Sfogliando Galatina: una iniziativa per ripartire
Dopo questi mesi di inattività forzata, l'Università Popolare ha aderito con entusiasmo a una iniziativa del Patto Locale per la Lettura di Galatina, firmando la prima delle passeggiate letterarie... Leggi tutto...
Programma di Dicembre 2019
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre 2019
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home Necrologi e ricordi Necrologi e Ricordi Ricordo di Carlo Ferdinando Russo
Ricordo di Carlo Ferdinando Russo PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Venerdì 27 Settembre 2013 20:38

Il nome di Carlo Ferdinando Russo, spentosi lo scorso 26 luglio a Bari all’età di 91 anni, rimanda soprattutto al bimestrale “Belfagor”, fondato dal padre Luigi Russo ( 1892-1961) nel 1946 e chiuso, ‘per raggiunti limiti d’età’, nel 2012. Pur essendo un filologo classico, formatosi alla scuola di Giorgio Pasquali (la sua fama di filologo è legata soprattutto agli studi sul teatro di Aristofane), Russo aveva seguito fin dall'inizio la vita di ”Belfagor”, tra gli altri avendo accanto, nei primi anni, Nicola De Donno, compagno di studi alla Normale e appena reduce dall'infelice esperienza dell’Armir. Un impegno che lo avrebbe progressivamente assorbito fino alla fine che è pressoché coincisa con quella della rivista.

Russo fu un direttore severo e generoso, pronto alla critica ma anche al consiglio, specie con giovani ai quali non esitava di aprire le pagine di quella rivista che, per la sua storia e per la statura del suo fondatore, incuteva timore e rispetto.

In questo particolare carattere di Russo si rifletteva uno dei tratti distintivi della ‘sua’ rivista: l’apertura;  a sua volta manifestazione essenziale della laicità. Apertura significava non schiacciare l'identità della rivista su nessuna Auctoritas: né politica o culturale, né religiosa o accademica. Su quest'ultimo aspetto, che si potrebbe configurare come una professione di antiaccademismo, va ricordato che esso non era uno sterile atteggiamento snobistico di chi peraltro accademico lo era; quanto invece la conseguenza di una scelta ben precisa, coerente con una storia dai precedenti illustri,  ultimo dei quali era Benedetto Croce. Tenersi fuori dalla logica accademica, infatti, non voleva dire ignorare l'università. Anzi, significava rendere disponibile un polmone capace di sprigionare ‘energie nuove’, di liberare gli spiriti repressi, di dare spazio ad una vis polemica troppo spesso edulcorata.

Era proprio il clima più autentico di “Belfagor“ a consentire a fior di accademici di ritrovare il gusto della polemica e dello scontro aperto senza ipocrisie e infingimenti; con prove che avevano soprattutto nella rubrica ‘noterelle e schermaglie’ il luogo d’elezione. Indimenticabili sono le “Lettere a Belfagor” scritte a partire dal 1986 da Gianmatteo del Brica (Giulio Ferroni), poi continuate dal Dottor Dappertutto (Remo Cesarani) e infine le ‘noterelle’ avviate da Mario Isnenghi fin dal 1994 e continuate fino al 2012, che costituiscono un vero e proprio diario etico-politico dell'Italia presente. Ma da questo punto di vista l'esempio più rilevante è offerto da una figura oggi pressoché dimenticata, quella di Sebastiano Timpanaro. Proprio sulle pagine di “Belfagor”  apparvero alcuni dei saggi poi confluiti nel volume Sul materialismo, come anche le stimolanti pagine di Antileopardiani e neomoderati e poi una quantità di saggi, note, recensioni, postille che ne avevano fatto, a un certo punto, una personalità centrale della rivista.

Per avere un'idea dell’impatto che questa impostazione culturale aveva sulla effettiva realtà, occorre considerare che “Belfagor” è stata, fin dalla sua nascita, una delle riviste di cultura più presenti nelle biblioteche dei Licei italiani. Ancora nella introduzione al volume, curato da Antonio Resta, che ne raccoglie gli indici generali (Olschki, 2013), Russo ricordava la testimonianza del nostro indimenticato Nicola Carducci  (“italianista verace”), che proprio dalle pagine di “Quotidiano” (21 marzo 1995) dette una testimonianza di quanto quella rivista fosse importante nella giornaliera fatica dei professori a contatto con i giovani. Nello ‘scintillio guizzante’ delle noterelle e nelle ‘sciabolate’ delle schermaglie, confessava, gli insegnanti ritrovano il coraggio della franchezza e della denuncia doverosa: uno spiraglio per uscire da un clima di asfissiante clausura burocratica.

Quando è nata “Belfagor” le altre riviste si chiamavano “Società”, “Rinascita”, “Il Politecnico”, “Il Ponte”. Erano gli anni della ricostruzione, che doveva essere anche intellettuale e morale. Un'impresa affrontata dall'Italia, repubblicana e democratica, nella consapevolezza che il quadro dei problemi si era, nel frattempo, aggravato, perché il celebrato avvicinamento delle masse alla politica, ossia alla vita dello Stato, non era avvenuto in un clima di libertà ma di asservimento delle coscienze. In questo processo va inserita la complessiva storia di “Belfagor” e di Carlo Ferdinando Russo; vissuta con l’impegnò costante a preservare il principio attivo capace di accomunare la grande cultura e la nuova politica: il principio di libertà. Che non consiste in un esercizio retorico, né in una maschera dietro cui nascondere e con cui difendere interessi e diseguaglianze indecenti, ma nello sforzo costante di accompagnare la coscienza individuale nell'esercizio critico delle facoltà.

Pensando a “Belfagor”, Russo ricordava i versi di Valerio Magrelli:

Bisognerebbe fare alla fine d’ogni libro/ una piantina. Non un indice, ma piuttosto/ una planimetria delle sue parti....

In effetti, negli ultimi anni una delle preoccupazioni era di concludere il lavoro svolto con uno strumento che ne consentisse l’utilizzazione anche dopo la sua fine. Un modo di indicare il senso della vita e quello del lavoro.  Per sé non ha voluto né riti né discorsi, offrendo a chi la vuole intendere un’ultima, e suprema, lezione di coerenza, che non si dà con le parole ma solo con gli atti. Una lezione non da poco, per i nostri tempi.


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