Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
Il debito di onestà e competenza che strangola l’Italia – (3 dicembre 2013) PDF Stampa E-mail
Economia
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 04 Dicembre 2013 07:50

[Nuovo Quotidiano di Puglia di martedì 3 dicembre 2013]


C’è sempre da imparare a leggere gli articoli di Guglielmo Forges D’Avanzati e l’ultimo sul debito pubblico è molto istruttivo e, come tutte le cose istruttive, stimola domande. Per esempio, si dice che il debito di uno stato non si può paragonare al debito di una famiglia, perché lo stato ha altri modi per finanziarsi, può emettere titoli. Nella mia profonda ignoranza, io interpreto i titoli come un indebitamento. Li metto in vendita e offro un interesse a chi li compra. Qualcuno presta i suoi soldi allo stato, e lo stato gli paga un interesse. Poi spera che i titoli si rinnovino, così non deve restituire i soldi, ma gli interessi da pagare continuano a aumentare. Se la fiducia nello stato viene meno, chi compra i titoli vuole maggiori garanzie, e le maggiori garanzie sono gli interessi da pagare. Prestare i soldi ai tedeschi non viene ritenuto rischioso, e quindi le garanzie richieste sono basse. Prestare i soldi a noi viene ritenuto rischioso, e quindi si chiedono maggiori garanzie. Lo spread (o differenziale) è proprio questo, se ho capito bene: la differenza tra quanto si chiede ai tedeschi per prestar loro il denaro e quanto si chiede a noi. Quando gli interessi che paghiamo saranno uguali a quelli dei tedeschi, lo spread sarà azzerato. Lo spread, a questo punto, diventa un indice della fiducia che si ha in un paese. Del nostro gli investitori non si fidano. Questo mi pare di capire. Qualcuno dice che dobbiamo uscire dall’euro così possiamo rimetterci a stampare lire quando non ne abbiamo più. Mi pare che Idi Amin facesse lo stesso. Vogliono più soldi? Beh, basta stamparli no? Che problema c’è? Secondo me è un rimedio degno di Totò e Peppino. Come è un rimedio da Totò e Peppino il chiedere soldi in prestito per pagare i creditori. Si finisce nelle mani degli usurai e, alla fine, si devono vendere i gioielli (di famiglia o di stato) per pagare gli interessi a chi ci ha prestato i soldi.

Altra cosa è la spesa pubblica come rilancio dell’economia. Mi pare che il New Deal di Roosevelt, quello che fece uscire gli USA dalla grande depressione del 1929, fosse proprio questo: una grande iniezione di denaro pubblico investito in grandi opere che diedero una spinta vitale all’economia. Dietro le grandi opere ripartì tutto. Sono andato a leggermi un po’ di storia e ho trovato una situazione molto simile alla nostra. Distribuzione ineguale della ricchezza, aumento della povertà, diminuzione della produzione e dei consumi. Tanti poveri pochi ricchi. E’ il nostro ritratto. Da una parte i democratici spinsero per il Nuovo Patto di Roosevelt, dall’altra i conservatori frenarono. Da noi i conservatori (la destra) ha spinto per le grandi opere, per grandi investimenti. La destra, quindi, ha spinto per un grande intervento dello stato per rilanciare l’economia. Esattamente quel che prometteva Roosevelt che, negli USA, veniva identificato come uno “di sinistra”, un liberal. Non dimentichiamo che fu proprio Massimo D’Alema, un comunista, a intraprendere le privatizzazioni e ad alienare la cosa pubblica, dandola ai privati. Così perdemmo il controllo di imprese strategiche. Mentre la destra, con il caso Alitalia, cercò di fare il contrario. L’Italia è un paese paradossale. Ma che importa? Che importa se la destra fa una politica di sinistra e la sinistra fa una politica di destra? Se c’è questo, io che sono “di sinistra” voto a destra, non sono mica così scemo da farmi impressionare dalle etichette politiche, no? Solo che in Italia niente è come sembra, anche quando sembra il contrario di quel che dovrebbe essere. Le grandi opere, in gran parte, sono state un’occasione di dilapidamento del denaro pubblico per far arricchire pochi ricconi, e non hanno dato la spinta che ci si aspettava. Grandi opere come il Ponte sullo Stretto non sono state fatte, ma abbiamo speso cifre immani per la sola progettazione. Altre sono state fatte (tipo le due sedi per un unico G8) e sono rimaste abbandonate. Molte grandi opere sono rimaste incompiute. Altre, come la Salerno Reggio Calabria, sono state anch’esse duplicate. Abbiamo visto come sia stata usata la Protezione Civile per “velocizzare le procedure”, e attraverso il lavoro della Magistratura stiamo cominciando a capire che il primo obiettivo, spesso, era di arraffare quanto più possibile. La parte privatizzazioni non è stata da meno. Sono state fatte male. I privati hanno licenziato (aumenta la povertà e la cassa integrazione la paga lo stato) e la gestione privata molto spesso non ha migliorato le cose. Ora ci accorgiamo che le privatizzazioni non sono una panacea, come non lo sono le grandi opere. Come mai queste cose negli Stati Uniti hanno funzionato e da noi non funzionano? C’è una variabile molto rilevante che ci differenzia dagli USA: l’onestà. Negli USA ci furono grandi scandali, tipo lo scandalo ENRON, in cui molti investitori furono duramente colpiti da chi falsificava i bilanci. Quel comunista di Bush inasprì draconianamente le pene per il falso in bilancio. Nello stesso tempo, da noi, il falso in bilancio fu depenalizzato. Ma chi investe in un paese dove si possono falsificare i bilanci e la si fa franca? Si investe, ma si chiedono maggiori garanzie, ed eccoci di nuovo allo spread. Di noi non si fida nessuno. La nostra reputazione è quello che gli altri dicono di noi. Non dicono bene, di noi. E se non dicono bene viene meno la fiducia. E la fiducia, in economia, è tutto. Il New Deal dell’Italia non si basa su trucchi finanziari o su stratagemmi economici, usciremo da questa situazione quando ci saranno forti, fortissime indicazioni che l’onestà da noi viene premiata, paga. Fino a quando ci saranno depenalizzazioni, condoni, leggi ad personam e altro ancora, inclusa un’evasione fiscale stratosferica e una pressione fiscale altrettanto stratosferica (chi può non paga, e chi può paga anche per chi non paga), la fiducia nei nostri confronti non crescerà. Fino a quando i capaci saranno costretti ad emigrare e gli incapaci saranno promossi, le cose non cambieranno. Onestà e competenza sono essenziali. Non ci sono strategie che possano essere portate a termine da disonesti incompetenti. Il risultato è che loro diventano sempre più ricchi e noi diventiamo sempre più poveri. E’ ovvio che gran parte di chi prende le decisioni è costituita da disonesti incompetenti. Altrimenti tutto andrebbe per il meglio, no? Non possiamo pensare che siano loro a lanciare azioni che li penalizzerebbero. Chi potrebbe fare qualcosa (gli onesti competenti) viene penalizzato e non ha occasioni di contare. Ma così non possiamo andare avanti. Sta crollando tutto. I disonesti incompetenti si devono rassegnare a mollare l’osso, perché non è rimasto più niente da rosicchiare. Il rischio è che non ci siano più onesti competenti a prendere il loro posto, per ricostruire. Chi glielo fa fare? Ed eccomi di nuovo con la solita predica: a noi piacciono i disonesti e non ci importa gran che della competenza. Un paese in cui chi denuncia un crimine viene visto come un delatore è un paese malato. Noi siamo un paese malato. Intanto rendiamoci conto della malattia, poi penseremo alla cura.


Torna su