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I politici devono andare a lezione dai pescatori – (27 ottobre 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 27 Ottobre 2013 10:48

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 27 ottobre 2013]

 

Nei descrittori di buono stato dell’ambiente, l’Unione Europea ha inserito questo: “Le popolazioni ittiche di interesse commerciale devono godere di buona salute”. Significa che la pesca deve essere florida, e deve continuare ad operare.

A terra non lo abbiamo fatto. Quando eravamo cacciatori e raccoglitori abbiamo distrutto tutte le popolazioni naturali che ci offrivano risorse, e siamo passati all’agricoltura. In mare, invece, siamo ancora cacciatori raccoglitori: pescatori. Stiamo però passando all’acquacoltura (agricoltura) perché abbiamo quasi distrutto le popolazioni ittiche. Il che porta alla mancata soddisfazione dei requisiti di buono stato dell’ambiente.

Potrebbe essere un paradosso: i pesci ci saranno fino a quando riusciremo a pescarli, ma se li peschiamo... scompaiono. Come risolvere il paradosso? I pescatori lo sanno benissimo, ma si trovano ad affrontare la tragedia dei beni comuni. Il pesce selvatico non ha proprietari, è di chi lo prende (un bene comune). Ed è in corso una gara a chi lo prende prima. Se non lo pesco io, lo pesca qualcun altro, e quindi tanto vale che lo peschi io: un pesce che potrebbe superare uno o due chili di peso viene pescato quando è ancora troppo piccolo. Per pescare un pesce di pochi grammi, ne perdiamo uno di due chili. E’ la logica di “meglio un uovo oggi che una gallina domani”, una follia.

L’unico modo per superare questa situazione è che i pescatori si mettano d’accordo e smettano di rincorrere i pesci più piccoli, impedendo loro di diventare grandi. A volte gli attrezzi legali permettono di prendere i pesci piccoli, a volte i fermi di pesca ufficiali non bastano. Se le regole calate dall’alto non bastano, bisogna inventarne nuove, dal basso. E allora i pescatori di Porto Cesareo, convinti delle loro conoscenze, sono andati dall’Area Marina Protetta e dall’Università del Salento per dimostrare scientificamente quel che già sanno da sempre: meglio pescare tanti pesci grandi e di grande valore che tantissimi pesci piccoli, di nessun valore. La Regione Puglia ha finanziato il progetto e ora, dopo due anni di studio,  abbiamo finalmente i dati scientifici per supportare proposte di gestione della fauna ittica che permettano ai pescatori di continuare a pescare, guadagnando di più. Non voglio fare i nomi di chi ha partecipato allo studio, perché dovrei elencare 158 pescatori della Cooperativa Pescatori dello Ionio, e poi gli operatori dell’Area Marina Protetta e del Laboratorio di Zoologia e Biologia Marina dell’Università del Salento. Il loro progetto, il progetto SAMPEI, finalmente concluso, è diventato un faro per la gestione della pesca in Italia, e non solo. E’ un progetto partito dal basso. Come responsabile del Museo di Biologia Marina di Porto Cesareo sono particolarmente orgoglioso che i pescatori abbiano visto nell’Area Marina Protetta e nell’Università degli alleati. Quando, più di 25 anni fa, si iniziò a parlare di Area Marina Protetta a Porto Cesareo i pescatori arrivarono quasi a linciarmi. Vedevano messa in pericolo la loro libertà di pescare. L’Università, in prima linea con il Museo, era un nemico. Sono particolarmente orgoglioso, ancora, che l’Università abbia formato il direttore dell’Area Marina Protetta, oggi molto amato in paese per il lavoro che svolge. E sono ancora più contento nel dire che, in questo progetto, io non ho fatto proprio niente: oltre ai pescatori, hanno fatto tutto le persone che si sono formate e si stanno formando presso la nostra Università, ricercatori in grado di progettare, realizzare e concludere importanti progetti che rispondano alle richieste del territorio. Che non mi si parli di torri d’avorio!

Ora che sappiamo cosa si deve fare, e si sono identificate le regole, bisognerà vigilare perché le regole siano rispettate. La Guardia Costiera, durante la presentazione dei risultati del progetto, si è impegnata a reprimere la furbizia. E era bello vedere il Comandante annunciare la repressione e i pescatori che annuivano e sorridevano. L’uomo è un animale sociale, e la socialità dipende dalla cooperazione. I furbi competono. La furbizia non è una buona qualità, perché porta alla mancanza di fiducia nel prossimo, al convincimento che bisogna stare attenti a non farsi fregare e, anzi, bisogna tirare la fregatura prima che la tirino a te. Con questa cultura, così pervasiva in Italia, si arriva al disastro della distruzione dei beni comuni. La lezione dei pescatori di Porto Cesareo non è solo legata alla gestione delle risorse ittiche, è una lezione per tutto il paese. Ed è proprio vero che le crisi portano a innovazione. Fino a quando c’erano tanti pesci, la pesca dissennata è andata avanti, ora che i pesci non ci sono quasi più stiamo trovando modi per farli tornare, ma senza ripetere gli errori del passato. Si può fare e non è stato fatto con la lungimiranza di qualche politico, calata dall’alto, la saggezza è venuta dal basso. Le istituzioni, però, hanno risposto e hanno dimostrato di esserci, di poter funzionare. E tutto questo non deve restare chiuso nei confini di un’Area Marina Protetta, deve traboccare fuori e contaminare il nostro modo di rapportarci tra noi. I politici devono andare a lezione dai pescatori, studiarne l’evoluzione culturale e cercare di capire come esportarla nell’intero paese. Questi pescatori e, lasciatemelo dire, il sistema istituzionale che “ha capito”, indicano che siamo una capitale europea della cultura. La cultura inizia dal riuscire a vivere assieme, in armonia con la natura. Questi pescatori non hanno bisogno di qualcuno che “mostri” la bellezza con l’arte, loro la vedono tutti i giorni, la bellezza. La respirano, la toccano, e la sentono, e vogliono continuare a goderne. E noi vogliamo continuare a mangiare pesci che vengono dal mare.

 


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