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Piano paesaggistico: le amministrazioni locali non bastano - 4 settembre 2013 PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 05 Settembre 2013 07:12

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di mercoledì 4 settembre 2013]

 

Leggo che molti politici eletti in consigli comunali, provinciali e anche in quello regionale sono contrari a vincoli ambientali del Piano Paesaggistico perché, a loro detta, impediscono il progresso economico. E, a gran voce, invocano il diritto di decidere su come utilizzare il “loro” territorio.

Ecco, qui mi piacerebbe veder sorgere comitati di agguerritissimi ambientalisti, tipo i vari comitati No Tap che danno battaglia al gasdotto transadriatico. A loro detta, TAP rovina la vocazione turistica del territorio. Ne possiamo discutere. Ma un tubo di 90 centimetri di diametro (che comunque darà innegabili vantaggi al paese Italia e che, ovviamente, deve essere realizzato con tutti i crismi della sicurezza per la salute e l’ambiente) non ha paragoni rispetto alla colata di cemento e di asfalto che ha devastato il nostro territorio e che inesorabilmente continua. Magistratura, finanza, carabinieri e polizia ci provano ad arginare la frenesia di distruzione del territorio, ma spesso gli amministratori locali diventano i paladini della speculazione edilizia. Il partito del cemento e dell’asfalto ha spalle molto larghe e può incanalare consensi. Le decine di migliaia di costruzioni abusive che costellano le nostre coste, e non solo, dovrebbero essere demolite, soprattutto se ubicate in siti ecologicamente sensibili. Ma su questo non sorgono comitati. C’è un interesse diffuso a “farsi la casetta” e, per salvaguardare un malconcepito diritto, si invocano sanatorie e revisioni che potrebbero coprire speculazioni ben più gravi. E, comunque, le “casette” abusive, quando sono decine, centinaia di migliaia, sono una catastrofe ambientale.
A questo punto la democrazia non c’entra più. Nella nostra Costituzione certe cose non sono negoziabili col consenso. Sappiamo bene che, se ci fosse un referendum sull’abolizione delle tasse, con ogni probabilità le tasse verrebbero abolite. I politici lo sanno talmente bene che continuano a promettere di abolire una tassa (per poi metterne un’altra, di solito superiore a quella appena abolita) per poi sorprendersi se la copertura per cose essenziali non c’è. Ma che mistero! Anche se democraticamente si dovesse decidere di abolire le tasse… la Costituzione non lo permette. I Padri costituenti conoscevano bene i loro polli. Allo stesso modo, democraticamente potremmo decidere di cementificare tutto. Ottima idea. Ma che bello sviluppo! Poi dovremmo affrontare il degrado ambientale (lo stiamo già subendo, ve ne siete accorti?). Non sto parlando di degrado estetico, a certi figuri non viene neanche in mente. La bellezza è un lusso inutile, caro a intellettuali snob. Sto parlando dell’erosione costiera, delle inondazioni, delle frane, dell’inquinamento delle falde, delle crisi idriche. Con quali soldi rimettiamo a posto il territorio devastato dal “progresso”? Non ce ne sono, ricordate?, abbiamo abolito le tasse. Si parla sempre dei privati. Che ci pensino i privati a rimettere a posto quel che hanno distrutto. Ah, no. In questo caso si invoca lo Stato. Dove è lo Stato? Eh già, lo Stato si invoca quando c’è qualcosa da prendere e poi si vitupera se c’è qualcosa da dare. I vincoli vanno aboliti, così i privati possono guadagnare, e poi i danni li paga lo

Stato.

Ecco, poi ci sorprendiamo se lo Stato fallisce. Bisogna porre le domande giuste ai cittadini, se devono esprimersi democraticamente per un’idea di progresso.

Vuoi che sul tuo territorio, sul territorio del tuo Comune, continui la costruzione di nuovi immobili? A questa quasi tutti risponderebbero sì, in modo da poter anche loro farsi la “casetta”.

Sei disposto a pagare di persona per i danni ambientali che potrebbero derivare da queste iniziative? A questa risponderebbero tutti no, scommettiamo? Ma le due domande non vengono mai fatte assieme. Si fa vedere il vantaggio e si nasconde lo svantaggio. Al mio paese si chiama truffa.

Il Salento è una galassia di magnifici paesi e città. Con magnifici centri storici. Capolavori di architettura. Bene, ora trovatemi un esempio di paese in cui l’edilizia sviluppata negli ultimi 30 anni sia di pari valore a quella del centro storico. Mi piacerebbe sapere almeno di un paese, uno. Poi mi piacerebbe sapere quanti sono quelli che possono dire altrettanto. Non dico di averle viste tutte ma, nella mia esperienza, le periferie sono orrende.
Vogliamo rilanciare l’economia? Buttiamo giù quelle periferie e ricostruiamo città con solidi progetti urbanistici, in armonia con l’ambiente circostante. Ma per “vedere” qualcosa del genere ci vuole una risorsa che, apparentemente, è molto rara. Si chiama cultura. Ho appena fatto un’affermazione molto arrogante. Mi sono arrogato il diritto di decidere cosa sia cultura, e ho presentato la mia visione come sinonimo di cultura. Chiedo perdono. Forse mi sbaglio. Forse è bene cementificare e asfaltare tutto. Togliamo i vincoli, allegria!!! E musica a tutto volume sulle spiagge. E se non vi piace... potete pure andare da un’altra parte. Appunto.


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