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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
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A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Il capitale immobiliare cresce, il capitale umano diminuisce - (20 ottobre 2013) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 26 Ottobre 2013 06:39

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di domenica 20 ottobre 2013]

 

In passato ho espresso seri dubbi sul piano edilizio dell’Università del Salento. Ho assistito alla presenzione del piano da parte del Rettore-ingegnere-project manager e devo dire che già da allora ho iniziato a maturare il timore che avrebbe affossato la nostra Università, dotandola di un enorme patrimonio immobiliare (caduto dal cielo con finanziamenti “etichettati”) che avremmo faticato a sostenere. Già ora fatichiamo a fare la manutenzione di quel che abbiamo, ad avere aria condizionata efficiente, pulizie efficienti, guardiania efficiente. Ora leggo sui giornali che più di cento docenti sono andati in pensione e che molti altri andranno nel prossimo futuro, a fronte di un numero esiguo di rimpiazzi. Il capitale umano dell’Università viene eroso, mentre il capitale immobiliare cresce, cresce, cresce. Non so ancora se la torre di Ingegneria, nella Valle della Cupa, verrà davvero costruita, ma molto è già stato costruito e molto altro è in programma. Da una parte, sono appena iniziati i lavori per la costruzione dei laboratori di chimica che, in effetti, allo stato attuale sono insufficienti e frammentati. Dall’altra i chimici vanno in pensione e non ne arrivano altri. Una volta finiti i laboratori, chi ci andrà a lavorare?

E’ una magra, magrissima soddisfazione poter dire che lo avevo previsto. Voglio più bene alla mia Università che al mio ego di previsore di situazioni: avrei preferito sbagliarmi. Non voglio parlare più della vicenda del Direttore Generale fortemente voluto dal Rettore come braccio indispensabile della sua mente (così ce lo aveva presentato) e finito agli arresti. Evidentemente era come il braccio del Dottor Stranamore, che agiva indipendentemente dal cervello del dottore di Kubrick. L’inchiesta della Magistratura non è ancora finita e è prematuro esprimere giudizi. Il mosaico, però, inizia a prendere forma. Nel frattempo i precari sostengono molte delle nostre attività, soprattutto nella ricerca ma, spesso, anche nella didattica. La precarizzazione dell’alta formazione continua la sua strada. Molti precari hanno maturato esperienze che li qualificano come docenti a tutti gli effetti. Vedremo quanti avranno le idoneità, visto che è in corso di svolgimento la prima tornata di giudizi che ci dirà chi ha raggiunto un livello tale da poter essere considerato idoneo a rivestire il ruolo di professore. Ma gli idonei dovranno essere chiamati, e non ci sono soldi per chiamarli. Prima, quando qualcuno andava in pensione (o moriva), cinicamente si diceva: si è liberato un posto. Ora no. Chi se ne va non viene sostituito. I pensionati continuano a tenere i corsi, per non far crollare l’offerta didattica. Però abbiamo nuovissimi edifici. Nei progetti c’è anche una monorotaia che scorre all’interno di Ecotekne, così non dovremo più camminare per andare da Biologia a Ingegneria (saranno seicento metri). Abbiamo coperto i parcheggi di Ecotekne con pannelli solari, ma ogni volta che c’è un temporale la corrente continua a saltare, e gli apparecchi sballano.

Forse, col cambio della guardia al rettorato, il periodo degli appalti sarà arrivato al termine e vedremo di iniziare un periodo di costruzione e valorizzazione di capitale umano. Non tutti gli appalti sono stati assegnati (spero, perché non è che si sappia molto) e forse potremo rivedere questa strategia tesa alla cementificazione. E’ vero, i fondi sono etichettati e possono essere utilizzati solo per edilizia. Ma chissà, forse si potrebbe negoziare qualcosa, forse i politici potrebbero scendere in campo e far sentire la loro voce.  Sembra la folle storia degli F35, o della TAV. Se quei 120 milioni fossero divisi equamente tra capitale umano e capitale immobiliare ci potremmo ritrovare in una situazione molto migliore. Non è vero che non ci sono i soldi. Non è vero. I soldi ci sono, ma sono ripartiti in modo assurdo. Perché questa follia? Non dico che questo sia il caso dell’Università del Salento (ce lo dirà la Magistratura), ma in molti casi, nel nostro paese, gli appalti portano a malaffare. Devo fare l’elenco? E non possiamo fare come a Molfetta dove con i soldi degli appalti del porto pare si sanasse il bilancio del Comune. La tentazione sarebbe forte, ma non si può chiedere al nuovo Rettore di rischiare la galera per usare in modo più logico quella montagna di denaro... Ma come qualcuno ha etichettato quei fondi, magari qualcun altro potrebbe cambiare loro etichetta, almeno in parte. Certo, si tratta di intaccare gli interessi delle lobbies degli appalti.

Gli edifici, se non utilizzati al meglio, sono una spesa di gestione che non porta vantaggi in termini di produzione di ricchezza culturale e anche economica (a parte per chi ha gestito gli appalti). In quegli edifici, oltre che sviluppare la didattica, si dovrebbe sviluppare la ricerca, con l’attuazione di progetti che, magari con finanziamenti europei, potrebbero portare nuove risorse al sistema universitario. I progetti non si vincono con gli edifici, si vincono con i cervelli. Poi, se non ci sono edifici attrezzati, è verissimo che i cervelli non riescono a realizzare le loro potenzialità, però un cervello pieno di idee, anche senza edifici, realizza più di un magnifico edificio vuoto. Non sono contro i nuovi edifici, ci mancherebbe ancora. Sono vent’anni che chiedo un bellissimo edificio per fare un centro di ricerche marine (ma per quello non ci sono mai i fondi, chissà perché). Secondo il mio modestissimo parere, però, gli investimenti in capitale immobiliare dovrebbero essere in armonia con quelli in capitale umano. Ci stiamo impoverendo di capitale umano e ci stiamo arricchendo di capitale immobiliare. Il mio timore è che questo affosserà la nostra Università. Non invidio affatto il nuovo Rettore perché, dopo l’orgia degli appalti, sarà lui a doversi far carico della gestione di tutto quel cemento, con sempre meno cervelli.


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