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Tre interventi sull'Università (29 luglio-20 agosto 2013) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 20 Agosto 2013 12:12

Una severa lezione per la nostra Università

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 29 luglio 2013]

 

Guardiamo avanti, dopo la valutazione del sistema della ricerca italiana, e vediamo quali lezioni sono arrivate all’Università del Salento. Anni fa, prima di questa valutazione, che possiamo chiamare ANVUR, ne fu effettuata un’altra, il CIVR. Si proponevano la stessa cosa, CIVR e ANVUR, ma con modalità differenti: dare a ogni struttura una valutazione dei suoi risultati in campo scientifico, in modo da innescare processi di miglioramento attraverso incentivazione (uguale: più finanziamenti) a chi ottenesse buoni risultati. Il CIVR fu criticato per la modalità con cui fu svolto, ma diede comunque dei risultati. Quello dell’Università del Salento non fu ottimo (uso un eufemismo) e avrebbe dovuto suonare come un campanello d’allarme. Il CIVR chiese a ogni Università di fornire i migliori prodotti della ricerca, in numero limitato. Con ANVUR, invece, ogni docente e ricercatore ha dovuto fornire tre prodotti della propria ricerca, derivanti dal lavoro degli ultimi cinque anni. I  risultati complessivi di ANVUR sono abbastanza simili a quelli del CIVR. E’ vero, ci sono sacche di eccellenza, in cui siamo i primi. Ed è giusto esserne fieri. Ma il voto complessivo, non nascondiamoci, è basso.

La lezione del CIVR non è stata capita, e ANVUR ce lo sta dicendo in modo severo. In questi anni, dopo CIVR, l’Università avrebbe dovuto innescare un processo di incentivazione della buona qualità della ricerca, diffusa in tutto l’Ateneo, e tutto questo non è avvenuto. E’ inutile avere campi in cui si è primi se poi i molti campi in cui si è ultimi cancellano il risultato dei primi. In alcune aree abbiamo investito molto, una a caso: ingegneria, e qualche ottimo risultato c’è stato. Ma altre sono un disastro. Questo indica una mancanza di visione globale dell’”universale” che sta dietro il termine “università”. Mancanza di una politica basata su una strategia di miglioramento delle prestazioni scientifiche di tutta l’università, e non solo di una parte. Inutile costruire magnifiche strutture se poi all’interno non si producono cose magnifiche. Avremmo solo contenitori vuoti, difficili da riempire. Non è il capitale immobiliare ad essere cruciale, è il capitale umano!

Le sacche di eccellenza dimostrano però una cosa: all’Università del Salento è possibile ottenere risultati ottimi, si può fare ricerca di livello europeo, si può offrire didattica che attiri studenti persino dal nord, dove di solito emigrano i nostri giovani per avere una formazione di qualità.

Ora, di fronte al futuro rettore, il prof. Vincenzo Zara, c’è il compito erculeo di alzare in modo omogeneo il livello di produzione scientifica del nostro Ateneo. Lo voglio ripetere: non si tratta di esaltare i “bravi”, si tratta di far diventare “bravi” quelli che ora hanno ricevuto pagelle da “cattivi”, perché alla fine saranno le valutazioni di tutti a contribuire, nel bene e nel male, al punteggio dell’Università. E se i “cattivi” sono più dei “bravi”, i “bravi” avranno il bollino di appartenere a un’Università “cattiva”. Lo so che è infantile dividere le Università in “buone” e “cattive”, ma questo hanno fatto tutti i giornali in questi giorni, e alla fine di questo si parla. E chi deve iscrivere i propri figli all’Università vuole sapere se quell’Università è tra i “bravi” o tra i “cattivi”.

Questa valutazione si basa su un’ipocrisia di fondo, tutta italiana. Sono valutate le strutture, non le persone. E quindi, per la privacy, le valutazioni delle persone non sono disponibili. Ma la valutazione delle strutture si basa sulla produzione delle persone. Come facciamo a migliorare se non sappiamo chi deve migliorare? Non si può. Nascosti nelle acque torbide della privacy, coloro che dovrebbero migliorare potrebbero continuare a tirare avanti, certi di uno stipendio a vita (che può arrivare anche a 5.000 euro netti, mensili), incuranti degli stimoli di CIVR e ANVUR. Sotto sotto, ci sono sorrisini ironici nei confronti delle valutazioni, e persone che dovrebbero fare seri esami di coscienza si sostengono a vicenda, forti del numero, perché si arrivi a cambiare tutto in modo che tutto continui come prima. Cercando giustificazioni alle proprie scarse valutazioni. Il prof. Zara dovrà escogitare un modo virtuoso di convincere tutti a dare di più. Non dico che il nostro sistema sia come una catena, la cui forza si misura dalla forza dell’anello più debole. Ci sono tante catene (le varie aree disciplinari), ma alla fine tutte concorrono ad una valutazione complessiva. Una cosa è certa: dobbiamo fare molta, moltissima attenzione al reclutamento. Le persone in ruolo staranno nel sistema fino alla pensione. Ci sono tantissimi precari di ottimo livello che sono bloccati da una diga di personale di ruolo che ha contribuito alla valutazione che abbiamo ricevuto ben due volte. D’ora in poi, però, non possiamo più permetterci errori nel reclutamento. L’ANVUR lo sa. Ed è per questo che ha introdotto il sistema delle mediane. Non è difficile da capire. Tutti gli afferenti ad una disciplina sono “misurati” in base alla loro produzione scientifica e messi lungo una serie di punteggi, ad un estremo quello con il punteggio più alto, all’altro estremo quello con il punteggio più basso. La mediana divide la serie (dal più alto al più basso) in due parti uguali. La media, invece, somma tutti i punteggi e poi divide per il numero dei soggetti, e il risultato potrebbe dividere la serie in modo molto asimmetrico, magari con pochissimi elementi al di sopra e tantissimi al di sotto. Con la mediana, invece, metà è sopra e metà è sotto. Bene, chi è sotto la mediana non può andare in commissione per decidere le idoneità nella propria disciplina. Non so se è chiaro. Solo chi è sopra la mediana può contribuire al reclutamento. La valutazione degli ordinari, come persone singole, c’è già stata. Ma facciamo finta di niente. E magari daremo altri posti a persone che sono sotto la mediana. Che passino sopra, poi se ne parlerà, direbbe il messaggio di ANVUR. Saprà il prof. Zara attuare una politica di questo tipo? Speriamo! Ma certamente non dipenderà solo da lui che, ne sono certissimo, ce la metterà tutta. Dipenderà da noi. La prima cosa da fare è abbracciare un altro principio, opposto a quello della privacy. Si chiama trasparenza. Chi è pagato con i soldi pubblici ha il dovere di dimostrare di meritarlo, e non si può nascondere dietro la privacy.

 

 

Università come squadre di calcio: finalmente!

 

Dopo la pubblicazione dei risultati della valutazione delle Università italiane in molti hanno detto: ma questa classifica non è come quella delle squadre di calcio! E’ vero, non è proprio la stessa cosa, e non ci possono essere classifiche assolute. Le classifiche delle Università devono essere analizzate meglio, per vedere quali discipline abbiano ottenuto risultati eccellenti e quali siano invece incorse in risultati deludenti. Poi si fa la media e si ottiene il risultato complessivo. Queste statistiche sono come quella famosa dei nove polli mangiati da una sola persona in un gruppo di dieci, e di un solo pollo diviso tra i restanti nove ma, per la media, vien fuori che han mangiato un pollo a testa. In questo caso non si parla di chi si mangia i polli, ma di chi li produce.

Ma torniamo al calcio. Non sono un grande tifoso del calcio. Penso che sia un’arma di distrazione di massa, continuazione del panem et circenses degli antichi romani. Non a caso abbiamo politici che si comprano squadre di calcio, e mescolano slogan politici con slogan calcistici. Guadagnando consensi se comprano il giocatore alla squadra. Poi governano. Il rapporto tra il risultato calcistico e quello politico non è così immediato. Ma tant’è... con l’emotività del tifoso si può arrivare a un po’ di confusione mentale. Il tifo è come l’amore: cieco. Intendiamoci, mi fa piacere quando vince il Lecce, la città dove vivo, e mi fa piacere anche quando vincono Genoa e Sampdoria, le squadre di Genova, la mia città natale. Credo di essere l’unico simpatizzante per entrambe le squadre sull’intero pianeta. I veri genoani godono quando perde la Samp. E lo stesso fanno i sampdoriani. Preferiscono che perda l’altra squadra, piuttosto che vinca la propria.

Ora facciamo un ragionamento assurdo. Lecce vuol fare la capitale della cultura. Bene, giusto. Quale è la principale fabbrica di cultura del Salento? Lo sapete anche voi: è l’Università. Allora pensiamo alla nostra Università come se fosse una squadra di calcio. Siamo maturati, non ci interessa più guardare ventidue scalmanati in pantaloncini che cercano di buttare una palla in una rete. Anzi, due reti. Roba da immaturi. Ora siamo tifosi della nostra Università. Quest’anno non è andata benissimo la valutazione. La nostra posizione nel campionato delle Università è bassa, troppo bassa. Il vero tifoso intanto si vanta delle discipline in cui siamo primi. Siamo primi in Ingegneria Civile! E ho letto sul giornale che ci sono anche altre discipline in cui siamo primi! Queste cose si dicono al bar, battendosi il pugno sul petto. E gli esperti sanno i nomi di tutti i professori. Abbiamo un corso completamente in inglese, che attira studenti da tutta Italia, dice il ben informato. Vengono da Roma e da Milano. Lo scettico dice che non basta: sì, è vero, ma complessivamente siamo fiacchi, non nascondiamoci dietro qualche risultato fuori scala. Dobbiamo migliorare le Facoltà di Economia e di Psicologia (che poi sarebbe come dire, che so, il centrocampo), magari facendo venire qui qualche nome famoso. Guarda che in un settore di economia siamo i primi in Italia! Dice l’entusiasta. Sì ma complessivamente non ci siamo. Va rinforzata. E allora gli industriali locali, e la Regione, le Province unite, di Brindisi, Lecce e Tranto, investono per richiamare qui i professori più validi, anche dall’estero. Certo che avevamo Cingolani. Si lamenta uno, e ora è a Genova a dirigere l’Istituto Italiano di Tecnologie. Ce l’hanno fregato dice un tifoso. No, siamo noi che l’abbiamo fatto scappare. Dice un altro. Ma, anche se ci sono i disaccordi, su una cosa sono tutti d’accordo: l’Università del Salento è una grande Università. La migliore! Bari? ce la mangiamo in un boccone! dice uno.

Io, che tengo sia col Genoa che con la Sampdoria, veramente penso a qualcosa come l’University of California. Ah, che bello: University of Apulia. Ma poi perché in inglese? Università delle Puglie. O Università della Puglia? Ecco che scatena di nuovo la diatriba in tutti i bar. Lasciamo l’acronimo: UdP, poi vedremo se è Puglia o Puglie. Poi ci sarà UdP-Bari, UdP-Salento, UdP-Foggia. Come ci sono UC-Berkeley, UC-Los Angeles, e così via, per l’University of California. E tutta la regione tifa per il suo sistema universitario. Si offrono stipendi maggiori ai professori che ottengono buoni risultati. Si “vendono” ad altre università quelli più “fiacchi”. Offrendo anche giovani promettenti, che poi magari faremo rientrare.

Lo so, è solo un sogno. Sognare un grande banchiere che dica: mi prendo l’Università e investo, ma voglio vedere grandi risultati. E, se non ci sono, il rettore si vede revocato l’incarico, come l’allenatore di una squadra. E se ne cerca un altro, il migliore. Ma non un banchiere che pensi solo a scienze bancarie. O un industriale che pensi solo a ingegneria.  Inutile avere una sezione di una squadra fortissima e tutto il resto scadente. Non si vince il campionato. Alla fine si retrocede. Ci vuole una “visione” che rispecchi il significato stesso di Università: sapere universale. E su questo deve vigilare la Regione. Ma vedete quanto sembra assurdo tutto questo? Noi, tutta questa foga la mettiamo in un gruppo di undici strapagatissimi ragazzini che danno calci a una palla, e non ci importa un gran che del sistema che deve formare i nostri figli. Pensare che si possa dare un calcio al calcio e investire sull’Università è una bestemmia, giusto? Poter dire: “sì, siamo retrocessi in serie Z come squadra di calcio, ma la nostra Università è la prima d’Italia”, è un’assurdità. Mi devo rassegnare, basta sognare. Il vero problema è: con la nuova stagione, chi ci mettiamo in porta?

 

 

Cari studenti, per scegliere l'Università fatevi le vostre classifiche

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 20 agosto 2013]

 

Mi vedo ancora costretto ad intervenire sulle classifiche delle Università, per fare alcune precisazioni rispetto a quanto scritto dall’amico Guglielmo Forges D’Avanzati. Il quadro che fa delle valutazioni dell’Agenzia Nazionale di Valutazione delle Università e della Ricerca prende una parte e la estende al tutto. In moltissime aree disciplinari non è vero che le riviste sono state scelte dopo l’avvio dei processi di valutazione. Se parliamo alle famiglie è bene che sappiano.

La differenza tra un professore universitario e un professore di scuola media superiore è che dal professore universitario ci si attende che dia contributi originali alla disciplina che insegna. Il sapere è in continua evoluzione. Niente è cristallizzato in un sapere immodificabile, a parte, forse, le basi che si insegnano all’inizio del percorso di studi. In ogni disciplina, quindi, il sapere progredisce. Il progresso avviene attraverso la ricerca, che può essere sui classici latini oppure sui mitocondri. I risultati delle ricerche devono essere resi pubblici e questo avviene attraverso tribune (riviste) più o meno prestigiose. Nel campo delle scienze della natura, queste riviste sono catalogate da tempo e tutti sanno quali siano le più prestigiose. Le riviste sono classificate in base a diversi misuratori, tipo il fattore d’impatto o l’emivita delle citazioni. Inoltre, è possibile sapere, per ogni articolo, quante citazioni abbia ricevuto. Il numero di citazioni indica quanto quell’articolo sia stato ritenuto valido (e quindi citato) da chi studia lo stesso tipo di argomento trattato nell’articolo stesso. Non è vero che le citazioni negative possano diventare numerosissime e che, quindi, un articolo con moltissime citazioni potrebbe essere di nessun valore. Questi articoli sono semplicemente ignorati.

La catalogazione delle riviste non è stata fatta nei settori “umanistici” e qui, in alcuni casi, potrebbe essersi verificato quanto denunciato da Forges D’Avanzati. Ma non si può estendere questa situazione a tutto il sistema di valutazione di ANVUR. Non si capisce, alla fine, quale sia l’alternativa proposta. Nessuna valutazione? Mi spiace, non sono d’accordo. Tutt’al più bisognerà estendere a tutti i settori i criteri dei settori che già hanno valutato le riviste.

Quanto alla valutazione del Times of Higher Education, mi piacerebbe sapere come fanno i 5.000 docenti di tutte le università del mondo a esprimere un giudizio sulla didattica dell’Università del Salento. Io, sinceramente, non saprei come esprimere un giudizio sulla didattica dell’Università di Cork. L’ANVUR ha chiesto il giudizio di migliaia di esperti da tutto il mondo, su singoli articoli, con criteri standardizzati. Un esercizio come quello di ANVUR non è mai stato fatto prima, in tutto il mondo. E’ perfettibile, su questo non ci sono dubbi, ma è comunque molto avanzato come modalità di analisi. Ha richiesto il lavoro di migliaia di esperti e moltissime ore di lavoro ad ognuno di essi. Valutare tutte le Università del mondo con 5.000 esperti da tutto il mondo, e fare la classifica ogni anno, mi pare davvero molto ottimistico. Mi sento di fidarmi molto di più di ANVUR.

Ho già avuto modo di discutere e analizzare i dati dell’Università del Salento. Il punteggio di ogni Università è cumulativo e fa la media dei punteggi ottenuti da tutte le discipline. Ci sono discipline in testa alle classifiche e altre in posizioni di coda. Quando si mettono tutte assieme e si fa la media, prevalgono i valori più frequenti. Se ci sono molte discipline con basso punteggio, i pochi punteggi alti vengono livellati verso il basso. Se ci sono molte discipline con alto punteggio, i pochi punteggi bassi vengono anch’essi mascherati. Una famiglia potrebbe scegliere di mandare i propri figli in un’Università con alto punteggio senza sapere che, proprio nelle discipline del corso di laurea prescelto, quell’Università è scadente. E potrebbe avvenire che non si scelga un’Università con basso punteggio senza sapere che, nelle discipline che si vorrebbero studiare, è ai vertici nazionali o addirittura internazionali. Le famiglie non si devono fermare ai punteggi delle Università, devono andare più a fondo. Posso dirlo? Le famiglie non sono in grado di farlo, ma gli studenti sì. Attraverso internet possono cercare docente per docente e vedere con chi potrebbero perseguire la propria formazione. Se si scrivono in Google i nomi dei docenti, listati nei siti dei vari corsi di laurea, si trovano molte, moltissime informazioni. E gli studenti più motivati sono in grado, senza ANVUR e senza Times of Higher Education, di capire dove ci siano maggiori garanzie di ricevere una buona educazione. Sta già avvenendo. Ci sono studenti di Roma, Milano, Napoli, Palermo, Bologna etc. che si iscrivono presso la nostra Università. Provate a chieder loro come mai. Vi diranno: abbiamo cercato sui siti di tutte le università che offrivano il corso di laurea che volevamo intraprendere e abbiamo fatto i confronti tra i programmi e i curricula dei docenti. Dalla nostra valutazione, l’Università del Salento è risultata la migliore e, quindi, eccoci qua. Non sanno cosa sia ANVUR e neppure il Times of Higher Education.


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