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Home Saggi e Prose Recensioni Per Paolo Vincenti, NeroNotte. Romanza di Amore e Morte (Libellula edizioni 2013)
Per Paolo Vincenti, NeroNotte. Romanza di Amore e Morte (Libellula edizioni 2013) PDF Stampa E-mail
Recensioni
Domenica 08 Settembre 2013 20:32

[Scritti di Paolo Rausa, Michele Bovino, Gianni Ferraris, Claudia Petracca, Vincenzo D'Aurelio]


Per Paolo Vincenti, NeroNotte. Romanza di amore e morte


Luoghi di emarginazione, tradimenti e lucide allucinazioni si accavallano e si intrecciano in questo romanzo, procedendo vorticose lungo quel sottile confine che separa Eros da Thanatos, l’esistenza autentica dallo scacco a cui il protagonista sembra inesorabilmente condannato.

"NeroNotte. Romanza di amore e morte", ultima fatica letteraria di Paolo Vincenti, racconta la storia di un uomo sospeso sul baratro esistenziale, di un acrobata notturno in bilico sul filo teso tra sogno e realtà, tra salvezza e dannazione che alle prime luci dell’alba, come capita in un incubo, scivola via nell’oblio senza memoria di un risveglio.

Il romanzo si concentra nello spazio di una notte in cui una serie di incontri fortuiti proietta nella coscienza di Ermanno, il protagonista, l’esatta scansione del fallimento della propria esistenza. Egli vive esiliato in una soffitta sospesa sulla città, dove il continuo fluire e defluire di rumori notturni svaporando da strade brulicanti si condensa nella disadorna penombra di una coscienza che annaspa per poi annegare definitivamente, alla fine di un percorso di dolore, al giungere delle prime luci del nuovo giorno.

L’autore mutua il suo protagonista -scrittore per diletto e pittore fallito- dal topos letterario dell’inetto, da quella categoria di incapaci, visionari e nevrotici tanto cara a una lunga tradizione letteraria che trova in Dostoevskij e Italo Svevo due dei suoi più grandi rappresentanti. Schiacciato dalla società, dalle tradizioni, dalla famiglia, da un’etica borghese che non ammette ripensamenti, e incapace di reagire e riscattarsi, il protagonista si muove in una trama fortemente simbolica che molto concede all’introspezione psicologica e ad un flusso di coscienza che a tratti sembra ammantare ogni cosa, lasciando in sospeso lo stesso principio di realtà e aprendo il finale ad una doppia interpretazione.

Il romanzo, intervallato da alcune prosette liriche che sono attribuite allo stesso protagonista, rappresenta un'amara e sincera riflessione sulla vita che Paolo Vincenti conduce seguendo i binari tematici a lui più cari, come l’eros, lo scorrere del tempo , la disillusione, la morte e la concezione dell’arte come superamento delle convenzioni borghesi.

info: www.neronotteromanza.wordpress.com



NeroNotte. Romanza di amore e morte”

di Paolo Rausa

Come Ulisse e Leopold Bloom così Ermanno nel romanzo di Paolo Vincenti vaga alla ricerca della propria Itaca. Il parallelo fra il grande avventuriero greco, l’Ulisse nei pub di Dublino rappresentato nei suoi rapporti con birrai, procaci fanciulle e personaggi dublinesi delle più varie risme ed Ermanno sta in questa continua inchiesta alla ricerca della propria felicità, perseguita tenacemente, ma irrimediabilmente perduta. “Se Itaca è la mèta del tuo viaggio/formula voti sia una lunga via;/peripezie e scoperte la gremiscano./…pur così povera mai ti avrà deluso./Ora tu sei di vita e di sapienza/talmente ricco!/E certo non ti è ignoto/il senso che ogni Itaca/tramanda”. “Itaca”, la poesia di Kostantinos Kavafis nella traduzione di Guido Ceronetti, introduce l’argomento di questa “Romanza di Amore e Morte”, incentrata sul tema del viaggio e sul personaggio, Ermanno, che in una giornata particolare, anzi da una notte insonne a quella successiva, incarna le peripezie dell’uomo moderno, alle prese con le avventure tragiche della vita. E’ la notte, il NeroNotte, che richiama proprio l’unico periodo di calma durante le fasi della guerra di Troia. Qui invece le ansie di Ermano, che trae l’ispirazione per le sue attività artistiche e amatorie, si aprono con la riflessione notturna sulle vicende della vita, che vorrebbe vivere nella sua pienezza, artistica, letteraria, familiare e affettiva, ma che incontrano sempre dei limiti, persino nell’amicizia e nell’amore extraconiugale. Ermanno diventa allora il prototipo dell’eroe moderno che si interroga sul senso dell’esistenza, sulla potenza dell’amore, che assumerebbe il senso della pienezza di vita, se alla fine quando le vicende richiederebbero un sussulto di orgoglio finale lo spingessero a scegliere la strada che gli si offre davanti, ma che invece lasciano annichilito il nostro eroe moderno alle prese con la provvisorietà e la transitorietà dei sentimenti. Il percorso introspettivo del protagonista si affida ai flussi di coscienza, riflessioni profonde, amare, che lo spingono a mettere sul banco tutte le carte di cui egli dispone, conducendo alla fine Ermanno tra un pub e l’altro a giocarsi tutto. Lo seguiamo perciò come un caro fratello che come noi si trova a misurarsi con le prove della vita e a dover scegliere un percorso di salvazione. Paolo Vincenti con questa nuova opera letteraria, che segue la recente “La bottega del rigattiere”, fornisce un’altra più che convincente prova del suo talento, che mescola agli spunti e ai riferimenti dotti una conoscenza spaziale e temporale, rivelandoci la sua ampia dottrina e la sua notevole sapienza narrativa. Paolo Vincenti, NeroNotte, Romanza di Amore e Morte, Libellula edizioni, Tricase (Le), Maggio 2013.


in www.italia-express.it, giugno 2013


DEL LIRICO STARE

di Michele Bovino

Paolo Vincenti è un autore poliedrico, caleidoscopico, fantasmagorico, ci si aspetta di tutto da lui quando scrive. Lo avevamo lasciato mentre rovistava nella “Bottega del rigattiere” e ora ce lo ritroviamo qui in questo “NeroNotte. Romanza di amore e morte” (Libellula Edizioni 2013), a farci trasportare in una notte nera di luna piena a combattere le ombre, i pensieri, i momenti vissuti pericolosamente da Ermanno, il protagonista, nel bene e nel male, di questa vicenda narrata in maniera incalzante e concatenata tra tormenti d’animo, tristezze, dolori che solo una vita vissuta ai bordi, può regalare.

Viaggio, tempo, notte, amore, morte. Questi sono i temi, da sempre molto cari al nostro autore, anzi gli ingredienti portanti di questa romanza di amore e morte.

Sarò sincero: appena ho appreso del titolo, ho pensato fosse un noir, o magari un giallo/noir; ma, piano piano mi sono reso conto che questo libro è di più, molto di più. È un canto: poetico/struggente, disperato/erotico/, dolce/amaro. Una notte speciale, questa di Ermanno, una speciale notte di luna piena.

Come Baudelaire, Paolo Vincenti usa la metafora del viaggio nella notte del suo protagonista, per descrivere tutto il suo disagio nel vivere a contatto con una società in cui a malapena si riconosce o addirittura non si riconosce proprio. E allora il desiderio della fuga da una realtà ostile e insopportabile lo spinge a trovare rifugio in un mondo, il suo mondo, di piena libertà e autenticità che è quello dell’arte, arte come estrinsecazione dell’io creatore, arte come perenne sfogo liberatorio.

Ma la lettura del libro mi ha fatto venire in mente anche un altro artista Paul Gauguin ed una sua opera, dipinta a Tahiti in un momento assai delicato della sua vita, prima di un tentativo non riuscito di suicidio (l'artista era malato, aveva seri problemi al cuore ecc., in lotta con le autorità locali ed isolato sia fisicamente che artisticamente), il cui titolo pone le grandi domande esistenziali dell'uomo: “Donde veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”.

Condivido molto l’immagine dell’acrobata notturno, che qualcuno ha citato parlando del libro. Di notte, con la sola luce della luna, l’acrobata vive sospeso tra cielo e terra corroborato dal proprio coraggio ma lacerato dall’indecisione.

La notte, con il suo immenso e oscuro fascino, diviene uno spazio di tempo sufficiente in cui depositare i pensieri e scaricare le ansie diurne. Lo spazio migliore per godere il silenzio o la confusione, ed ascoltare i pensieri senza nessuno che li interrompa.

Ed è proprio la notte lo scenario di questo lavoro. Un tempo forse limitato o eccessivamente breve per far si che si prendano importanti e vitali decisioni. Come diceva Seneca, “il tempo è uno scorrere precipitoso e l’uomo è nato per vivere un’età breve”; perciò è importante amministrare bene il tempo che ci è stato concesso e avere la consapevolezza che in fin dei conti, al contrario di tutte le altre cose, il tempo è pur sempre nelle nostre mani. Ma Ermanno questo lo sa bene.

Vive in una “soffitta sospesa sulla città” a lottare con i rimorsi della sua coscienza e sotto, per la strada, un continuo via vai di auto, rumori, odori, lo mette alla prova.

Ermanno è un artista, dunque una testa libera e pensante che vorrebbe vivere senza limiti ma resta compresso dalla realtà e comincia a torchiarsi sul senso della propria esistenza.

È in una notte, solo in un’unica e intera notte, che il nostro autore cala il suo protagonista e lo lascia avanzare nell’oscurità, nell’aria fresca della mezzanotte, “come se quella fosse l’ultima notte del mondo”; avanza verso la luce di un’altra alba, scorge tra tanti volti quello noto di Gerry il barbone, che mangia un hamburger e beve birra come prevenzione contro la fame, parla con lui, discute anche di Dio. Nel suo vagare alla ricerca di una dimensione ottimale dove scaricare e far digerire le ansie, le paure, le verità che fanno parte del fallimento di una vita vissuta in bilico, Ermanno incontra anche Marco, un vecchio compagno di scuola fino all’Università, entrambi erano stati inseparabili, prima attratti dalla preghiera e dalla meditazione, poi amanti del piacere, delle donne, del vino, ed ora si ritrovano davanti a due “bicchieri ambrati” a parlare di Monica, l’ex moglie di Ermanno che lo ha lasciato, e di altre donne, e a guardare il “favoloso culo della danzatrice”. Infine Elena, donna piacente e libera, che si era legata immensamente ad Ermanno, sebbene fosse sposato. Incontri, pensieri che si accavallano, alcool ingurgitato a piena gola. Guardandosi di sfuggita in una vetrina vede la sua immagine come in un’allucinazione, si vede con un aspetto orribile, mentre la notte continua il suo lento trascorrere.

Andando avanti nel romanzo e anticipando un finale (che non svelo) ma che offre la possibilità di almeno due interpretazioni, vediamo il protagonista molto provato che scava dentro di sé, dentro la propria coscienza e si accorge di essere sovrastato dalla società piccolo borghese che tira dritta per la sua strada e passa come uno schiacciasassi sulla sua vita.

A impreziosire il romanzo, l’autore fa parlare il suo protagonista attraverso alcune prose liriche, scritte nel suo diario, che esprimono una dura considerazione sulla vita, sviluppata sui vari temi che citavo prima: viaggio, tempo, amore, morte.

La notte nera è il varco in cui transitano i giorni normali e i giorni inutili. La notte è il manto morbido sui cui Ermanno deposita le sue ansie per dare vita alle sue creazioni artistiche. La notte è la culla dei suoi amori extraconiugali. Ed è sempre la notte che lo invita a interrogarsi sul senso stesso della sua vita; è su questo tappeto che Ermanno si gioca tutto.

Romanza di amore e morte. Un’anima in pena vaga nella notte, un artista dipinge, piange, ride, grida, lotta contro qualcosa, contro i fantasmI. E prima dell’alba, anche il telefonino smette di suonare..

A cosa serve un libro? Serve a far riflettere, ad amplificare emozioni, sentimenti, a suscitare paure, entusiasmi, insomma è utile alla mente. Ogni libro dona sempre qualcosa. Una storia, un viaggio, un pensiero, una novità. Ecco, questo libro, a mio parere, invita principalmente a riflettere sulle innumerevoli difficoltà della vita.

in “Il paesenuovonline” 14 luglio 2013



Nero Notte - Torna Paolo Vincenti

di Gianni Ferraris

L’Orba è un torrente, ci andavamo i torridi giorni d’estate, si trova sull'Appennino Ligure, fra Alessandria e Genova. Ricordo, erano gli anni ’80 del secolo scorso, quel giorno di agosto ero solo, ci andai per starmene in pace, c’era poca gente allora, ed era un giorno infrasettimanale. L’acqua è ghiacciata anche in estate, una frustata piacevole sul corpo, è acqua limpida. Prima di partire, visto che volevo starci un’intera giornata, presi un libro da uno scaffale. Ci sono i libri già letti e quelli ancora da aprire, entrambi sono importanti spesso riprendo una lettura già fatta, forse per confermare ricordi ed emozioni, quelle nuove servono per imparare. Quel giorno, chissà perché, mi portai “Il lupo della steppa” di Herman Hesse, l’avevo acquistato da tempo e mai letto. Fu folgorazione, ancora con brividi di piacevole fresco dell’acqua, fu un tutt'uno aprirlo e non riuscire più a staccarmene se non per brevi intervalli, per bere o per guardarmi attorno, alberi e falchetti che volavano alti. Hesse mi avvolse come una coperta, come un abbraccio, fino alla fine della giornata e del libro. Chissà perché lo regalai, al ritorno, la sera stessa, ad un’amica che stava passando un periodo nero. Mi ringraziò.

Nero Notte di Paolo Vincenti, il suo romanzo, anzi la sua romanza, ha destato emozioni certamente diverse,  ha un sapore simile, un ritorno alla memoria di quel tempo e quei tempi. Già, i tempi e il tempo che in Paolo tornano in ogni opera, gli orologi presenti, anche in questo nuovo libro, sul retro di copertina, sono lì, in filigrana. Vincenti troverà la forza di romperli tutti, prima o dopo? Forse no, in ogni sua copertina ce ne sono, incombenti, insistenti, spudorati a ricordare le ore che scorrono.

Romanza di amore e morte… Storia di un’anima in pena. Nella notte, un uomo cammina, piange, ride, sogna, grida, si dimena… Nella notte, un uomo è inseguito dai propri fantasmi, e all’alba, un gallo canta…

Così leggo nel retro di copertina

Ermanno, il protagonista di Nero Notte, ha una sua storia in fondo uguale a tante altre, unica nell’unicità che ogni storia può e sa essere. Molti sono i richiami e i rimandi a letture antiche, a personaggi anche televisivi, come Vincenti usa fare.

Tutto in una notte, con finale a sorpresa che tuttavia pare non arrivare inatteso, quasi fosse la logica conseguenza delle parole lette, dell’evoluzione del racconto, dei pensieri, degli incontri che Ermanno ci racconta. Nella notte i ricordi si confondono, si rincorrono, la vita intera gli passa davanti con le sue notti insonne, con Gerry, il barbone conosciuto per caso davanti al chiosco dei panini, un amico trovato e quella tristezza che “li accomunava in quella notte che sembrava averli tratti dal greto della disperazione per farli rincontrare in quel luogo e in quell'ora  quando la confidenza fa parlare due vecchi amici come non è usuale fare…”, con Gerry e la sua fatica a vivere che lo costringe a proseguire fino in fondo la sua vita, perché sa che solo alla fine potrà comprendere il senso del vissuto. E lui, Ermanno, che invece teme il futuro. Angoscia d’artista, in fondo. Un giorno un pittore senza fama mi disse che senza tensioni forti dentro non avrebbe dipinto nulla, senza il pathos non sarebbe riuscito a trasmettere emozioni. Forse anche Ermanno è questo, fino alla fine della notte, all'urlo liberatorio.

Lui con i quadri dipinti e mai esposti, con le poesie scritte. E con Elena che è presenza costante, lontana, storia antica e finita. Storia mai finita in fondo, come gli amori importanti sanno essere. Un amore mai concluso, con l’eco di Eloisa e Abelardo sullo sfondo. E con ricordi di altri amori, passati, come il destino aveva predisposto. Elena, quell'amore ancora rincorso davanti al mare, in quella notte, come un urlo.

Poi l’alba al porto, con il sole che iniziava a rischiarare, con la notte che doveva essere quella delle scelte definitive che invece è “trascorsa invano”. In fondo era la quarta notte che passava insonne. Un altro lupo solitario ha attraversato la mia vita. Tanto simile ai mille lupi che conosco, alle solitudini che ho incrociato passeggiando all'alba per le strade quasi deserte, quando incroci uno sguardo e ti chiedi “chissà a cosa sta pensando…”

in www.fondazioneterradotranto.it, luglio 2013


NERONOTTE: L’OMBRA DEL TEMPO

di Claudia Petracca

Poi”, l'autore Paolo Vincenti affida l'incipit della sua romanza ad un avverbio di tempo.

Il tempo è il tema che ricorre, attraversa e segna tutta la narrazione.

Il tempo con le sue fughe e con i suoi eterni ritorni, è metonimia per eccellenza che domina gli scritti di Paolo Vincenti.

In particolare, gli eventi narrati abbracciano l'arco di una notte. É la Notte di Ermanno, pittore con la passione per l'esoterismo, uomo solitario, figura che richiama un autore letterario molto amato dallo scrittore: Hermann Hesse, e ancor più, aleggia in tutta l'opera l'anima del suo “Lupo della steppa”.

I personaggi che popolano questa implacabile notte, Gerry, Marco e l'amata Elena, altro non sono che lo specchio in cui Ermanno riflette le afflizioni della sua vita. Ombre in cui riversare il tempo consumato, ombre che lo accompagnano nello scandire delle ore infauste che passano, senza che egli possa trovare una via di fuga da quello che appare ormai un inesorabile destino che lo divora.

Neppure nell'amore perduto e ritrovato, consumato e riperduto nell'ansimante ricerca di quell'Io dissipato, consunto dall'inedia, troverà riparo e conforto:

...ma che c'entra l'amore? è terra buona, luna nuova

tutto è in trasformazione, ma che c'entrano gli occhi?

sono collane di madreperla, luce fresca

è chiaro sentire, cielo limpido di settembre

che c'entra con il dolore? è acqua che sposta gli argini

appoggiarsi sui gomiti e aspettare il nuovo refrain

ma che c'entra l'amore? è acqua passata, ora, qui è

sera...” [...]

Riflessioni e analisi soggettive caratterizzano le pagine che si interpongono nello scorrere della narrazione. I ricordi, i sogni e la rabbia riemergono dall'inconscio. Pensieri sgranati, come in un rosario, sul filo di una vita disfatta dal fallimento:

“ … ci sono luci che a volte si accendono dentro

ma durano così poco, solo un attimo

e poi si spengono

bisogna saperle cogliere... [...]

ci sono dei lamenti inascoltati, delle richieste di

aiuto

come di un parente dimenticato

di un cane bastonato ...”[...]

Ermanno è solo, è l'ombra di sé stesso.

Un uomo e il suo fantasma vanno incontro alle luci dell'alba, “E all'alba, un gallo canta”, che disveleranno e fisseranno per sempre quel Nulla, quell'Increato,... la Notte Ancestrale di Ermanno.

Da leggere, ... con il favore della Notte.

in www.fondazioneterradotranto.it, luglio 2013



Nero Notte. Romanza d’amore e morte

di Vincenzo D’Aurelio

A breve distanza dalla sua ultima fatica letteraria, Paolo Vincenti presenta un nuovo e pregevole lavoro dal titolo “Nero Notte. Romanza d’amore e morte” (Edizioni Libellula, 2013). Un racconto e un diario poetico insieme attraverso i quali il Vincenti descrive, con grande abilità narrativa, i tormenti dell’animo umano con le sue crisi interiori. Tutti i personaggi della romanza sono travolti dall’angoscia e dalla malinconia per via delle loro vite vissute costantemente in bilico tra le scelte da fare oppure profondamente segnate da decisioni sbagliate. I caratteri dello strazio e della sregolatezza enfatizzano la descrizione dello stato emozionale di tutti i personaggi e in particolare quello del protagonista, Ermanno, pittore e scrittore la cui smoderatezza è tanta quanta la sua inquietudine. Quello che descrive il Vincenti è un mondo inconscio, noir per certi aspetti, proiettato nella vita notturna di una città tra il silenzio dei palazzi e delle piazze, tra pensieri e allucinazioni stravolte dall’alcool e il tutto nell’inesorabile scorrere del tempo che brucia i giorni e la vita. Questa romanza di Paolo Vincenti è il suo miglior prodotto letterario nel quale è facile scorgere tratti biografici e una maturazione narrativa capace di suscitare nel lettore una forte tensione emotiva.

in www.Culturasalentina.com, agosto 2013

 


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