Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
Un popolo che non pensa è destinato ad ubbidire PDF Stampa E-mail
Filosofia
Scritto da Ada Fiore   
Martedì 11 Marzo 2014 07:44

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 2 marzo 2014]


“Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di  scambio, di traffico e poteva essere alienato. Un tempo in cui la virtù, l’amore, l’  opinione, la coscienza, tutto divenne commercio.  E’ il tempo della corruzione generale, il tempo in cui ogni realtà morale e fisica viene portata al mercato per essere apprezzata al giusto valore”. (Marx)

Tutto come previsto, dunque.

Adeguiamoci ai tempi allora, e  proviamo a  portare al mercato anche il “pensiero”  , considerando    i filosofi  i nostri  “addetti alle vendite”.

Nel mercato i filosofi  si sentono  assolutamente fuori luogo e il loro senso di smarrimento è immediatamente riconoscibile.

“Osservano  la gente correre indaffarata, nelle strade . Senza  guardare né a destra né a sinistra, preoccupati, con gli occhi fissi a terra, come cani.  Senza guardare avanti a sé, poiché coprono un percorso , già risaputo, macchinalmente “ (Eugène Ionesco)

I  filosofi si guardano   attoniti cercando di comprendere come fare per catturare l’attenzione delle persone. Ma  è un’impresa ardua!  I meccanismi del mercato sono davvero  mostruosi.

Presi dallo sconforto , cercano allora di bloccare   i passanti  per  discutere con loro del senso della vita, di ciò che significa stare al mondo , di quanto sia importante  essere liberi da qualsiasi forma di schiavitù, di come ci sia una  necessità urgente  di nutrire l’anima e non solo il corpo.

Ma  nessun uomo dimostra  interesse per i loro discorsi e soprattutto nessun uomo  ha  tempo di soffermarsi su questi “inutili” argomenti . D’altronde,  Il tempo è denaro e non concede tregue alla  riflessione. “Nell’universo utilitaristico, un martello vale più di una sinfonia, un coltello più di una poesia, una chiave inglese più di un quadro”, tutto è più utile della filosofia.

E così i filosofi, amareggiati dal comportamento che la società riserva al loro ruolo, decidono di abbandonare il mercato  ma non hanno assolutamente voglia di arrendersi. Decidono così di andare  nelle scuole, convinti di trovare   giovani    ben disposti  ad esercitare “i talenti della propria ragione” . Ma i ragazzi non conoscono la filosofia . E’ stato loro imposto di non pensare.

Amara riflessione la nostra. Ma a ben vedere:   a che serve la filosofia nell’era della tecnica e del profitto, del conformismo e del qualunquismo? A che cosa servirebbe fornire ai giovani gli strumenti fondamentali perché diventino  essi stessi “ padroni della loro vita”?

Gettati in un mondo virtuale, lontani da relazioni umane, diventati spettatori di un mondo in cui altri dettano le  regole della loro  vita, soffocati dal più becero capitalismo,   considerati potenziali “clienti” persino nelle istituzioni scolastiche dove il “profitto” ha preso il posto del” sapere” , e dove “ l’amore per il sapere”, si misura in termini  di debito  e di  credito.  Istituzioni –azienda, costrette a formulare la migliore “offerta formativa” pur di essere competitive sul mercato.

L’eliminazione dell’insegnamento della filosofia da alcune facoltà e la riduzione dell’orario del suo insegnamento è il segnale più evidente di una politica che gioca al ribasso, che non ha compreso di quanto e di come  l’”ignoranza” , nel senso etimologico del termine, sia il pericolo più grande  nella  situazione attuale . “L’ignoranza più ancora che la miseria- diceva Hugo in un appassionante discorso pronunciato il 10 novembre del 1848 di fronte alla proposta dei ministri di tagliare i finanziamenti alla cultura .

“Non basta provvedere all’illuminazione della città, perché la notte può scendere anche nel mondo morale. E a quel punto , chi provvederà ad accendere le fiaccole della mente?”

Ma io mi chiedo: - perché  “non far pensare”? Forse perché un popolo che non pensa è destinato ad ubbidire. E questo è il segreto per mantenere il mondo cosi com’è.

Ma la filosofia  non può accontentarsi di accettare questo mondo. La filosofia ha il grande compito di rivoluzionarlo, di trasformarlo, di demistificarlo, di umanizzarlo. E lo può fare attraverso l’utilizzo   dell’arma più forte e più temuta dai potenti: l’arma del pensiero.

Diffidate, dunque di chi vi dice che la filosofia non serve a niente, che è difficile, lontana dai veri problemi della realtà e soprattutto riservata a pochi.  Lo fa solo perché ha paura di avere di fronte uomini e donne in grado  di guidare con consapevolezza il timone della propria esistenza. Lo fa perché vuole continuare a farvi obbedire.


Torna su