Sfogliando Galatina: una iniziativa per ripartire
Dopo questi mesi di inattività forzata, l'Università Popolare ha aderito con entusiasmo a una iniziativa del Patto Locale per la Lettura di Galatina, firmando la prima delle passeggiate letterarie... Leggi tutto...
Riconvocazione Assemblea dei soci ed elezioni
Riconvocazione Assemblea dei soci ed elezioni Dopo questo lungo periodo di forzata inattività, il Consiglio Direttivo ha trovato, grazie alla disponibilità dell’Amministrazione Comunale, la sede... Leggi tutto...
Nuova sospensione delle attività
La presenza di casi di coronavirus sul territorio di Galatina e l'ordinanza di chiusura delle scuole emanata dal sindaco ci hanno consigliato un ulteriore consulto medico dal quale è emersa ... Leggi tutto...
Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
Sospensione attività in via precauzionale
Avviso sospensione attività Pur in assenza di casi accertati di coronavirus, nella regione Puglia sono sconsigliati (anche se non ancora formalmente vietati) gli assembramenti di persone. Per questo... Leggi tutto...
In memoria di Piero Manni, editore
Da qualche giorno il Salento e il mondo della cultura sono più poveri: il 22... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 92-93 - (1° e 19 agosto 2013) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Mercoledì 21 Agosto 2013 08:59

Due interventi sulla valutazione universitaria - (1 e 19 agosto 2013)

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì  1° agosto 2013]

 

Nel dibattere degli esiti della VQR (l’esercizio di calcolo della qualità della ricerca in Italia, fatto dall’ANVUR), e delle conseguenti classifiche degli Atenei, è bene tener conto di una questione preliminare: la valutazione ANVUR è stata costruita sulla base del principio per il quale è “eccellente” un ricercatore che ha pubblicato, nel periodo 2004-2010, su riviste che la stessa agenzia ha selezionato nel 2012. In altri termini, può essere considerato eccellente un ricercatore che, per puro caso, ha pubblicato anni fa su una rivista che solo successivamente è stata classificata in fascia A, secondo criteri che, almeno per alcuni settori disciplinari, risultano ancora del tutto opachi. La questione è dirimente: in alcune aree scientifiche, la selezione delle riviste di fascia A non è affatto neutra, nel senso che riflette opzioni di natura extra-scientifica e, in alcuni casi, palesemente politica. Così che può verificarsi che la produzione scientifica di un ricercatore sia considerata “limitata” solo perché non allineata agli standard che l’Agenzia ha adottato. Ed è molto difficile considerare oggettivi gli standard adottati dall’Agenzia. A puro titolo esemplificativo, nel settore di Economia Politica non esistono rivista di fascia A nelle quali sia possibile pubblicare articoli di orientamento critico, e sono fortemente penalizzate ricerche di taglio multidisciplinare. Almeno in questo caso, la VQR impone, in un’ottica del tutto illiberale, l’allineamento della ricerca scientifica a quello che viene definito il “pensiero unico”. Questo è il vizio d’origine della VQR, denunciato, peraltro, dall’Associazione dei Costituzionalisti Italiani, presieduta dal prof. Valerio Onida.

Effettuata la valutazione, l’ANVUR ha deciso – per ragioni ignote – di rendere pubblici due rapporti, uno, per così dire, a “uso interno” e l’altro per la stampa. I risultati delle valutazioni delle strutture, nei due rapporti, sono spesso configgenti. A quali risultati il Ministro dovrà far riferimento per la distribuzione dei fondi premiali alle Università? Un recente comunicato ANVUR chiarisce che l’agenzia non ne è responsabile e che la distribuzione dei finanziamenti sulla base della VQR, rinviata ad altri decisori, sarà soltanto “eventuale”. Si consideri che l’intera procedura è durata circa due anni e che si stima sia costata circa 30 milioni di euro. E’ vero che il contribuente italiano ha diritto a conoscere cosa si produce nelle Università del nostro Paese, ma è anche vero che ha diritto anche a sapere come i valutatori hanno lavorato. Ed è bene che si discuta non soltanto dei soggetti valutati, ma anche dei valutatori. Ciò anche in considerazione del fatto che una parte di questi non sembra aver agito né in modo oggettivo, né in modo eticamente corretto. Sia sufficiente ricordare una dichiarazione del prof. Giovanni Federico, componente del gruppo di esperti di valutazione dell’area delle Scienze Economiche, secondo il quale “una volta fatta la valutazione, ridurremo i ricercatori inattivi a zombies”.

C’è chi ha salutato con favore il lavoro svolto dall’ANVUR, lamentando che, per ragioni che attengono alla privacy, mentre sono note le valutazioni dei Dipartimenti, non sono note le valutazioni dei singoli. Sarebbe così impossibile individuare meccanismi di incentivazione per docenti inattivi ed essere molto attenti nel reclutamento dei ricercatori. Si tratta di un problema rilevante, se si assume che la VQR sia pienamente affidabile. Assumendo che lo sia, si aprono questi possibili scenari.

1) Il reclutamento di ricercatori universitari è sostanzialmente impossibile, dati i vincoli finanziari e le bizzarre regole sul turnover introdotti dalla “riforma” Gelmini. Fra queste: il vincolo che impone di reclutare contestualmente un professore ordinario e un ricercatore a tempo determinato (RTD). Una norma la cui ratio è sfuggente, dal momento che il professore reclutato non necessariamente è dello stesso settore disciplinare del RTD, così che non si può ritenere che la norma sia, in qualche modo, finalizzata a incentivare  la costituzione di “scuole” di ricerca, o a rafforzarle. Nella migliore delle ipotesi, a legislazione vigente, sarebbe possibile reclutare esclusivamente ricercatori a tempo determinato. L’art. 24 della legge 240/2010 prevede due tipologie di contratti per i ricercatori a tempo determinato: ricercatori di tipo A, con un contratto iniziale di durata triennale e prorogabile per soli due anni e ricercatori di tipo B con contratto triennale non rinnovabile. In entrambi i casi, non si capisce quale incentivo avrebbe un giovane ricercatore precario a pubblicare su riviste di fascia A, dal momento che così facendo contribuirebbe ad accrescere la quota premiale destinata all’Università che lo ha assunto, senza ottenere alcun beneficio. Data, infatti, la continua decurtazione di fondi all’Istituzione e dato l’obiettivo politico, esplicitato in particolare dal Ministro Profumo, di accelerare la progressione di carriera degli attuali ricercatori a tempo indeterminato, la probabilità che un ricercatore precario sia stabilizzato la si può approssimare a zero.

2) I docenti strutturati inattivi possono essere tali per due ragioni: scarsa o nulla produzione scientifica nel periodo considerato o mancato invio dei prodotti della ricerca. Poiché – non essendo stata preceduta da un’anagrafe nazionale della ricerca - la VQR è stata impostata su base volontaria, ovvero è stata lasciata libertà a ciascun docente di aderire o meno all’esercizio di valutazione, l’inattività per mancato invio dei prodotti della ricerca è un caso niente affatto marginale. Se, per contro, gli inattivi sono tali in senso proprio – ovvero non hanno pubblicato nel periodo oggetto di valutazione – è molto probabile che rimarranno tali anche in presenza di meccanismi di incentivi e sanzioni, poiché fondamentalmente la ricerca scientifica la si fa se si è spinti da “curiosità disinteressata”.

E’ bene precisare che ciò non significa opporsi alla valutazione del proprio lavoro. Significa pretendere che il proprio lavoro sia valutato sulla base di criteri definiti prima che l’esercizio di valutazione si compia, avendo quindi chiare le “regole del gioco” e avendo la possibilità di negoziarle con procedure democratiche che investano organismi elettivi (in Italia, il Consiglio Universitario Nazionale). Diversamente, ed è quanto sta accadendo, ci si troverebbe nella condizione di giocare una partita il cui esito dipende dalle regole che l’arbitro stabilisce una volta terminata.

 

 

***

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 19 agosto 2013]

 

Il 16 luglio è stato pubblicato il primo Rapporto di valutazione del sistema universitario italiano, prodotto da un’Agenzia di nomina governativa (ANVUR), per il periodo 2004-2010. I commenti sono stati numerosi e c’è da aspettarsi che, dopo la pausa estiva, si cominci seriamente a riflettere sull’attendibilità dei risultati e sul da farsi. Ma prima di interrogarsi su cosa fare, occorrerebbe una verifica attenta dell’affidabilità dei risultati. E qui non mancano elementi di criticità. Alcuni fra questi:

1) Come puntualizzato dal Consiglio Universitario Nazionale, i risultati del Rapporto ANVUR non possono essere letti come una classifica di Atenei. Non è così in nessun Paese nel quale si producono rapporti di valutazione, e non può essere così per evidenti ragioni statistiche: gli Atenei non hanno la stessa soglia dimensionale e confrontarli sarebbe come confrontare mele e pere. L’escamotage dell’ANVUR di suddividere le Università italiane in tre categorie dimensionali (grandi, medie, piccole) non risolve il problema, dal momento che per ciascuna categoria si ripropone il problema della soglia dimensionale. Ancora: classificare gli Atenei come squadre di calcio incorre in problemi tecnici (ed etici) non irrilevanti. E’ celebre, a riguardo, il quarto posto assegnato dal Times Higher Education all’Università di Alessandria d’Egitto davanti ad Harvard: un successo straordinario interamente imputabile alla presenza, in quell’Ateneo, di un ricercatore particolarmente attivo nel pubblicare articoli sulla rivista da lui diretta (la classifica fu prontamente cestinata).

2) L’ANVUR ha elaborato dati (i c.d. prodotti della ricerca) spontaneamente forniti dai docenti e li ha valutati sulla base della loro collocazione in un elenco di riviste accademiche che l’ANVUR stessa ha predisposto, e che ha predisposto ex-post. In altri termini, l’Agenzia ha valutato le pubblicazioni in relazione alla sede che le ha ospitate, indipendentemente dal loro contenuto: così che un articolo che nulla aggiunge alle nostre conoscenze, se, per puro caso, è stato pubblicato su riviste di “eccellenza” (ovvero certificate tali dall’Agenzia) riceve una valutazione molto positiva, così come, per contro, un articolo estremamente innovativo pubblicato su riviste che l’ANVUR non considera buone riceve una valutazione bassa. Si tratta di casi frequenti, soprattutto se si considera che gli articoli valutati sono stati scritti prima che l’elenco delle riviste fosse reso noto. Vi è qui un evidente vizio di retroattività: un ricercatore diventa eccellente se, per puro caso, nel 2004 ha destinato le proprie ricerche a una rivista che nel 2012 ha ricevuto il bollino blu.

3) L’ANVUR ha, a più riprese, riformulato le sue valutazioni; il che costituisce un segnale piuttosto eloquente della natura sperimentale degli esercizi di valutazione che compie. D’altra parte, l’Agenzia ha scelto curiosamente di non fare riferimento a esperienze consolidate da decenni (come quella britannica), ma di proporre nuove metodologie, con esiti a dir poco confusionari. Ne costituisce conferma uno degli ultimi suoi comunicati: “In questi giorni stiamo ricevendo ulteriori segnalazioni dalle strutture valutate che vaglieremo attentamente”. Di quali “segnalazioni” si tratti non è dato sapere, né è dato sapere se, sulla base di queste “segnalazioni”, l’Agenzia rivedrà ulteriormente le sue valutazioni. A due anni dalla nascita, l’Agenzia ci ha abituati a frequenti ritrattazioni: da ultima, la diffusione di due Rapporti di valutazione (il primo a “uso interno”, il secondo per la stampa), con successiva revisione del secondo Rapporto – peraltro in palese contrasto con il primo.

4) Non è chiarito ufficialmente perché la valutazione debba riguardare solo le strutture (i Dipartimenti) e le aree disciplinari e non possano essere rese pubbliche le valutazioni dei singoli. In assenza di questa informazione, non si capisce come – assumendo perfetta affidabilità del Rapporto ANVUR – gli Atenei possano porre in essere misure di incentivazione per docenti chiaramente inattivi.

Si dirà che il meglio è nemico del bene, che tutto è perfettibile e che, in fondo, questi rilievi sono marginali. Ma il problema sta nel fatto che, come ha fatto capire il nuovo Ministro, all’ANVUR sono state delegate troppe funzioni, scavalcando quelle tradizionalmente assegnate al CUN - unico organo elettivo del sistema universitario italiano, e che l’eccesso di funzioni può generare distrazioni, se non veri e propri errori.

Buon senso vorrebbe che il primo Rapporto ANVUR sia considerato una sperimentazione, e che le famiglie non orientino le immatricolazioni dei propri figli sulla base delle classifiche pubblicate sulla stampa. L’Università italiana è un sistema con “eccellenze diffuse”: esistono bravissimi ricercatori in un dato settore nell’Università del Salento e ricercatori meno bravi nella stessa sede. Ed è così ovunque. Lo sforzo di miglioramento della qualità della ricerca (e della didattica) nel nostro Ateneo è stato fatto, e potrà essere fatto, anche indipendentemente dai criteri imposti da un’Agenzia che, almeno per alcuni settori, diventa sempre meno credibile. Si può migliorare la ricerca anche senza sforzarsi di pubblicare, a titolo esemplificativo, su “Inzierine Ekonomika” (rivista di fascia A nel settore delle Scienze Economiche – ANVUR), fino all’anno scorso del tutto ignota agli addetti ai lavori, specializzata nella pubblicazione di articoli sull’economia lituana, o su “Suinocoltura”.

 

P.S. Chi scrive non sa quale valutazione ha ricevuto, dal momento che le valutazioni individuali saranno rese note solo all’interessato a fine settembre.


Torna su