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Ma davvero abbiamo bisogno di tutti questi porti turistici? – (25 aprile 2014) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 26 Aprile 2014 16:54

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di venerdì 25 aprile 2014]


Continua la corsa alla portualità turistica. Quasi ogni comune costiero vuole un porto. Sono essenziali per lo sviluppo, si dice. Qualche anno fa, il sindaco di Nardò ci chiese: ma se volessimo fare un porto lungo la nostra costa, dove lo potremmo fare? Lo volevano fare a Serra Cicora, devastando un tratto di costa rocciosa bassa ancora non toccato dalla speculazione edilizia. Ci fu una sollevazione dei movimenti ambientalisti e il porto fu archiviato, in quel posto. Ma la pressione per averne uno era tanta. Così analizzammo tutta la costa e poi facemmo la nostra proposta. Il porto lo avete già, dicemmo. E’ a Sant’Isidoro. Il vecchio impianto di cozze curate, oramai abbandonato, è un porto bell’e fatto, e dietro ci sono gli spazi per le infrastrutture: capannoni, parcheggi e uno spazio da riqualificare. Recentemente è stata fatta una proposta che, a partire dalla nostra, sviluppava un porto molto ma molto più grande di quel che attualmente c’è. E’ evidente che noi non avevamo proposto questo. Si parla di ampliare il porto di Otranto, e di molti altri. Uno dei primi è stato quello di Santa Maria di Leuca. Mi capita abbastanza spesso di andare sulla costa e devo dire che questi porti, per gran parte dell’anno, sono quasi vuoti. D’estate sono affollatissimi, ma questo dura sì e no due mesi all’anno. Lo stesso avviene per le nostre spiagge e per tutti i paesi costieri, destinati esclusivamente al turismo. Il paese di Torre Lapillo, in inverno, è quasi un deserto.

Ora, la domanda è questa: fare un porto costa molti soldi; come si pensa di recuperare questi soldi se l’infrastruttura viene adoperata per tempi così ristretti? Che convenienza economica c’è, a farli? A volte si fanno perché ci sono fondi comunitari per farli. E il guadagno riveniente non è bastato sulla gestione dell’infrastruttura, ma sulla sua costruzione. E’ così che si costruiscono le cattedrali nel deserto. L’altro motivo è che la presenza di un porto spesso apre la strada per costruzioni ad esso associate. Leggi: speculazione edilizia.

Abbiamo davvero bisogno di questo? Forse basterebbe rendere più efficienti i porti esistenti e, visto il tipo di imbarcazioni che spesso vanno per mare “fuori stagione”, si potrebbero costruire scali di alaggio efficienti e ben gestiti, senza alterare troppo la linea di costa. Ma questo non permetterebbe di spendere molti finanziamenti comunitari, e non permetterebbe la speculazione edilizia associata ai porti.

La bellezza delle nostre coste risiede nella ancora scarsa antropizzazione. Penso soprattutto al tratto di costa tra Otranto e Leuca, ma anche la costa rocciosa a nord di Otranto è semplicemente bellissima. I diportisti hanno tutti i diritti di avere la possibilità di poter svolgere le loro attività preferite, ma non a costi ambientali insostenibili. Ancora prevale un’idea di sviluppo che vede i sindaci contrari al piano paesaggistico proposto da Barbanente. Lo sviluppo è, ancora, sinonimo di costruzione di infrastrutture. Strade, alberghi, villaggi vacanze, porti. Il sistema Salento ha ben altre valenze. Una ricchezza culturale, architettonica e gastronomica uniche al mondo nella parte interna, una gran parte della costa in condizioni ancora vicine allo stato naturale. Se la parte costiera viene dotata di infrastrutture, la sua attrattività viene meno. Bisogna solo capire le proprie potenzialità e svilupparle. Troppo spesso i sindaci portano Rimini come obiettivo dello sviluppo del loro territorio. Ma a Rimini le condizioni sono molto differenti dalle nostre. Se avessero quel che abbiamo noi, sono convinto che i riminesi agirebbero ben diversamente da come hanno agito a casa propria. Chi, dal nord, viene qui a fare le vacanze potrebbe tranquillamente andare a Rimini, senza fare troppa strada, se qui offrissimo le stesse cose che si possono trovare a Rimini. Se vengono qui è perché c’è qualcosa di differente rispetto a Rimini. Se il Salento diventerà come Rimini, la gente andrà a Rimini e non avrà alcun motivo di fare tanta strada per arrivare fino a noi. Non sto parlando di difesa dell’ambiente, sto parlando di sano sviluppo economico., non basato sulla speculazione e sulla devastazione delle nostre ricchezza naturali. Sarà grazie ad esse se potremo diventare ricchi anche noi. Se le distruggiamo, ci aspetta la povertà e solo pochi speculatori saranno diventati ricchi.


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