Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
Caverne sotto i mari, l’ultima frontiera dell’avventura... sotto casa - (25 agosto 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 25 Agosto 2013 21:17

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di domenica 25 agosto 2013]

 

La nostra cultura è cominciata nelle caverne. Come uomini delle caverne abbiamo cominciato a conoscere la natura, raffigurando noi stessi e gli animali con un’arte basata sulla conoscenza scientifica. Ancora oggi abbiamo l’impulso, a vedere l’ingresso di una grotta, di infilarci dentro, per “vedere cosa c’è”. Siamo inguaribili esploratori.

E ora scendiamo sott’acqua, magari con un bell’autorespiratore ad aria. Vedere una grotta, sott’acqua, almeno per me, è un invito ad entrare. Come si fa a resistere? Certo ci vuole una torcia subacquea, ma oramai ne fanno di piccolissime e potentissime. La parete rocciosa apre una bocca oscura che ci invita ad entrare e, una volta dentro, anche se la grotta è a bassissima profondità, le alghe dominanti all’esterno presto scompaiono e la roccia è piena di animali, soprattutto all’ingresso, subito dopo le alghe che, in condizioni di scarsa luminosità, sono quasi invariabilmente rosse. Dominano le spugne, le vere signore delle grotte, ma ci sono anche coralli, a volte persino il corallo rosso, da non confondere con i madreporari, con scheletro calcareo, tipo quelli delle barriere coralline. E poi ci sono i briozoi, e i tunicati. Man mano che ci si addentra, però, la copertura diminuisce e, nelle parti più scure, dove magari ci sono infiltrazioni di acqua dolce, non c’è quasi niente. Le pugne sono bianche. E se si sale ci sono camere d’aria, con tante stalattiti.

Beh, vi ho portati con me in una grotta che per me ha un significato molto particolare: l’ho esplorata tanti anni fa. E’ lunga quasi cento metri e si addentra nella roccia a formare una successione di camere, con campane d’aria che permettono di uscire e respirare mentre si è nelle viscere della terra. Il fondo è sabbioso, e non ci sono pericoli di intorbidire l’acqua che, però, è resa torbida da nuvole di misidacei, piccoli gamberetti, che la notte se ne stanno al buio. Usciranno la notte, per poi rientrare all’alba. Quante volte sono andato in quella grotta, e in tante altre, in tanti posti del mondo, da Li Galli all’isola di Wuvulu, in Papuasia, per non parlare delle tante, tantissime grotte del Salento, un paradiso per la speleologia subacquea. E ogni grotta è diversa da tutte le altre, e ci regala sorprese.

Il mestiere più bello del mondo

Una classifica delle attività più pericolose al mondo, mette al primo posto proprio la speleologia subacquea. E in effetti, ogni volta che nel mio cervello si forma la parola “grotta” non posso non pensare a due colleghi che proprio in una grotta hanno perso la loro vita, lavorando ad un progetto comune. E, con loro, mi vengono in mente altre persone care che sono partite una mattina, per studiare il mare, e non sono più tornate. Studiare biologia marina è il mestiere più bello del mondo, non ci sono confronti, mi dispiace per gli altri e le altre, che fanno altri mestieri. Però a volte il prezzo per farlo è alto. E allora, anche se credo che andare a lavorare in bici (cosa che faccio quotidianamente) sia più pericoloso di esplorare una grotta marina, bisogna essere molto prudenti. E in quasi tutte le località turistiche ci sono guide che vi possono portare a fare questa avventura. Primo consiglio, quindi: non entrate da soli. Secondo consiglio: fatevi accompagnare da qualcuno di esperto, che sia già stato in quella grotta. Terzo consiglio: se siete paurosi e non avete sangue freddo, statevene sulla barca, o sulla spiaggia. Potrei andare avanti a lungo con i consigli, tipo: muovetevi piano, potreste sollevare il sedimento. Ma il consiglio più inutile è: guardatevi attono e sentitevi esploratori, ardimentosi esploratori. Il consiglio è inutile perché viene naturale di guardare quelle pareti, e restare ammirati dal tripudio di colori che ci vengono rivelati dalla luce della torcia. In pochi metri in orizzontale, ripercorriamo la sequenza di popolamenti che, in verticale, si sviluppa lungo decine e centinaia di metri. Sul fondo delle grotte si possono trovare pesci che, fuori, vivono a centinaia di metri di profondità, pesci abituati al buio perenne. Liberati dalla competizione con le alghe, gli animali hanno il sopravvento e tappezzano le pareti con le forme più disparate. In una grotta francese, gli specialisti locali di spugne hanno trovato una spugna carnivora! le spugne di solito mangiano filtrando l’acqua, proprio come le cozze. Non sono carnivore. Ma questa spugna delle caverne riesce a catturare delle prede, proprio come le piante carnivore, e poi piano piano le digerisce. E poi nelle grotte si trovano spugne che si ritenevano estinte da tempi immemorabili, veri e propri fossili viventi. E non è raro trovare specie sonosciute, come la Higginsia ciccaresei, della Grotta Zinzulusa, qui in Salento, l’unico posto al mondo dove si trova questa specie.

Solo estetica?

Ma le grotte marine sono importanti solo perché sono “belle”? L’Unione Europea le ha inserite tra gli Habitat di Importanza Comunitaria e la loro presenza può portare all’istituzione di Siti di Importanza Comunitaria. Lo so, parlo come un burocrate. Questa terminologia ci dice che le grotte marine sono considerate molto importanti dalle leggi europee, e il motivo è che ospitano una biodiversità molto particolare (le grotte, non le leggi) e, avendo un’estensione limitata, ognuna può essere distrutta da azioni sconsiderate. Molte, ad esempio, sono il risultato dell’erosione delle roccia da parte dell’acqua dolce presente in falda. Se si effettuano scarichi in falda, ecco che i nostri liquami potrebbero inquinare le grotte, con effetti disastrosi. E poi i bracconieri potrebbero entrare e uccidere i grossi pesci che di solito stazionavano nelle grotte. Uso il passato, perché oramai non ce ne sono più. A Porto Selvaggio c’è la Grotta delle Corvine, chiamata così perchè un tempo era abitata da enormi corvine. Bene, non ci sono più. In alcune grotte marine, sul fondo, nella parte più interna, ci può essere una spiaggetta di pietre, se sul fondo c’è una campana d’aria. E’ l’ambiente ideale per la foca monaca, oramai praticamente scomparsa dalle nostre acque, ma ben presente in Grecia, Turchia e lungo le coste dell’Africa settentrionale. Il bue marino: così chiamavamo la foca, e in Sardegna c’è proprio la grotta del bue marino. E le foche erano presenti anche in Salento. Potrebbero tornare, visto che sono state avvistate nella dirimpettaia Albania, a soli 70 chilometri dalle coste italiane.

Attenzione, però. Le grotte sono un ambiente delicatissimo, e si possono esplorare solo con una bombola sulle spalle, e con le pinne ai piedi. Bombole e pinne sono strumenti di implacabile distruzione di tutto quello che cresce nelle grotte. Sbattendo contro le pareti con movimenti sconsiderati, possiamo davvero essere elefanti dentro una cristalleria, e distruggere tutto. Bisogna muoversi piano, restare sospesi e evitare di sollevare il sedimento dal fondo. Entrare in una grotta marina è come entrare in chiesa durante una funzione, in una chiesa alle cui pareti sono appesi capolavori che potremmo persino toccare, ma che non dobbiamo toccare. Dobbiamo anche respirare poco. Le bolle emesse dall’erogatore potrebbero danneggiare qualche organismo tra i più delicati che vivono sul soffitto della grotta. Inutile dire che prendere un ricordino è un crimine.


Torna su