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Agraria a Lecce – (8 aprile 2014) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 08 Aprile 2014 06:50

["Nuovo Quotidiano di Puglia“ di martedì 8 aprile 2014]

 

Un’osservazione neppure molto attenta del sistema economico salentino mostra tre grandi potenzialità: ambiente costiero, patrimonio culturale, agricoltura. Le scelte industriali di Brindisi e Taranto hanno dato innegabili vantaggi a breve termine ma, nel lungo termine, gli svantaggi sono diventati molto evidenti. I modelli di sviluppo del passato rivelano molte carenze e molte controindicazioni.

Il modo con cui stiamo amministrando queste tre potenziali ricchezze non è saggio. La costa è stata devastata dall’abusivismo selvaggio e, in questi ultimi anni, il turismo balneare si è trasformato, almeno in alcuni nuclei, in una serie di bolge infernali con migliaia di esagitati che danzano al ritmo di musiche tribali, totalmente incuranti dei luoghi in cui celebrano i loro rituali. Il patrimonio culturale spesso viene abbandonato nell’incuria. L’agricoltura, invece, ha subito una rapida evoluzione verso l’eccellenza. Il vino da taglio, di infima qualità, prima prodotto in Puglia ora è diventato vino di primissima qualità. I produttori hanno assunto enologi, preparati altrove, e con il loro aiuto sapiente hanno trasformato un prodotto di scarso valore in un prodotto di livello mondiale. Lo stesso salto di qualità si deve fare con l’olio e ci sono già molti produttori che hanno iniziato questa strada. 
Ho ricordato in altre occasioni che quando Brindisi e Taranto scelsero l’industria come volano di sviluppo, Lecce scelse l’Università. E l’Università è la prima produttrice di cultura e competenza. Una parte di questa “produzione” deve essere libera da qualsiasi vincolo, in modo che le potenzialità intellettuali possano trovare sviluppo senza essere costrette ad una dimensione provinciale. Ma una missione dell’Università deve anche essere di contribuire al progresso socio-economico del territorio in cui insiste.

L’Università del Salento ha istituito un corso di laurea in Scienze e Tecnologie per l’Ambiente proprio per formare laureati che siano in grado di gestire il nostro patrimonio naturale. E esiste un corso di laurea magistrale (in inglese) su Ecologia e Biologia Marina e Costiera, proprio per formare esperti dei sistemi costieri. Esiste una Facoltà di Beni Culturali ed esiste già un curriculum Agro-Alimentare nel corso di laurea in Scienze Biologiche. Trovo giustissimo che tale curriculum evolva in un corso di laurea autonomo, da creare chiamando qui a Lecce i cervelli migliori in questo campo, magari attingendo ai risultati delle recentissime abilitazioni a professore universitario. Che non diventi un modo per “sistemare” gli amici degli amici, o per sistemare gli esuberi di università vicine che vogliono trovare una valvola di sfogo. E’ già successo troppe volte in passato. Che si valutino molto bene i curricula, le produzioni scientifiche e tutto quel che necessita ad un corso di laurea che si rispetti. Altrimenti ci sarà l’ennesima cattedrale nel deserto. 
Purtroppo, devo dire che, anche se tutto sarà fatto per il meglio, tutto questo non basta. L’Università può istituire i corsi migliori d’Italia, con i docenti migliori d’Italia, producendo i laureati migliori d’Italia, ma questo non servirà a gran che se il “territorio” non sarà in grado di utilizzarli. Già lo stiamo facendo, con i laureati in Beni Culturali e con gli esperti di ambiente costiero; qualcuno ha trovato sistemazioni prestigiose, ma per molti non ci sono prospettive anche se la necessità di azioni in questi settori siano evidentissime a tutti. Perché queste potenzialità si realizzino, oltre agli esperti formati dall’Università, ci vuole un sistema politico in grado di utilizzare e valorizzare queste potenzialità. Abbiamo visto, in occasione del Piano Paesaggistico regionale, che quasi tutti gli amministratori locali hanno considerato la difesa dell’ambiente come un freno allo sviluppo. Magari per poi trovarsi le coste chiuse a causa dell’incuria in cui sono state gestite. Denunciando la Capitaneria che le ha chiuse, e non la propria inefficienza, che le ha ridotto nello stato in cui sono, come freno allo sviluppo economico. 
I problemi delle tre ricchezze del Salento (ambiente costiero, agricoltura, patrimonio culturale) non si risolvono soltanto con la produzione di esperti da parte dell’Università. E’ necessario un disegno gestionale che comprenda l’importanza di queste potenzialità e che le trasformi da potenzialità in realizzazioni complete. Ancora oggi leggiamo della propensione all’evasione fiscale nel nostro territorio e, anche, alla grande competenza nell’escogitare frodi per l’accaparramento dei fondi europei. Magari in nome di splendide battaglie, come quella per il solare e l’eolico. Oppure per l’agricoltura biologica. Questa terra andrà avanti se ci sarà un disegno complessivo, integrato e coerentemente perseguito. La Regione, con tutte le sue contraddizioni (vedi la gestione di ILVA), ha comunque preso posizioni nette in questa direzione, ma la strategia si sfalda quando deve essere messa in atto nel territorio, dove le tattiche dei Comuni sono spesso contrastanti e incoerenti. E quindi: benissimo Agraria, ma all’interno di una visione complessiva, in modo che non sia una tattica isolata di un gruppo di interesse che cerca visibilità (altre Facoltà sono state già istituite con queste basi) ma sia invece un contributo essenziale al disegno di crescita qualitativa del nostro territorio lungo le tre direttrici che già ora ne disegnano la percezione da parte del resto del mondo.

 

Se posso permettermi, la prima cosa necessaria per un progetto del genere è la severissima verifica dei requisiti qualitativi di chi la dovrà mettere in atto: oltre al fumo ci deve essere l’arrosto.


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