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Quale futuro per la Stazione Zoologica di Napoli? - (19 ottobre 2013] PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 21 Ottobre 2013 17:01

["La Stampa" di sabato 19 ottobre 2013]

 

La Stazione Zoologica di Napoli (SZN), per i napoletanti “l’Acquario”, è stata fondata nel 1873 da Anton Dohrn, un visionario tedesco che costruì un centro di ricerca sulla biodiversità marina per “validare la teoria dell’evoluzione di Darwin” e per studiare, attraverso gli animali marini, i grandi temi della biologia. La SZN, oggi dedicata al suo fondatore, fu il modello per istituti analoghi in moltissimi stati avanzati, dalla SZN passarono numerosissimi premi Nobel e vi si formarono innumerevoli scienziati di fama mondiale. Quasi inspiegabilmente, poco prima che al problema della biodiversità venisse riconosciuta importanza cruciale, con la Convenzione di Rio de Janeiro del 1992, la SZN andò in crisi. La volevano chiudere. L’istituzione fu salvata da Gaetano Salvatore che, nel 1987, ne divenne Presidente. Salvatore era un medico, un validissimo medico. La “visione” di Dohrn non era parte della sua cultura, e la SZN iniziò un processo di riassestamento che non si è mai interrotto. Dopo Salvatore toccò a un altro gigante della biologia, Giorgio Bernardi, che ha dato contributi molto rilevanti all’evoluzione molecolare, soprattutto sul genoma umano e su quello di vertebrati a sangue caldo. Anche in questo caso le scienze marine non erano parte prominente della “cultura” (enorme) del Presidente. Dopo Bernardi toccò a Roberto Di Lauro, validissimo allievo di Salvatore. Roberto (lo chiamo per nome perché lo considero un amico) diede grande impulso alla SZN, sviluppando ricerche ... di interesse biomedico. Durante la presidenza di Di Lauro fui chiamato nel Consiglio Scientifico della SZN. Ero un nano in mezzo ai giganti. Non capita tutti i giorni di lavorare con tre premi Nobel e con altri eminentissimi rappresentanti della ricerca biologica. Pochi biologi marini, però. Un giorno, durante una riunione, chiesi: ma secondo voi la SZN può ambire a diventare uno dei primi dieci istituti al mondo per la ricerca sulla biodiversità marina? Certamente, mi risposero. La sua storia, la sua tradizione, vanno in quella direzione. Bene, dissi, allora rispondete a questa domanda: la SZN può ambire a essere uno dei primi cento istituti al mondo per la ricerca biomedica? Si misero a ridere.

Dopo Di Lauro, alla presidenza fu chiamato Enrico Alleva, uno zoologo. Finalmente! dissi tra me e me. Ma Alleva ha dato le dimissioni, e ora bisogna trovare un nuovo Presidente.    Le soluzioni trovate sino ad ora hanno privilegiato l’eccellenza scientifica. Tutti i presidenti nominati sino ad ora primeggiano nel loro campo di ricerca. Purtroppo non è stata considerata la coerenza tra la loro eccellenza e la “missione” della SZN. E’ grazie a loro se la SZN non è stata chiusa da una tendenza culturale che, nel nostro paese, vede come uno spreco lo studio della natura (la natura è persino assente dalla nostra Costituzione). Il problema della biodiversità rimane apertissimo e poco studiato, soprattutto nella sua componente marina. E’ grazie alla biodiversità che le condizioni ambientali permettono la nostra esistenza! Purtroppo questo semplice concetto non fa parte della nostra cultura. L’Italia dovrebbe avere dieci Stazioni Zoologiche e forse più, visto che ha 8.500 chilometri di coste, invece pare che non le interessi neppure l’unica che ha. Se a presiederla sarà nominato un altro medico... che la trasformino in un ospedale, almeno chi studia il mare non si sentirà preso in giro. E un pezzo di storia della scienza italiana sarà definitivamente archiviato. Tanto, che importanza ha la biodiversità, dopotutto? E a noi, del mare, che importa?

 


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