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Sperimentazione animale, si o no? PDF Stampa E-mail
Medicina
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 08 Gennaio 2014 11:21

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di mercoledì 8 gennaio 2014]

 

Quando inizio le lezioni di zoologia chiedo ai miei studenti: chi di voi disapprova la vivisezione? Quasi tutti alzano la mano. Vivisezione non significa prendere animali e sezionarli in modo da procurar loro atroci dolori. Vivisezione significa sperimentazione su animali. E ci sono regole severissime per garantire il benessere di animali che, purtroppo, spesso sono destinati a soccombere. Gli animali che studio, le meduse, non fanno pena a nessuno, ma se dovessi uccidere un topo da laboratorio non sarei contento. Però so che la sperimentazione animale serve, e mi rassegno al male minore. L’etica è una cosa molto complicata. Dopo la domanda sulla sperimentazione animale, ne faccio un’altra sempre del tipo: “favorevoli o contrari?” chiedo: secondo voi i trapianti sono una cosa buona o una cosa cattiva? Tutti, ma proprio tutti, sono favorevoli. Allora chiedo: ma come credete che abbiano iniziato a fare i trapianti? Direttamente sull’uomo? No, direttamente sull’uomo no, fin lì ci arrivano. Il primo trapianto di animali è stato fatto nel Settecento, sulle idre d’acqua dolce, parenti delle mie meduse. Poi la sperimentazione è passata a animali sempre più simili a noi, fino alle scimmie. E i medici non aspettavano che una scimmia si ammalasse di cuore e un’altra morisse in un incidente, per fare il trapianto. In questo modo si sono affinate le tecniche chirurgiche, si sono scoperti i rigetti e tutto questo ha reso possibile la tecnica dei trapianti che salva così tante vite. Rifaccio la domanda: chi è favorevole ai trapianti? tutti sono sempre favorevoli. Poi chiedo: e chi è favorevole alla sperimentazione animale? A questo punto non possono far altro che dire che sono favorevoli. Ovviamente con un milione di cautele. Devo dire che prima non c’erano molte regole, e la sperimentazione animale a scopi chirurgici poteva davvero essere uno sfogo per qualche mente malata di sadismo (come potrebbe essere la chirurgia sugli umani, comunque). Ma oggi non è più possibile. Ci sono tantissime regole da osservare, e controlli. Lo stesso vale con la sperimentazione che porta alla produzione di medicine.

In questi giorni leggo che una ragazza che si è espressa in favore della sperimentazione animale (che le sta permettendo di vivere grazie ai farmaci) ha ricevuto tantissimi insulti e minacce da parte di patologici amanti degli animali. Avete letto bene: patologici. Chi antepone il benessere di esemplari di altre specie rispetto a quello di esemplari della propria è affetto da una patologia che forse non ha ancora un nome, ma è certamente un fenomeno che varrebbe la pena studiare da un punto di vista psicologico. Hitler amava moltissimo i suoi cagnolini. Voglio ripetere che è imperativo che si impedisca di maltrattare gli animali. Ma non posso pensare che la vita di milioni di bambini (e di adulti) valga meno di quella del numero di animali da esperimento necessari per mettere a punto le terapie per curarli. I test su animali sono molto costosi, e le case farmaceutiche ne farebbero volentieri a meno, se ci fossero vie alternative. Il nostro corpo non è un computer, e non è neppure fatto di cellule tenute in vitro. Dato che gli effetti collaterali esistono, eccome, prima di immettere un nuovo farmaco sul mercato lo dobbiamo sperimentare, altrimenti i danni potrebbero essere ben superiori ai benefici, come accadde col talidomide che, non essendo stato testato in modo sufficiente, procurò malformazioni irreparabili a migliaia di bambini mentre erano ancora nel grembo materno.

Se dovessimo rinunciare a tutto quello che deriva dalla sperimentazione animale, molti di noi morirebbero di malattia. Che poi è quello che hanno augurato alla ragazza che ha ringraziato la sperimentazione animale che le ha donato molti anni di vita. Potevi morire a nove anni, le hanno scritto, tanto non frega a nessuno. Queste persone sono malate. Ma temo che non ci siano possibilità di trovare vaccini contro il male che le affligge. Per coerenza, però, dovrebbero astenersi dall’usare tutti i prodotti che derivano da sperimentazione animale, prima di tutto le medicine. Poi ne parliamo. Se fossi come loro, mi verrebbe da augurargli subito una bella malattia, curabilissima con le medicine sviluppate con la sperimentazione animale, e mi piacerebbe che, per coerenza, si lasciassero morire. Proprio come hanno augurato a quella bambina.


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