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"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
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Programma gennaio 2019
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Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
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Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
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Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Ad un amico mai perduto PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Luca Carbone   
Giovedì 21 Novembre 2013 08:35

Per i ricordi, è un giorno qualunque: nessuna ricorrenza; pressanti come sempre, le incombenze delle ore. Nulla si ferma, nulla si celebra. Com’è bello essere ottusamente giovani! Con tutta l’energia e l’arroganza che dà l’illusione di avere tra le mani un tempo infinito, cui il mondo prima o poi finirà col consentire. E c’è chi mai non cresce, solo per conservarsi quest’illusione; mai non s’accorge degli anni nelle ossa. E come si è pronti a dire questo, contro quello! Così stanno le cose, non altramente. Nessun accordo, né compromesso, è possibile. Niente d’altro è fattibile. Mai non debbono morire in ognuno quest’eccesso e questa vanità, del tutto. Mai non si dovrebbe restare così crudi, per non farsi cuocere alla fiamma del tempo…

Com’è difficile, allora, dire qualcosa di qualcosa; di qualcuno poi, pare impossibile. Come intricati, quanto ambigui, come infirmate da aspetti discordi sono le certezze; da quante voci, da quanti sguardi sovrapposti, cieco ognuno agli altri, perché a se stesso; convinto ognuno d’essere assoluto, ed assolto. Congerie di dicerie s’ammassano, così tra i ricordi. S’affida ognuno a quella che crede memoria come all’ultima zattera nell’oceano d’oblio, o d’insignificanza. Per fortuna il ricordo è anche carne e sangue, è corpo che non muore, anche mutando. Per fortuna degli sciocchi, negoziatori del tempo, l’unico avere, dissacratori dell’essere. Dinanzi ai quali, il pudore solo scampa. Anche se spudorata è l’epoca intera. Il vero ricordo è oggetto doloroso, ma non, come si crede, per chi ricorda, e dice o tace. Soprattutto lo è, doloroso, per chi non voglia ricordare, e inganna se stesso, credendo interrotto il nastro dei giorni. Credendo poter ricostruire il tempo a suo piacimento, e riuscendovi anche. Ironica e generosa la realtà, ha spazio per inganni infiniti. Non ha un modo solo, l’assenza di farsi presenza, crediamo.

«Troppe cautele, dì la tua parola! Dì cosa ricordi. O taci». «Sai? Molte volte il custode della purezza è il più grato complice del violentatore»…

Ho cominciato a scrivere, nel ricordo di un amico carissimo, di un maestro; ricco d’imperfezioni, certo. Ma chi non lo è? Di contraddizioni, all’apparenza inspiegabili. Ma chi, non lo è? Smettiamo questo moralismo stantio: vivere è contraddirsi; controfarsi addirittura. Conta ciò che si cerca, e ciò che si trova; conta come, lo si cerca e trova. Ma niente e nessuno scampa alla violenza, all’imperfezione. Saggiamente gli Antichi si finsero imperfetti e violenti anche gli Immortali; per meglio poter amare le violenze e imperfezioni, nostre.

«Non c’è dunque differenza, per te, tra un onesto e un bastardo?»

«Questa, mio caro, è la domanda di un bastardo, o di un vigliacco».

Ho cominciato a scrivere pensando a quell’amico, la cui presenza e il cui lavoro hanno, forse infinitamente, accresciuto la mia vita. Poiché vi hanno portato tenerezza e bellezza senz’altro; ma vi hanno portato apertura e conoscenza di parti di mondo sulle cui superfici sarei altrimenti scivolato, senz’abitarle.

Ma sono stato, e sono, un uomo fortunato, non è stato l’unico che ho incontrato. Non dare oggi il suo nome in pasto a cani maledici, dei quali la storia è prodiga, oltremisura, e più tra mura confidenti: tacendolo congiungerlo ai pochi, capaci di dare tempo alla vita e vita al tempo…

ho modo migliore, per ricordarlo?


Salento, Novembre 2013


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