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La morte sulle nostre strade deve essere fermata - (28 settembre 2013) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 28 Settembre 2013 17:45

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di sabato 28 settembre 2013]


E’ uno stillicidio di morte, quello che ogni giorno, puntualmente, va in scena sul palcoscenico delle nostre strade. La rappresentazione continua in chiesa, con la comunità affranta e costernata, e il parroco che magari dice “mai più morti sulle nostre strade”. E il giorno dopo si ricomincia. Non ci sono classi di età risparmiate da questa strage. Muore l’anziano che esce dal fondo con la sua Ape, e muore il ragazzo con il motorino, con tutte le classi intermedie tra i due estremi. E non ci sono solo i morti, ci sono gli invalidi. Il costo di sofferenza per la nostra comunità è grande, troppo grande.

Possibile che non si possa fare niente? Le rotonde hanno fatto qualcosa e gli incroci della morte stanno pian piano perdendo la loro macabra nomea. Anche se mi viene da sorridere a vedere quelle tracce di frenata in corrispondenza della nuova rotatoria, e magari i cartelli divelti dall’auto che stava andando troppo forte per fermarsi.

In molte strade c’è il limite dei 70. Ma se si va a quella velocità si viene superati anche dall’Ape di mesciu Pippi. Si raddoppiano le corsie, così si può andare ancora più veloci. I passaggi pedonali devono essere fortemente illuminati e segnalati, che altrimenti i pedoni sono falciati sulle strisce. La tangenziale di Lecce è una pista da corsa. Chi si immette dalle corsie di accelerazione non guarda, e i guard rail di fronte agli innesti sono pieni di botte di chi tenta di evitare l’impatto con chi entra.
Da ciclista, non passa giorno che non veda cose che richiederebbero il ritiro della patente, e devo circolare con atteggiamento fortemente difensivo, pena la vita. Di piste ciclabili fino a Ecotekne non se ne parla, e neppure di illuminare la strada.

Come uscirne? Inutile fare strade migliori. Se migliorano le strade aumenta la velocità. Mi fa sorridere vedere i rallentatori di velocità. Prima si fa una bella strada veloce, e poi si mettono i rallentatori. Tanto vale lasciare i buchi nell’asfalto, rallentano anche loro. Adesso subentra il mio chiodo fisso: la cultura. E’ ovvio che nella cultura prevalente c’è la convinzione che andare a tutta forza non sia cosa disdicevole (magari telefonando) e sono certo che il tasso di ritiri di patente e di multe salatissime sia talmente basso da non scoraggiare l’andazzo. D’altronde, se la stradale fa multe c’è la sollevazione popolare, oppure si trova sempre l’amico che “le toglie”. I misuratori di velocità messi all’ingresso di qualche paese sono stati fortemente stigmatizzati, con le solite cause al TAR. Peraltro vinte, visto che quei misuratori non ci sono più.

L’educazione stradale (con rare eccezioni) non è una priorità nei percorsi scolastici  e l’alto numero di giovani che ci lascia la pelle è una prova dell’innefficacia del poco che viene fatto. Anche se da giovane ho combattuto la “repressione”, forse sarebbe il caso di dare un bel giro di vite sulle nostre strade. Quando fu introdotto il casco obbligatorio per i motociclisti (la testa dei ciclisti vale meno e possono andare senza) la norma venne allegramente ignorata. La stradale si mise a fare verbali e a sequestrare motorini. Entro un mese i motociclisti si adeguarono e ora è raro vederne senza il casco. E non c’è neppure bisogno di fare retate. Lo stesso per le cinture di sicurezza. Mentre non si riesce ad arginare la massa di telefonatori incalliti al volante. Quando la Bari Brindisi non era ancora a quattro corsie veniva chiamata la strada della morte. Furono messi cartelli che informavano che, su quel tratto di strada, il superamento dei limiti di velocità sarebbe stato considerato reato penale. E la stradale c’era sempre! Il numero dei morti diminuì. Da quando hanno messo il tutor sulle autostrade, il numero di morti è diminuito. Anche se ci sono ancora i fessi che frenano bruscamente quando passano sotto le telecamere del tutor, mettendo a repentaglio l’incolumità di chi li segue.
Mi sembra strano quel che sto per scrivere ma credo che sia necessaria una mobilitazione di Polizia, Carabinieri, Finanza, Vigli Urbani, Guardie Forestali, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Nonni Vigile e Giovani Marmotte ... per dare un segnale fortissimo che i limiti di velocità vanno rispettati, che tutte le regole del codice vanno rispettate. Sono felice che si stia cercando di far rispettare i divieti di sosta. O che si disincentivi la circolazione nel centro storico (dove le macchine non dovrebbero passare). Finalmente! Ma di queste infrazioni non muore nessuno, prima di tutto dobbiamo fermare la strage. Ci dobbiamo arrivare rendendo tutti consapevoli che è da fessi morire perché si andava troppo forte. Ma ogni morto diventa un santo, e non si può dire. Il primo fesso sono io che, ventiquattro anni fa, mi schiantai contro una macchina con la mia BMW K75S durante un sorpasso azzardato. Distrussi la mia moto, e due automobili. Arrivò la Stradale e mi fece anche un bel verbale. Meritatissimo. Persi la mia moto e dovetti anche pagare. Per fortuna non si fece male nessuno. Ma penso ancora a come sarei stato fesso a morire così. Un cinico potrebbe dire: selezione naturale. Però questi kamikaze al volante spesso uccidono altri inconsapevoli esseri che avevano la sola colpa di passare di lì. Oppure sono uccisi da chi passava di lì e si ritrova sulla coscienza una vita umana, come l’automobilista che ricevette frontalmente la mia moto e pensava di avermi ucciso. Invece ero volato via, senza farmi niente. Gli avevo distrutto la macchina, ma lui si disperava pensando di aver causato la mia morte. Anche senza colpa, è un peso enorme da portare. Penso all’angelo biondo falciato a un semaforo lampeggiante a Porto Cesareo, in una notte di quest’estate. Avrebbe potuto esserci mia figlia su quel motorino, a quell’ora. Penso spesso a quei genitori. Chi ha il potere per farlo, salvi le vite dei nostri figli e figlie, e anche le nostre. Salvandoci dalla nostra fessaggine.

Ah, mi prudono le mani quando vedo bambini in braccio alla mamma nel posto a fianco del guidatore. Perché quei poverini devono correre il rischio di morire? Che colpa ne hanno se i loro genitori sono scemi?


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