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Programma gennaio 2019
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Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Lo Stato è una cosa bellissima - (8 ottobre 2013) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 08 Ottobre 2013 10:43

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di martedì 8 ottobre 2013]

 

    E ora c’è anche la truffa di Molfetta. Centocinquanta milioni di euro per fare un porto che non finisce mai. Cose analoghe sono successe a Imperia, sempre per un porto. C’è l’autostrada di Serravalle. E poi ci sono le due sedi del G8 (Maddalena e L’Aquila), e un ponte sullo Stretto non fatto ma per il quale sono stati pagati enormi oneri di progettazione. La lista è lunghissima. Sommando queste centinaia di milioni di euro si arriva a quei miliardi che fanno il buco nel nostro bilancio. No, non bastano, bisogna sommare l’evasione mastodontica. E, oltre alle opere non fatte o fatte male, ci sono anche quelle fatte. Perché un ottimo ospedale, il San Raffaele, costa comunque molto più di quel che vale? Semplice: perché c’è sempre qualcuno che approfitta. Ora, chi ci ha sempre detto che basta abolire gli sprechi per abbassare le tasse a cosa si riferiva? Certamente esiste una pletora di dipendenti pubblici, ma in questi ultimi venti anni la precarizzazione della funzione pubblica è stata più che selvaggia. Ci sono decine di migliaia di precari che svolgono lavori stabili. Se guardo casa mia, l’Università del Salento, leggo che nei prossimi anni andranno in pensione più di cento docenti. Un sesto del corpo docente. Pare che potremo assumerne una ventina. Il resto del lavoro lo faranno i precari, gli eterni precari. Non ci sono soldi. Però abbiamo centinaia di milioni di euro per fare edifici. Che ci metteremo in quegli edifici? Il capitale immobiliare aumenta, il capitale umano diminuisce. Un tempo il clientelismo si affermava assumento migliaia di persone nella cosa pubblica. Ora non è più di moda. Ora ci sono gli appalti. Bè, c’erano anche prima. La Salerno Reggio Calabria non è invenzione recente. E poi gli appalti davano comunque lavoro, ma non si assumevano dipendenti pubblici, il lavoro c’era per i dipendenti di ditte private, alle quali vengono affidati i lavori. Il politico non guadagna in consensi, ma in qualcosa guadagna, no? Dato che i consensi non si ottengono più con le assunzioni, tanto vale togliere le preferenze con una bella legge elettorale che tutti concordano nel definire una porcata ma che nessuno toglie di mezzo. Il potere dei soldi si concentra negli appaltatori, e il resto del paese scivola nella povertà, nella precarietà, nell’insicurezza. Appaltatori, evasori, profittatori sono una parte comunque consistente del paese. Minoritaria, ma consistente: un forte elettorato di riferimento. Gli altri, quelli spinti verso la povertà, sono disorientati, arrabbiati, rassegnati. Alcuni continuano ad illudersi di poter diventare ricchi (magari con i gratta e vinci), molti sono disillusi (non voto più, tanto sono tutti uguali), altri sono incazzati e mandano tutti affanculo (come dargli torto?), altri pensano a mitiche riforme di cui si parla da milioni di anni e che non si fanno mai. Quando si fanno, spesso peggiorano le cose. Abbiamo consegnato il paese in mano a un branco di arraffoni incapaci. La giunta regionale del Lazio, con le feste che vedevano gli assessori mascherati da maiali, a palpeggiare giovani ancelle, è un estremo visivo di questa tendenza comune. I morigeratissimi democristiani di un tempo hanno iniziato questa deriva, con opere costosissime e inutili, tipo la doppia superstrada da Lecce a Maglie. Le storie di sprechi e ruberie attraversano tutto il paese, e spesso partono da Milano, non da Palermo. Ma la malavita organizzata, una volta capito l’andazzo, ha trovato terreno fertile nei giochetti dei dilettanti del nord, si è comprata gli assessori furbetti, ha messo stallieri in posti chiave e ha condizionato la nostra vita politica che, temo, probabilmente continua ad essere condizionata.

    Mi trovo a disagio quando sento che tutti, ma proprio tutti, identificano nello stato la causa di tutti i mali. Basta privatizzare e tutto si aggiusta. Eh già, le cose di stato è logico che non funzionino, mentre i privati sì che fanno marciare diritto i fannulloni. Abbiamo dato le cose di stato in mano a persone che non credono nello stato, e portano il loro fallimento nella gestione delle cose di stato come prova che lo stato non funziona. E, come rimedio, propongono di dare le cose ai privati. Che poi sono i loro amici, o addirittura loro stessi. E il bello è che poi fanno fallire tutto anche da privati. Padoa Schioppa fu deriso e vituperato quando disse che le tasse sono una cosa bellissima. Lo Stato è una cosa bellissima! Sono un dipendente dello Stato e ne sono fiero! I miei peggiori nemici sono i dipendenti dello Stato che non fanno il loro dovere, o lo fanno male, senza amore e senza orgoglio di quello che fanno. Perché poi giustificano il disprezzo per le cose dello Stato. Siamo in queste condizioni perché abbiamo perso il senso dello Stato. Non usciremo da questo pantano se non lo riacquisteremo. Anche se a volte mi chiedo se mai lo abbiamo avuto. Ma sì che lo abbiamo, lo abbiamo quando tifiamo per la Nazionale: Forza Italia! Lì ci sentiamo italiani, e ne siamo fieri. Troppo poco, purtroppo, troppo poco.


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