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Nulla ha più valore del capitale umano – (22 gennaio 2014) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 25 Gennaio 2014 08:16

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 22 gennaio 2014]


Mi capita, ogni tanto, di andare a Bruxelles per discutere di politiche della ricerca marina. L’ultima volta, discutendo di grandi infrastrutture per la ricerca (sia sotto forma di edifici, sia sotto forma di grandi attrezzature) mi chiedo: ma quel che accade in Italia è un fenomeno tutto italiano, o siamo a livelli analoghi anche nel resto d’Europa? Mi spiego: ci sono molti, moltissimi finanziamenti per costruire edifici e per comprare grandi attrezzature. Spesso sono fondi europei. Non guastano, intendiamoci. Però, almeno qui da noi, c’è il problema del capitale umano. La gente va in pensione e non viene rimpiazzata, compriamo grandi attrezzature e poi assumiamo tecnologi per farle funzionare, ma non ci sono i soldi per assumere i ricercatori che useranno i risultati dell’impiego di quelle mirabolanti attrezzature, site in mirabolanti edifici. Nella presentazione di Horizon 2020 (Orizzonte 2020, il programma quadro che porterà l’Unione Europea al 2020), per la componente marina, assisto alla riunione su Blue Growth (Crescita Blu: questi pensano solo a crescere, e vedo la parola “sfruttamento” in diverse presentazioni) e uno dei punti riguarda la valorizzazione della grande massa di dati raccolta nei progetti precedenti. Chiedo a un funzionario: ma scusate, se li dobbiamo valorizzare vuol dire che fino ad ora non sono stati utilizzati, giusto? Giusto, mi dice. Il che significa che abbiamo ottenuto grandi masse di dati solo perché avevamo gli attrezzi per farlo, ma ora non sappiamo che farcene? Beh, sì, insomma... se la vogliamo mettere così... E come altro la dovremmo mettere? Poi anche altri, di altri paesi, esprimono preoccupazioni simili alle mie per la diminuzione del capitale umano. Aumentano gli amministrativi e i tecnologi e diminuiscono i ricercatori. Una vera follia. Pare che la situazione sia la stessa in quasi tutti i paesi, anche se in Italia siamo oramai oltre il ridicolo, con precariati infiniti e un Paese che usa i suoi giovani e non più giovani ricercatori come eterni apprendisti sottopagati. Però investiamo in capitale immobiliare e in capitale strumentale.

Tutto il mondo è paese, mi dico. Quei dannati 120 milioni di appalti per cementificare ulteriormente l’Università del Salento, a fronte di una netta diminuzione del personale impiegato nella ricerca e nella didattica, non è una follia nostrana. E’ un fenomeno generale. Nessuna amministrazione si vuole impegnare nel lungo termine (assumere qualcuno non viene percepito come un investimento a lungo termine, è solo una spesa a lungo termine). E quindi si investe in cose che possano essere realizzate in due o tre anni, per ritrovarci con strutture ingestibili, o vuote di contenuti. L’”affare” è farle, il farle fruttare per le loro potenzialità non viene percepito come un problema.

L’Italia dà un sacco di soldi all’Unione Europea, ma poi non riesce a riportarli a casa con la sua progettualità. I progetti europei non li fanno le costruzioni, e neppure gli attrezzi, non li fanno i tecnologi e non li fanno gli amministrativi (anche se servono molto). I progetti li fanno i ricercatori. Con i fondi dei progetti europei possiamo finanziare l’utilizzo delle attrezzature. Ma se non ci sono più ricercatori (o se sono assunti con criteri non proprio meritocratici) chi farà i progetti?

Tra un po’ ci saranno le elezioni europee. Chi manderemo a Bruxelles e a Strasburgo? I trombati delle elezioni locali? Gli italiani sono proverbiali per le loro assenze. Nel primo bando progettuale di Horizon 2020  non è stato inserito il Mediterraneo, almeno per la ricerca marina. Sapete perché? Al momento di fare i bandi i rappresentanti italiani non erano presenti. O, se c’erano, dormivano, pensavano ad altro. I soldi che versiamo all’Europa (perché i fondi europei vengono dai versamenti degli stati membri) non tornano in Italia, e spesso anche quelli che tornano sono spesi male, o non sono spesi. Non è l’Europa ad esserci nemica, siamo noi che non sappiamo utilizzare la sua amicizia. Il motivo principale è la carenza o la scarsa qualità del capitale umano che mettiamo in campo. Pochi specialisti a fare progetti competitivi, troppi politici che non fanno il loro dovere. Succederà mai che si chieda un curriculum ai candidati alle elezioni europee, in modo da poter capire se capiscono qualcosa di come funziona l’Europa? Volete una previsione? eccola qui: no, non succederà. Verranno candidati i fedelissimi dei vari partiti.


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