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I fedelissimi sono la rovina del paese – (16 febbraio 2014) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 17 Febbraio 2014 20:40

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di domenica 16 febbraio 2014]


Leggo che Massimo Bray è a rischio, ora che il governo Letta è caduto e si formerà un nuovo governo. Conosco Massimo Bray e ho avuto modo di vedere da vicino il suo operato. Sento che persone anche ipercritiche nei confronti dell'universo (tipo Vittorio Sgarbi) hanno espresso pareri positivi sul suo modo di gestire i Beni Culturali. Se lo confrontiamo con i suoi predecessori (tipo Bondi) la distanza qualitativa è siderale. Ma è a rischio. Non dico che sia perfetto, che sia il meglio possibile. Non esiste mai una persona sola che assommi  tutti i requisiti necessari per svolgere un ruolo così importante come quello di ministro. Penso che a ben guardare si possa anche trovare qualcosa che non va, nel suo operato. Ma mi piacerebbe che qualcuno potesse dire: il ministro Bray ha operato male, è un incompetente, e ha dimostrato di non essere in grado di fare il ministro per questa serie di motivi. Mentre questo nuovo elemento proposto (si fa il nome di uno scrittore di romanzi di successo) ha una solida storia di gestione dei beni culturali: meglio lui (o lei). Da quel che leggo, però, la colpa di Bray è di essere in quota D'Alema. A quanto pare, il baffuto Massimo non gode di buona sorte, in questo momento storico, e ne consegue che i "suoi" uomini debbano essere rimossi per dare spazio agli uomini del vincitore.

Sinceramente, questa motivazione mi fa inorridire. Se sono questi i motivi per cui si decide chi siano i ministri, non sono affatto contento e non voterò i partiti che abbracciano questa filosofia. Sono contrarissimo a dare gli incarichi ai fedelissimi. Capisco che, a parità di competenze, sia preferibile un fedelissimo a un non allineato (se non altro per dare compattezza a un governo). Ma un competente non può essere un fedelissimo, perché se il gruppo al quale appartiene dovesse proporre qualcosa che cozza con la competenza, il competente dice: NO, questo non va bene, come fece Sgarbi con Urbani. Il fedelissimo, invece, si adegua. Abiurando alla propria competenza, se ne ha.

I fedelissimi sono la rovina del paese. Un capo che si circondi di fedelissimi che lo assecondano non fa un buon servizio al paese. Berlusconi docet. Non credo neppure nella democrazia della rete. Se sono competente e la rete, o il capo del mio partito, propone qualcosa su cui non sono d'accordo, il mio dovere è di dire NO, e di proporre soluzioni alternative. Senza che per questo il mio partito, o il mio capo, o la rete, possa mandarmi via. Il dissenso, o la molteplicità di visioni, sono il sale del miglioramento, del progresso.
Il PD deve convincere i suoi elettori potenziali che, prima di tutto, sta facendo gli interessi del paese, e non della cordata vincente nelle faide interne del partito. Le faide hanno già impallinato Prodi, diverse volte. Non è stato un bene. Non sono un fan di Prodi, a me interessa solo che ci siano persone competenti e oneste nei posti dove si decide. E mi interessa che siano autonome, che pensino con il loro cervello, e mi interessa che il loro cervello non sia collegato direttamente a un tasto collegato con il dito del "capo". Le persone competenti, per definizione, sono autonome. Nel momento in cui agiscono da fedelissimi abiurano alla propria competenza, anteponendo gli ordini del capo a quel che pensano sia giusto.

Pare che ogni schieramento sia fortemente orientato a promuovere la assoluta fedeltà e che chi si oppone al pensiero dominante sia accusato di tradimento.

E poi ci sono di fedelissimi per tutte le bandiere, sempre pronti a saltare sul carro del capo di turno.

Se il nuovo che avanza è questo, mi pare che non siano stati fatti grandi passi avanti. I nuovi fedelissimi sostituiranno i vecchi fedelissimi. E il paese continuerà a sprofondare nella melma dell'incompetenza. Con le varianti dell'incompetenza onesta e dell'incompetenza non disonesta.
Aspetto ancora di trovare uno schieramento che chieda competenze dimostrate come unico requisito richiesto per gestire le cose di questo misero paese.


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