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L’Università in missione – (28 febbraio 2014) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 01 Marzo 2014 17:09

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di venerdì 28 febbraio 2014]

 

L’Università ha due missioni principali: la formazione di livello superiore, e la ricerca. I professori universitari, con la ricerca, devono dare un contributo originale alla disciplina che insegnano. Ma ora è stata identificata una terza missione che prevede (cito da un sito ufficiale):  “Ogni Struttura all'interno dell'Ateneo si impegna per comunicare e divulgare la conoscenza attraverso una relazione diretta con il territorio e con tutti i suoi attori”.

Questa nuova “missione” ha il fine di far uscire gli universitari dalla famigerata torre d’avorio sulla quale si rifugiano, rendendosi incomprensibili ai più attraverso l’uso di terminologie astruse e concetti “difficili”. Il professore universitario non parla al pubblico, parla ai colleghi. I professori che scrivono sui giornali, vanno in TV, e usano i media sono spesso considerati “poco seri” dai colleghi.

Ora l’Università vuole aprirsi ai media e spiegare quel che le sue ricerche rivelano. Alcune porzioni della comunità scientifica lo fanno da sempre. Il progetto genoma, la particella di dio, la vita sugli altri pianeti, sono oggetto di campagne mediatiche tese a confermare grandi finanziamenti a specifici progetti di ricerca. A volte si può anche fare qualche passo falso, e annunciare di aver misurato una particella più veloce della luce, con tanto di Ministro Gelmini che vanta la costruzione di un tunnel che non c’è.

Perché è importante la terza missione? Perché gran parte della ricerca viene svolta con soldi pubblici e il pubblico deve sapere come vengono spesi i suoi soldi. Deve essere convinto che valga la pena di investire in ricerca e deve approvare le scelte in questa direzione, magari persino promuovendole. Il politico che mette la ricerca nel suo programma dovrebbe ricevere più voti di chi la ignora.

Per ricerca si intende ogni studio teso a trovare qualcosa di nuovo, di sconosciuto. Può essere una nuova interpretazione di un verso della Divina Commedia, o una specie ancora sconosciuta. Molta gente chiede, invariabilmente: a cosa serve? attribuendo alla ricerca uno scopo squisitamente utilitaristico. La scienza (dalle scienze naturali alle scienze umane) ha come scopo di riconoscere l’ignoranza e di cercare di ridurla. La riduzione dell’ignoranza può portare ad applicazioni e, dalla scienza, si può passare alla tecnologia, cioè all’applicazione utilitaristica delle conoscenze acquisite con la scienza. Nel nostro paese la ricerca di base languisce, ed è missione dei ricercatori convincere la gente, attraverso i media, che si tratta di un errore madornale, se si vuole che il paese progredisca e inizi nuovamente a produrre innovazione.

Sto parlando prima di tutto di cultura, sia essa sotto forma di poesie, formule, ipotesi e teorie, saggi storici, o interpretazioni dei codici (inclusa la Costituzione).

Per espletare la terza missione, i professori devono imparare a rendere appetibile quel che hanno da offrire, convincendo i media che quel che dicono può essere interessante per tutti. E’ un esercizio salutare. Il pubblico potrebbe essere esposto a fonti non banali di conoscenza, e i detentori della conoscenza (i professoroni universitari), altrettanto finalmente, dovranno esporsi nel tentativo di farsi capire. Il rischio è che il pubblico non si accorga delle nostre supercazzole e le scambi per pillole di saggezza. Starà a noi denunciarci a vicenda, smascherando gli imbonitori che cercano di attirare finanziamenti per imprese impossibili. Volete un esempio? Sono cinquant’anni che ci raccontano della vita sugli altri pianeti. La ricerca della vita extraterrestre ha impiegato risorse immani negli ultimi cinquant’anni, e non è mai riuscita a trovare un solo risultato positivo. Ha senso finanziare così pesantemente un progetto scientifico che non ha mai dato un solo risultato positivo? Quei fondi non si potrebbero usare per scopi più realistici? La copertura mediatica della ricerca della vita extraterrestre ha sortito il suo effetto: nessuno si sogna di fare queste domande. Spendiamo più soldi per cercare forme di vita su altri pianeti che per conoscere le forme di vita di questo pianeta. Un risultato mirabolante di una ben congegnata campagna mediatica.


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