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Stagione teatrale a Lecce
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Ferdinando Boero risponde a Guglielmo Forges Davanzati – (15 aprile 2014) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 18 Aprile 2014 19:19

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di martedì 15 aprile 2014]

 

L’Italia è in crisi perché è corrotta, o è corrotta perché è in crisi?

 

Guglielmo Forges Davanzati conclude il suo articolo [Le politiche di austerità accentuavano i divari regionali] con la contrapposizione di due letture (la sua e la mia, tanto per semplificare) per spiegare il motivo della crisi del Mezzogiorno. Per prima cosa io non penso che sia il Mezzogiorno ad essere in crisi, penso che sia l’Italia intera. E forse non è un’opinione. Io dico che la malavita organizzata (Forges Davanzati mi fa dire: il cattivo comportamento dei cittadini meridionali, ma io non ho detto questo) è la causa principale della crisi italiana. Forges Davanzati dice che il “deterioramento del capitale sociale” è l’effetto e non la causa della crisi del Mezzogiorno. Di nuovo, Forges evita accuratamente l’uso di due paroline: malavita organizzata. E’ in corso da mezzo secolo il sacco della cosa pubblica da parte della malavita organizzata. Miliardi e miliardi di lire e poi di euro sono stati indirizzati verso il Mezzogiorno e sono stati intercettati dalla malavita organizzata che, con quei soldi, ha anche comprato consenso (e i politici). Il fallimento di queste politiche è evidente: nonostante gli investimenti il Mezzogiorno è sempre in crisi. Ora c’è l’Obiettivo Uno dell’Unione Europea e leggiamo ogni giorno delle truffe che ne derivano. Truffe in campo agricolo, in campo energetico, edilizio. Tutti i giorni sui giornali leggiamo notizie in questa direzione. I soldi arrivano, sono dilapidati, e i servizi, i miglioramenti, non si vedono. Però le strade sono piene di SUV. Chi ha capacità e iniziativa spesso è costretto ad andarsene. Non sono piccoli esempi, i miei. E’ il sistema Italia che funziona così. Ed è in crisi perché funziona così. Perché un paese in cui vige la logica della predazione del denaro pubblico è destinato a fallire. Questa logica, che è connaturata nella malavita organizzata, e vorrei che non fosse tradotto con una generica definizione di tutti i cittadini meridionali, si è espansa in tutta la penisola e oramai non è più limitata alle regioni storicamente dominate da gruppi che esprimono questo modo di concepire i rapporti con lo Stato. Io non ho fatto esempi di rubagalline. Ho fatto l’esempio di un sottosegretario all’Economia, ho parlato di Marcello Dell’Utri. Potrei dire che il pregiudicato Silvio Berlusconi, oramai condannato in via definitiva, un giorno disse che Mangano, il mafioso che lavorò a casa sua, era un eroe  e che la Magistratura è un cancro per l’Italia. Non sto parlando di piccoli esempi locali. Sto parlando di affermazioni e comportamenti di persone di assoluto rilievo nella conduzione di tutto il paese. E, lo ripeto, questi comportamenti non sono solo nel Sud, si sono estesi a tutto il paese. Il Sud è stato mantenuto da sempre nell’arretratezza per garantire, con il clientelismo, immani serbatoi di voti che si ereditano. Muore il padre e i voti vanno al figlio. Il bisogno è stato sempre mantenuto in modo da dover sempre dipendere dal favore del potente. E arriviamo a elezioni in cui il cento per cento dei seggi va a un solo partito, in alcune regioni. Non sono esempi sporadici. E’ la storia del nostro paese.

E’ ovvio che, nel momento in cui il paese non ce la fa più a sostenere questa predazione continua, siano le regioni economicamente più deboli a risentirne di più. Ma non confondiamo la causa con l’effetto. Nel nostro paese non esiste la meritocrazia. La competenza non paga, contano solo le amicizie, le raccomandazioni. Me lo sto inventando? Mi sto inventando le cattedrali nel deserto? I filobus che vengono finanziati e poi non girano? Le truffe all’Unione Europea? I centri di ricerca che aprono e chiudono, lasciandosi dietro buchi che sarà difficile quantificare perché sono bruciate le carte? Questo comportamento, lo ripeto, si è oramai esteso a tutto il Paese (vedi il celeste presidente della Regione Lombardia). Il problema principale, in Italia, non è “il traffico”, è la corruzione legata alla pervasività di comportamenti assimilabili alla malavita organizzata. Non ci può essere sana economia quando domina la corruzione. La corruzione favorisce l’incompetenza e un paese gestito da incompetenti fallisce. Tutti i cittadini italiani devono ribellarsi a questa cultura di rapina della cosa pubblica (nazionale ed europea) e si devono innescare processi culturali adeguati. Quando il Rettore Zara invitò i dipendenti dell’Università del Salento a denunciare chi commette illeciti, garantendo l’anonimato ai denuncianti (il che non significa invitare a denunce anonime) qualcuno disse e scrisse che invitava alla delazione. Ecco, considerare delatore chi denuncia un comportamento illecito da parte di una persona si chiama omertà. E’ questa cultura che deve cambiare, o ci estingueremo economicamente. E vorrei chiedere all’amico Forges di stimare l’impatto economico e sociale della malavita organizzata, regione per regione.  Secondo Transparency International l’Italia è al 69° posto nel mondo in termini di corruzione, con il punteggio di 43 su 100. Insomma abbiamo preso 4. Peggio di noi, in Europa, ci sono solo Grecia e Bulgaria. Ma, come si diceva in una antica barzelletta, a Palermo la mafia non esiste, il vero problema è il traffico. E anche un po’ la Magistratura che rompe davvero le scatole e si vuole sostituire alla politica che, evidentemente, ci ha governato così bene sino ad ora. Siamo un paese democratico e ogni paese merita i politici che ha eletto. I politici sono così perché a noi piacciono persone così. Dopo aver affermato che il mafioso Mangano è un eroe e la Magistratura è un cancro per l’Italia, Berlusconi (milanese, come Craxi) stravinse le elezioni. Non so se è chiaro.


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