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L’ora della terra è venuta, e non si può più aspettare – (29 marzo 2014) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 29 Marzo 2014 17:02

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di sabato 29 marzo 2014]

 

Oggi il WWF ha decretato l’Ora della Terra, richiamando l’attenzione sul problema del riscaldamento globale. Da quando siamo passati da cacciatori e raccoglitori ad agricoltori abbiamo cambiato radicalmente gli ecosistemi terrestri. Oggi non traiamo più alcuna risorsa da popolazioni naturali di specie terrestri: tutto quello che usiamo come cibo (e non solo) deriva da specie coltivate e allevate. In mare no: siamo ancora cacciatori raccoglitori e, con la pesca, prendiamo risorse da popolazioni naturali di pesci, molluschi, crostacei e altri animali e piante (i cinesi e i giapponesi mangiano meduse e alghe). Ma gli oceani e i mari non ce la fanno più a darci le loro risorse e stiamo rapidamente passando dalla pesca all’acquacoltura. Lo facciamo perché le popolazioni naturali stanno crollando, proprio come avvenne a terra migliaia di anni fa. Ma in mare non alleviamo erbivori, come facciamo a terra, in mare alleviamo carnivori e li nutriamo con mangimi che derivano da pesci pescati in mare! Stiamo raschiando il fondo del barile. Questi sono gli impatti diretti sulla biodiversità, ma ancora peggiori sono gli impatti indiretti. La nostra economia è basata sulla combustione. Abbiamo iniziato col fuoco e non abbiamo mai smesso. Prima abbiamo bruciato la legna, poi il carbone, poi il petrolio e il gas. Ogni reazione di combustione consuma ossigeno e produce anidride carbonica. Le foreste dovrebbero compensare, consumando l’anidride carbonica e producendo ossigeno. Ma le abbiamo distrutte, per ottenere suolo a fini agricoli e per usare il legno. Il riscaldamento globale deriva dalle reazioni di combustione e dal fatto che l’anidride carbonica che produciamo e l’ossigeno che consumiamo non sono compensati da un corrispondente consumo di anidride carbonica e produzione di ossigeno da parte delle piante terrestri e marine. I gas serra sono tra i principali responsabili del riscaldamento globale, e li produciamo noi.

Il pubblico ha contezza di tutto questo? La risposta è no. E neppure i politici. Se ci fosse piena consapevolezza di questi problemi, non ci sarebbe bisogno dell’Ora della Terra. Ma la questione non può essere liquidata in una celebrazione episodica. Il nostro modello di vita deve cambiare, dobbiamo usare la nostra intelligenza per inventare nuovi modi di produrre energia e di estrarre cibo e materiali dagli organismi.

Abbiamo ignorato per troppo tempo le leggi della Natura e abbiamo inventato leggi artificiali, le leggi economiche, che sono in contrasto con le leggi naturali. La crescita infinita proposta dai modelli economici attualmente in voga non è possibile. Se qualcosa cresce, qualcos’altro decresce. Il qualcos’altro è la Natura. Ma i modelli economici correnti considerano la protezione della Natura come un costo e un limite al progresso. La domanda è semplice: chi paga i danni che derivano dall’alterazione dei sistemi naturali? Di sicuro, per ora, i danni non sono pagati da chi li ha provocati. Sono gli stati a pagare, e la salute delle persone. Non è possibile continuare a privatizzare i guadagni e a pagare i danni col denaro pubblico. Se, oggi, dovessimo ritenere saggio di ripristinare un buono stato ambientale (ed è folle non ritenerlo saggio) dovremmo spendere più soldi di quello che abbiamo guadagnato rovinando l’ambiente. Abbiamo contratto un mutuo con la natura, e ora non siamo in grado di pagare le rate. Ma la Natura non accetta il fallimento come modo di sfuggire ai creditori. La Natura presenta il conto e lo stiamo pagando con le nostre vite. La salute umana è una priorità della medicina, e anche questa è una follia. La salute umana esige un ambiente salubre. E’ economicamente insostenibile distruggere l’ambiente e ammalarsi per questo, e poi spendere soldi per curare le malattie. Prima del disastro economico del San Raffaele e lo scoppio del caso ILVA, a Taranto si pensò di risolvere il problema dei tumori all’apparato respiratorio con la costruzione di una sede del San Raffaele specializzata in malattie polmonari. In altre parole si pensava di curare i sintomi (il tumori all’apparato respiratorio) e di lasciare la causa (la cattiva qualità dell’aria). Questi atteggiamenti denotano una cultura dominante che non dà il giusto valore alla Natura. Questo articolo è scritto da un ecologo ma, di solito, gli editoriali sono scritti da economisti, ed è la cultura economica a esprimere la classe dirigente, quella che produce Ministri e Presidenti del Consiglio. Il risultato di questa cultura è sotto gli occhi di tutti: i sistemi economici e i sistemi ecologici scricchiolano pericolosamente e il problema non si può risolvere mantenendo la cultura che lo ha generato.

E gli altri paesi? L’Europa, con Horizon 2020, ha lanciato un programma rivolto al mare: si chiama Blue Growth (Crescita Blu). Il paradigma della crescita prevale. Chi fa notare che la crescita infinita non è possibile è ancora considerato un guastafeste. Altri lo hanno capito da tempo. Giovanni Paolo II ammonì: La Natura si ribellerà a quello che le stiamo facendo.  Ma nessuno lo ha ascoltato

 


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