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Paesaggio, ambiente, progresso: botte piena e moglie ubriaca - (13 settembre 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 13 Settembre 2013 16:01

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di venerdì 13 settembre 2013]


Non me ne vogliano le mogli (e le botti) se ricordo un proverbio maschilista: non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Se vogliamo ottenere un obiettivo dobbiamo sempre rinunciare a qualcosa. Non esistono azioni che producano solo benefici e che non comportino costi. E’ una legge termodinamica alla quale non possiamo derogare.

Il piano paesaggistico si propone di salvaguardare l’ambiente e il paesaggio. Leggo di levate unanimi di scudi contro questa “follia” che, a detta della stragrande maggioranza degli amministratori locali, frena il “progresso”. Leggo anche che l’assessorato, che ha emanato il piano, si sta affannando a spiegarne la logica e la fattualità, il che significa, mi pare di capire, che i critici non lo abbiano neppure letto. Ogni limitazione all’arbitrio viene vista come una intollerabile lesione alla libertà. Basta vincoli! Ho già scritto mille volte che il nostro territorio è stato macellato da un illimitato dilagare di cemento e asfalto. Il che significa che, fino ad ora, vincoli ce ne sono stati ben pochi. Si rompevano i vincoli esistenti e si aspettava il condono. Il risultato lo vediamo tutti. Parlo sempre di due superstrade per andare da Lecce a Maglie ma qualcuno mi ha corretto: sono tre. Perché ne è stata fatta un’altra che le collega. Poi non c’è una superstrada da Lecce a Taranto. Follie comprensibili solo attraverso la distribuzione geografica di potenti locali. Evidentemente Maglie ne ha molti, Taranto meno.  Ma forse mi sbaglio, e non sono abbastanza intelligente da vedere la logica di queste opere che mi paiono veramente inutili. E che consumano territorio.

Mi occupo da decenni di Aree Marine Protette e ho capito una cosa: se non c’è consenso nelle popolazioni residenti, non si può sperare che le AMP abbiano successo. Sono cose che non si possono imporre ed è bene farle dove esiste una cultura che sia disposta ad accettare vincoli ragionevoli, riuscendo a vedere i vantaggi futuri. La botte viene svuotata, con i vincoli, ma poi la moglie si ubriaca. In questo caso l’ebrezza deriva dalla bellezza salvata dallo scempio. E ora abbiamo un problema: ci sono molti amministratori locali che vedono altro cemento e altro asfalto come “progresso”.

Non gli basta quel che è stato combinato, ne vogliono ancora! Non riescono a fare un discorso tipo: abbiamo devastato il territorio, ora “progresso” significa riparare i danni compiuti e rinaturalizzare quello che abbiamo inutilmente distrutto. Anche questa politica porterebbe reddito. Ma porterebbe anche un territorio migliore, più consono alle aspettative di un certo turismo. Da una parte ci candidiamo a Capitale Europea della Cultura, dall’altra abbiamo il turismo ebbro di alcol, musica a tutto volume, e invasione delle spiagge. Sono potenzialità che non possono coesistere. Non si può pensare di diventare Capitale Europea della Cultura e poi bocciare un piano che impedisce lo scempio del territorio. La scelta è semplice. La maggioranza non vuole il piano? E’ giusto che venga bocciato. Perché se si approva poi resterà lettera morta. Le aree marine protette sono tante, sulla carta, ma pochissime funzionano bene, e sono quelle dove la popolazione residente ha capito. Le altre ci sono, ma è come se non esistessero. E che senso ha avere un piano paesaggistico disatteso? Se, culturalmente, gli amministratori locali (che sono espressione della cultura dominante nel loro elettorato) non condividono la presa d’atto che non possiamo continuare a cementificare e ad asfaltare e se farlo, per loro, è il “progresso”, bene, che questo progresso sia! Che distruggano tutto. Se i salentini vogliono questo, non ci sarà nessuno che potrà imporre qualcosa di differente. Devono essere ben informati, però. Devono conoscere le conseguenze delle loro scelte, e devono sapere che poi ci saranno prezzi da pagare. Quando quel modello di sviluppo crollerà, perché state tranquilli che crollerà, che poi non ci si lamenti. E’ quello che sta già accadendo. Prima si costruisce sulla linea di costa, e poi si chiede che quelle costruzioni siano salvate dall’erosione costiera. Ovviamente con soldi pubblici. Eh no! Hai voluto costruire dove pare a te e ora la tua casa crolla? Fatti tuoi! Hai distrutto tutto cementificando e asfaltando e ora ti accorgi che nessuno vuol fare le vacanze in un posto così? Peggio per te. Ti sei sputtanato i fondi europei in opere completamente inutili? Poi non ti lamentare se il progresso vero non arriva, e non continuare a chiedere fondi europei. Ti sono stati dati, li hai spesi male, ora sono fatti tuoi. I politici dovrebbero in qualche modo esprimere le istanze più alte di chi ha affidato loro la propria rappresentanza. E invece rappresentano in toto le aspirazioni più personalistiche del loro elettorato: voglio fare quello che pare a me. Non disturbatemi. Dovrebbero cercare di far capire che c’è un bene comune che a volte si paga con il sacrificio degli interessi personali che, poi, saranno ricompensati dal beneficio per tutti. Se questa cultura non c’è... peccato. Ritengo doveroso avvertire di questi rischi, ma sono consapevole che nessuno sarà d’accordo. Ma proprio nessuno, visto che nessuno pare essere favorevole al piano paesaggistico. E l’Università? Dolenti note. Ho scritto molte volte dei 120 milioni di euro di cemento che l’Università sta riversando e riverserà sul nostro territorio. Anche per la nostra Università “progresso” vuol dire appalti. E un Preside espresse anche su queste colonne un nobilssimo pensiero: bisogna procedere con i lavori senza fare alcuna analisi di sostenibilità, perché altrimenti si ferma il progresso. Gli stessi ragionamenti degli oppositori al Piano Paesaggistico. Inutile andare avanti. Il pensiero dominante è questo. E se tutti vogliono cemento e asfalto, è antidemocratico impedirlo, no? Viva la democrazia: cementifichiamo e asfaltiamo, basta con i vincoli! L’importante è ricordare bene questa scelta, quando poi dovremo pagarne le conseguenze. Perché ci saranno, state tranquilli. E non ci devono essere alibi tipo “come avremmo potuto prevederlo”? I nomi e i cognomi di questi amministratori devono restare scolpiti nella memoria e a loro (e ai loro eredi) dovrà essere presentato il conto dei danni che deriveranno dalle loro scelte. L’Assessore Barbanente ci ha provato, ma si deve rendere conto di una cosa: uno la cultura non se la può dare. Proprio come il coraggio di Don Abbondio. Quello che propone richiede cultura, e quella manca. Inutile che spieghi a chi non vuol capire. La faranno fuori. Intendiamoci, al suo posto farei lo stesso. La sua coscienza è tranquilla, ci ha provato. Ma prima del piano paesaggistico bisogna implementare un piano culturale. E quello manca, anche nell’Università che, purtroppo, dovrebbe esserne il motore.


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