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Troppo pochi PRIN per l’Università del Salento - (6 novembre 2013) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 07 Novembre 2013 08:08

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di mercoledì 6 novembre 2013]

 

I Progetti di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) sono finanziati ogni anno dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e il successo nel loro ottenimento è uno dei misuratori della qualità scientifica di un’Università. Ai PRIN si può partecipare come coordinatori nazionali oppure come membri di un gruppo di università sotto il coordinamento di un’università leader. E’ ovvio che il maggiore riconoscimento avviene per chi riesce a ottenere finanziamenti in qualità di coordinatore, cioè di leader. Sono appena usciti i risultati della valutazione dei PRIN e la nostra Università, come coordinatrice, ne ha vinti solo tre. Visto che il nostro corpo docente è di circa seicento docenti (in caduta verticale a causa dei pensionamenti), tre non è un numero rincuorante. Sono troppo pochi. Ai fini della valutazione delle Università, questo misuratore non ci mette in buona luce, e i finanziamenti ulteriori arrivano in base a risultati di questo tipo. Se i fondi ordinari sono diminuiti, spesso non è per voler punire un’università meridionale (come ho a volte sentito dire) ma semplicemente perché chi ha buoni risultati viene finanziato mentre chi non li ha viene finanziato meno. Si chiama meritocrazia. La invochiamo spesso, ma poi non siamo contenti quando viene applicata. Potrei fare un discorso analogo per la valutazione complessiva del sistema ricerca in Italia, dove la nostra Università non ha avuto punteggi eccellenti (e uso un eufemismo), a parte alcune aree che, guarda caso, sono anche quelle che esprimono i coordinamenti PRIN.
Con la fine del mandato di Domenico Laforgia è finita un’era che ci ha visto molto impegnati sul fronte dell’acquisizione di risorse ingentissime per la costruzione di nuovi edifici. Lo so che lo ricordo troppo spesso, ma le conseguenze di queste scelte mi preoccupano moltissimo e ogni volta che posso esprimo la mia preoccupazione. A fronte di questo successo indiscusso nella vincita di progetti competitivi per la messa in opera di appalti edilizi, c’è l’insuccesso nella valutazione della ricerca e nel coordinamento di PRIN. La mia lettura di tutto questo è che abbiamo concentrato molto i nostri sforzi in una direzione, con grande efficacia, ma abbiamo tralasciato di sviluppare sforzi in altre direzioni. Soprattutto la ricerca. Devo ricordare che la valutazione delle Università è sempre più incentrata sulla ricerca. Una buona didattica universitaria si ottiene solo attraverso ottima ricerca, altrimenti l’università non è altro che un prolungamento del liceo, con professori dediti solo alla didattica, senza contributi fattivi allo sviluppo della disciplina che insegnano. E questo sviluppo si ottiene solo con la ricerca. L’equazione quindi è: se fai buona ricerca, hai le carte in regola per fare buona didattica (e anche la didattica comunque viene valutata), ma se fai poca ricerca, anche se la tua didattica è di buon livello (certificato da valutazione) non è comunque una buona didattica universitaria, visto che i docenti sono assimilabili a professori di liceo. Ma i professori di liceo hanno un solo dovere, fare ottima didattica. Mentre i professori universitari hanno due doveri: fare ottima didattica e ottima ricerca. Un professore universitario che non fa ricerca non fa completamente il suo dovere. E se la sua ricerca non è di ottimo livello, anche se la fa, non contribuisce ad una buona valutazione della struttura in cui lavora. Come iniziare ora un processo virtuoso che ci porti a migliorare le nostre prestazioni? In un mondo normale, ci dovrebbero essere forti incentivi per chi già ottiene ottimi risultati (tipo i coordinamenti dei PRIN), ci dovrebbero essere incentivi a chi presenta progetti e ottiene buoni punteggi, anche se non viene finanziato (i soldi sono sempre meno e solo pochi progetti vengono finanziati), ma ci dovrebbero essere disincentivi o addirittura sanzioni per chi non fa progetti, o per chi ottiene valutazioni negative. E’ possibile questo in un sistema democratico? No, non è possibile. Se chi fa ricerca ad un certo livello è in netta minoranza rispetto ad una maggioranza che non lo fa, quali posizioni prevarranno? La maggioranza vince. E i pochi che riescono saranno visti come supponenti personaggi che si vantano delle loro imprese. Chi si crederanno mai di essere? Il nuovo rettore dovrà invertire questa tendenza, se vorrà far uscire l’Università del Salento dalla decadenza (anche se in magnifici edifici) in cui è precipitata. I pochi che invariabilmente vincono i coordinamenti PRIN aspettano di vedere qualche segno. L’anno scorso i cofinanziamenti di supporto ai PRIN sono stati cancellati. Non ci sono soldi. Per gli appalti sono stati attivamente cercati e trovati. Peccato che la valutazione non si faccia sugli appalti ma sulla ricerca. I budget diminuiscono e scommettiamo che i soldi della ricerca verranno tassati per mantenere le strutture che abbiamo costruito e che hanno prodotto così poca ricerca? Arriveremo al paradosso che i pochi che riescono ad attirare finanziamenti per la ricerca se li vedranno decurtare per mantenere strutture abitate da chi non ne ottiene. Oppure da chi ottiene grassi finanziamenti conto terzi, in cui parte dei proventi va in tasca a chi svolge ricerca che, spesso, non porta a risultati pubblicabili in modo certificato e valutabile. Attendiamo con fiducia la nuova gestione, sperando in un radicale cambio di rotta. Il mandato unico permette anche posizioni impopolari.


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