle spiagge. E se una specie (in questo caso la posidonia) compatta il fondo del mare, smorza le onde, e difende la sabbia emersa, coprendola con le foglie morte, ecco che ci fornisce un servizio. E se poi quella foresta diventa il posto dove si riproducono i pesci e permette che si rinnovino le popolazioni di pesci che noi depauperiamo con la pesca, ecco arrivare un altro servizio. La posidonia ci dà ossigeno da respirare, ci dà proteine da mangiare, e protegge le nostre spiagge. Ma noi non lo sappiamo, siamo analfabeti per quel che riguarda il mare....

La nostra ignoranza, come gran parte dell’ignoranza, può essere pericolosa. Per pulire le spiagge, spesso vengono usati mezzi meccanici che, assieme alle foglie, rimuovono anche la sabbia. Questa “pulizia” non solo rimuove la protezione alla spiaggia, ma innesca ulteriori processi erosivi. Chi crede di fare pulizia in effetti sta segando il ramo su cui sta seduto. Magari poi, visto che la spiaggia andrà in regressione, farà dei ripascimenti e la nuova sabbia sarà portata via dalle mareggiate, coprirà la posidonia, soffocandola, e l’erosione sarà ancora più grave. Alla fine, gli ultimi lembi di prateria saranno coperti da una bella massicciata per difendere la costa dall’erosione. E il disastro è bell’e fatto!

Una spiaggia con grandi ammassi di foglie di posidonia è una spiaggia sana, protetta dall’erosione, e tutte quelle foglie testimoniano la presenza di una grande prateria. Va difesa, non va distrutta. E, in effetti, una collaborazione tra l’Università del Salento e l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Lecce, è volta proprio all’utilizzo delle foglie di posidonia per difendere il litorale sabbioso.

E se si intasa il porto? Eh già, a San Cataldo le foglie sono talmente tante (meno male) che il porto peschereccio si intasa. E giustamente i pescatori e i diportisti chiedono provvedimenti. Questo fenomeno si verifica per un fatto molto semplice, chi ha progettato il porto non sa come funziona il mare. Ha semplicemente costruito una barriera e non ha considerato i regimi di corrente, non ha considerato la produzione di foglie morte da parte della prateria antistante,  e ha solo pensato a costruire un muro. Se avesse preso in considerazione queste variabili avrebbe potuto orientare il porto in modo differente, oppure avrebbe potuto dire: qui non è il caso di fare un porto perché sarebbe sempre intasato dalle foglie di Posidonia.

E’ questa l’alfabetizzazione marina che l’Unione Europea ritiene così necessaria. E, una volta tanto, non è una vessazione burocratica. Quando qualche opera a mare viene proposta da disinvolti imprenditori, l’Unione Europea dice: no, lì non la puoi fare, c’è la posidonia! Gli ignoranti vedono questo come un intollerabile limite alla crescita economica. Abbiamo già deforestato il nostro territorio emerso, e il risultato è il disastro idrogeologico che affligge l’intero paese. Con gravissime ripercussioni economiche, tra l’altro. Per favore, non commettiamo la stessa follia anche in mare.

 


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