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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
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E’ possibile una buona filosofia senza conoscenza? - (18 settembre 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 19 Settembre 2013 17:34

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di mercoledì 18 settembre 2013]


Uno dei principali giornali italiani, forse il principale, visto che ci scrive persino il Papa, sta facendo una collana di opere filosofiche. Ottima idea, mi son detto. E ho trovato i nomi che mi sono stati inflitti quando, al liceo, ho studiato filosofia. All’università scelsi biologia, e mi misi a leggere i classici della biologia, prima di tutto Darwin. L’origine delle specie, L’origine dell’uomo, L’espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo e molti altri. E poi mi misi a leggere Lorenz. Avrei voluto fare l’etologo. E poi Wilson, e Mayr, e Gould, Morris e persino Mainardi, che poi diventò un mio caro amico. Questi signori hanno aumentato moltissimo le nostre conoscenze su cosa sia la vita e come funzioni, come si sia evoluta. E hanno parlato anche di noi. Spiegandoci da dove veniamo. Abbiamo antenati comuni alle scimmie antropomorfe, ma siamo neotenici rispetto a loro. Chiaro no? No, non lo è. Molti dicono: discendiamo dalla scimmia. Come se ce ne fosse una sola. Non capiscono la differenza tra discendere da qualcosa e avere antenati comuni con qualcosa. Non parliamo poi di neotenia. Ora, se mi voglio divertire a disquisire su “da dove veniamo” e anche su “perché siamo così” forse dovrei avere conoscenza anche di questi fatti, no? La filosofia è l’amore per la saggezza. Ma si può produrre saggezza senza conoscenza? Ci può essere la saggezza dei bambini, o anche degli analfabeti, non lo metto in dubbio. Ma i filosofi non sono analfabeti. Visto che spesso mettono l’uomo al centro dei loro ragionamenti, forse dovrebbero avere conoscenza di dove veniamo, in termini evolutivi. E non solo per sentito dire. E allora torniamo a quel giornale e alla sua collana di filosofi. Non c’è Darwin. E Darwin ha dato un contributo radicale alla nostra visione del mondo. Ci ha mostrato da dove veniamo. Saperlo, dovrebbe conferire saggezza, acquisita attraverso la conoscenza. Lo so, sono un pochino estremo, ma per me Darwin è il più grande filosofo di tutti i tempi. Copernico ha tolto il mondo dal centro dell’universo, con la sua rivoluzione copernicana. Ma la rivoluzione darwiniana ha tolto l’uomo dal centro del mondo e della natura. Sapere che siamo qui da un tempo brevissimo, e che prima non c’eravamo, ma c’erano altre specie, nostre antenate, è un messaggio forte. Ma poi, anche sapere come funziona un ecosistema conferisce una conoscenza che porta alla saggezza, ed è quindi filosofia. Un tempo i filosofi erano anche scienziati. Il primo trattato di zoologia lo ha scritto Aristotele. La prima forma di cultura, le pitture rupestri, è dedicata alla conoscenza degli animali. Da lì è nata la cultura: la Grotta dei Cervi... chiaro? E ancora non li conosciamo tutti, gli animali. Poi, a un certo punto, le strade si sono separate. La colpa (per me è una colpa) è di Benedetto Croce, che considerava la scienza come qualcosa di serie B (e la confondeva con la tecnologia). L’unica cosa che accettava era la matematica. Che è più una lingua che una scienza. E la scienza è stata sbattuta fuori dai nostri percorsi culturali. Abbiamo fondato la nostra cultura filosofica su severe carenze di conoscenza. Con presunzioni prosopopeiche tipiche di chi ignora e si sente superiore. Intendiamoci, non sto dicendo che i filosofi sono dei fessi. Per carità. Sto solo stigmatizzando che i contributi di pensatori che hanno basato il loro pensiero sulla conoscenza non sono considerati “filosofia”. Darwin è un naturalista, ma è anche un filosofo. Sarò estremo a pensare che è il più grande filosofo di tutti i tempi, ma è altrettanto estremo pensare che non sia annoverabile tra chi ha contribuito ad aumentare la nostra saggezza attraverso la conoscenza. E’ il protocollo operativo che cambia. Per gli scienziati prima si acquisisce conoscenza e, da lì, magari si può arrivare alla saggezza. Molti non ci arrivano, e fanno bombe atomiche, ma altri sì. Il pensiero darwininano è stato male adoperato, con il darwinismo sociale, ma che c’entra questo? Anche il massacro dei popoli sudamericani è stato fatto col Vangelo in mano. Possiamo dare la colpa a Gesù? Nei nostri percorsi scolastici l’evoluzione è facoltativa (Moratti l’aveva persino tolta). Non parliamo di come funzioni un ecosistema. Non se ne abbiano a male i docenti che lo fanno. Li assicuro che molti non lo fanno. Lo vedo dagli studenti che ricevo all’università. Il V Maggio a memoria lo sanno. Da dove vengono no, non lo sanno. Anche se poi sanno che Kant sono le categorie e Leibniz le monadi. Pensieri appiccicati, senza basi conoscitive.

Insomma, quella collana di filosofi mi dà fastidio. Perché ci sono carenze culturali gravi. Va benissimo quel che c’è, mi arrabbio per quel che non c’è. E manca anche nei nostri programmi scolastici, manca in quel corpus che chiamiamo “Cultura”. Poi ci chiediamo come mai stiamo distruggendo il mondo e, nel nostro piccolo, come mai non riusciamo a capire un piano paesaggistico. Le radici di tutto questo sono nelle carenze culturali. La colpa non è di chi non capisce, la colpa è di chi non gli ha dato gli strumenti per capire.


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