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Quanti gasdotti per il Salento? – (13 dicembre 2013) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 14 Dicembre 2013 18:21

[“Nuovo Quotidiano di Puglia“ di venerdì 13 dicembre 2013]


C’è qualcosa che non torna nella storia dei gasdotti che dovrebbero arrivare in Italia attraverso la “piattaforma Salento”. Per uno, quello di TAP, si è formato un nutrito fronte contrario in nome della difesa del territorio, mentre per l’altro, il Poseidon, pare che non ci sia alcun problema. TAP arriva a San Foca, Poseidon a Otranto. Non voglio fare classifiche di valenza ambientale, però mi pare strano il fervore ambientalista nel difendere San Foca e il totale disinteresse verso Otranto dove, tra l’altro, è già presente un elettrodotto, come se il nostro territorio non producesse abbastanza energia elettrica. Questi problemi non riguardano solo gli specifici territori dove le opere dovrebbero insistere, o già insistono, ma rientrano in una strategia complessiva di utilizzo del nostro territorio. Ho già ribadito su Quotidiano che non è saggio analizzare ogni singola opera come un qualcosa di isolato. La sommatoria di piccoli impatti, forse tollerabili se considerati singolarmente, potrebbe portare a impatti cumulativi meno sopportabili. Se i movimenti anti-gasdotto sono così concentrati su TAP e apparentemente assenti su Poseidon, mi insospettisco. Forse le dinamiche che hanno portato a queste situazioni usano l’ambientalismo per fini “altri” che niente hanno a che vedere con la difesa dell’ambiente. Avendo molto a cuore la difesa dell’ambiente, non mi fa piacere pensare che alcune battaglie in questa direzione possano assumere fisionomie ambigue.

Da una parte, TAP si è messa in discussione, ha mostrato le carte, ha cambiato sito, ha accettato il confronto (pur ovviamente difendendo le proprie posizioni), mentre per il gasdotto di Otranto non mi pare tutto questo sia avvenuto, non con lo stesso clamore e la stessa mobilitazione mediatica. Mi chiedo: ma se tutte le preclusioni verso TAP sono valide, come mai non sono state portate avanti anche per Poseidon? Si tratta solo di un sintomo della sindrome “non nel mio cortile”, oppure c’è qualcosa di più? La sindrome “non nel mio cortile”, per chi non lo sapesse, riguarda posizioni tipo: sì, quest’opera è necessaria, la dobbiamo fare, però non nel mio territorio. Facciamola da un’altra parte. Per TAP sono in tanti a dire: perché non la facciamo a Brindisi? I brindisini, dal canto loro, dicono: ma perché tutto deve essere fatto a casa nostra? In questi casi è la politica “alta” che deve decidere per il bene comune, contro interessi marcatamente locali. Sempre fatte salve tutte le norme che tutelino l’integrità ambientale, non lo dovrei neppure dire.

Mi pare scontato che, in questi casi, la scelta non possa essere esclusivamente del territorio inteso come luogo fisico in cui l’impianto dovrebbe arrivare. Il gasdotto di Otranto, per andare verso nord, attraverserà tutto il Salento e quindi non è un problema solo di Otranto, mi pare. E lo stesso vale per San Foca.

La politica provinciale e, ancor di più, quella regionale deve avere la possibilità di considerare questi problemi singoli come componenti di un unico problema complessivo, deve garantire l’integrità dei territori e anche la possibilità che, comunque, ci siano compensazioni per chi vede passare una grande infrastruttura logistica nel proprio territorio. Le compensazioni ci devono essere anche in assenza di impatti ambientali significativi, a parte la presenza fisica dell’infrastruttura stessa.

Continuo ad essere sorpreso della schizofrenia con cui si affrontano questi problemi. Il piano paesaggistico viene osteggiato perché “frena lo sviluppo” e sono in tanti a chiedere che continui la colata di cemento e di asfalto sul proprio territorio, per non parlare di progetti di riminizzazione delle nostre spiagge. Poi il fervore ambientalista diventa veemente per combattere un’iniziativa in un sito, ignorandone un’altra, identica, a pochi chilometri di distanza.
Mi piacerebbe capirci di più, per arrivare a un piano ambientale integrato (coste, paesaggio, mare etc.) che non sia il risultato di semplici sommatorie. L’assessore Barbanente e la Regione tutta hanno grande sensibilità al riguardo e sarebbero auspicabili ulteriori interventi di mediazione e di indirizzo politico perché, alla fine, l’ambiente è uno solo e le interazioni tra le sue componenti, inclusa quella umana, sono molto intricate. La politica serve a questo, e si deve basare su solide conoscenze scientifiche che vadano oltre le risposte emotive di chi ha a cuore solo alcuni aspetti e ne dimentica altri.


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