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Home Saggi e Prose Filosofia La lanterna di Diogene 4. Papa Francesco e le coppie separate
La lanterna di Diogene 4. Papa Francesco e le coppie separate PDF Stampa E-mail
Filosofia
Scritto da Giovanni Invitto   
Venerdì 18 Aprile 2014 06:14

["Il Galatino" anno XLVII n. 6 del 28 marzo 2014]

 

A fine febbraio papa Francesco ha detto qualcosa di importante per la vita della comunità. Egli ha affrontato il tema delle coppie separate, dando una spinta assolutamente innovativa rispetto alla prassi sinora tenuta da gran parte della gerarchia della Chiesa cattolica. Ha detto il pontefice: “Quando questo lasciare il padre e la madre e unirsi a una donna, farsi una sola carne e andare avanti, e questo amore fallisce, perché tante volte fallisce, dobbiamo sentire il dolore del fallimento, accompagnare quelle persone che hanno avuto questo fallimento nel proprio amore. Non condannare! Camminare con loro! E non fare casistica con la loro situazione”.

Perché dico questo? Perché circa quattro anni fa, attraverso un quotidiano locale, feci alcune domande, non retoriche, sul rapporto Chiesa-coppie separate, ad un arcivescovo. La cosa non riguardava direttamente me, ma tante persone di mia conoscenza e a me care. La risposta che ebbi fu abbastanza possibilista, ma la trovai anche “burocratica”. Io, da credente, volevo e vorrei ancora che un vescovo o un sacerdote si rendessero conto che una persona, che può avere sbagliato una scelta matrimoniale, possa avvertire la necessità di ripristinare il rapporto con la Chiesa, perché quello con Cristo, se uno è credente, rimane comunque. Capisco che, nella logica ecclesiale, chi scioglie un rapporto coniugale scioglie un sacramento, cioè qualcosa che, per i credenti, ha una valenza sia umana che religiosa. Mi chiedevo quattro anni fa e mi chiedo ancora oggi: chi è senza peccato anche dentro e fuori la Chiesa? Ma mi rendo conto che il fatto che, se tutti rubano, il rubare non sia più un reato.

Torniamo, quindi, al problema che papa Francesco ha saputo affrontare con l’umanità di sempre. Egli avrà tenuto conto che la separazione di una coppia non è per nessuno una festa, ma una ferita, un “vulnus” (come dicono gli avvocati) che rimane a vita e che pesa come un macigno. E il pontefice ha compreso che non ha senso, anzi è controproducente tenere lontano dalla Chiesa persone che vogliono riprendere a vivere in una comunità che non è solo civile e sociale, ma soprattutto spirituale e di ampio respiro umano. So bene che per i non-credenti tutte queste sono elucubrazioni che consolidano una vita di Chiesa, nella quale il laico è subalterno al clero e agli organi ecclesiastici, a tutti i livelli. Potrei aggiungere che questa condizione di dipendenza è anche giusta perché evita che ognuno si faccia della norme a propria convenienza. Ma che dovrebbe fare un padre che sa che ha un figlio drogato? Mandarlo via da casa ? Abbandonarlo o tenerselo vicino per vedere di fargli riacquistare il proprio autodominio? Stiamo parlando di una situazione umana forse più dolorosa e pericolosa di una separazione matrimoniale. La risposta è in ognuno di noi. La segregazione, la rottura dei rapporti non risolvono alcuna situazione ritenuta patologica (nel caso della separazione, oggi da alcuni considerata fisiologica): la criminalizza soltanto. E tutto ciò non è cristiano né umano.


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