Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
Movida sì, ma con judicio! – (10 gennaio 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 12 Gennaio 2014 09:07

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di venerdì 10 gennaio 2014]

 

Non mi pare che solo Gerard Depardieu abbia protestato contro la movida. Conosco diversi abitanti del centro storico leccese esasperati dal rumore notturno sotto le proprie abitazioni, per non parlare dei vicoli trasformati in gabinetti a cielo aperto e delle bottiglie di birra abbandonate dappertutto. La nettezza urbana fa un lavoro egregio e, ogni mattina, il centro storico è di nuovo tirato a lucido, ma si sono dovuti mettere cancelli per limitare l’accesso al vicolo che gira attorno al teatro greco. Bere tanta birra fa fare tanta plin plin, e a volte lo stimolo è irrefrenabile.

Il problema non è solo leccese. A Roma il Campo dei Fiori diventa un campo di battaglia, la notte, e la Scalinata di Trinità dei Monti assomiglia ad un bivacco, dopo una certa ora. E’ lo stesso fenomeno che riscontriamo sulle nostre spiagge, dove i decibel assordanti non sono dovuti alle mareggiate che fragorosamente si infrangono sulle scogliere.

Sembra che sia impossibile divertirsi senza fare rumore, senza ubriacarsi. Certamente, mi fa molto piacere vedere il centro storico “vivo” negli orari notturni e la densità di locali è un ottimo segno. Li frequento anche io e sarei insincero nel dire che mi danno fastidio. Ben vengano. Però, se ci deve essere rumore, è bene che i locali siano insonorizzati in modo impeccabile: chi vuole sentire i decibel non li può imporre a chi non li vuole sentire. E se uno abita in un certo posto, non può certo “andare un po’ più in là”. 
Ho letto che Depardieu avrebbe voluto rilevare il locale sotto casa sua e trasformarlo in una sorta di caffè letterario, dove stare fino ad ora tarda in un ambiente rilassato e tranquillo. Comprendo che non sia possibile trasformare tutti i pub in caffé letterari, ma qualche soluzione bisognerebbe trovarla. Il viale degli studenti è stato trasformato in una sorta di rambla di Barcellona. Due strade per i veicoli a motore, con al centro un grande marciapiede dove poter passeggiare. Peccato che, su questo grande marciapiede, non ci sia niente che possa attirare un passeggio notturno che, vista la localizzazione, forse non darebbe fastidio a nessuno. Il vagare per la città, di locale in locale, permetterebbe di uscire da Porta Napoli e rientrare da Porta Rudiae, limitando alla rambla le attività più rumorose, in modo che l’impatto acustico non impatti sui timpani di chi vorrebbe dormire.  I locali rumorosi si potrebbero mettere in certe aree, e in altre si potrebbero mettere locali a basso impatto acustico. Frequento spesso un locale dove, ogni tanto, si “fa festa”. Siamo diventati tutti amici e, magari anche a ora tarda, capita che gli avventori si mettano a ballare e a cantare, seguendo musiche a volume non proprio basso. Non sono un ballerino, ma mi piace vedere le evoluzioni di improvvisati Joachim Cortez. Se esco dal locale per prendere una boccata d’aria, però, fuori non si sente niente. La nostra libertà finisce dove comincia quella degli altri. Una regola di galateo dice che se uno è disturbato da quel che fanno gli altri, gli altri devono smettere di disturbarlo. Invece qui pare che chi chiede di essere lasciato tranquillo sia considerato un disturbatore, e sia invitato a ... togliere il disturbo.

Mi capita spesso di avere ospiti stranieri, e sono molto orgoglioso di mostrare che la mia città è viva, la notte. Mi piace mostrare che le ragazze possono circolare indisturbate anche a ora tarda. E’ un segno di grandissima civiltà, e di buon vivere. Però bisogna trovare compromessi. Approfittando degli sgravi fiscali, ho cambiato gli infissi di casa mia. Prima sentivo il rumore esterno, ora non lo sento più. Era il rumore delle auto che disturbava, non della musica dei locali. Mica potevo chiedere di chiudere la parte nuova di via Trinchese alla circolazione. Questi infissi insonorizzati devono essere imposti a chi svolge attività rumorose, non si possono imporre a chi abita vicino a chi produce rumore. Spero si sia capito che non sono nemico della movida, anzi. La buona politica è l’arte del compromesso, e l’amministrazione comunale deve riuscire a conciliare la movida, che fa vivere il centro storico, con la salute mentale di chi ha scelto di far vivere il centro storico vivendoci. Dire a Depardieu “se non ti va bene puoi pure andartene” è sintomo di una cultura che mal si addice a una città che aspira a diventare capitale europea della cultura. Penso poi a tutti gli abitanti del centro storico che non si chiamano Depardieu e che non hanno la possibilità di andarsene, come pare farà lui. Non chiamandosi Depardieu non contano niente? Siamo proprio sicuri che per l’immagine della città, in un momento in cui l’immagine è importantissima, questa fuga dal rumore sia un buon segnale?


Torna su