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Le rocce crollano anche in Bretagna – (18 maggio 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 19 Maggio 2014 06:45

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 18 maggio 2014]



Sono in Bretagna, a Brest, a un incontro dell’European Marine Board. Sciopero dei controllori di volo francesi, devo dormire una notte in più. E così mi unisco ad amici e, una volta tanto, faccio il turista. Vado a percorrere una passeggiata lungo un tratto di costa rocciosa, bellissimo. C’è rischio di crolli, e si vedono molti massi che sono già caduti. Ci sono cartelli discreti che informano che possono crollare le rocce. Altri, altrettanto discreti, dicono che non bisogna uscire dal sentiero tracciato. Il sentiero è marcato discretamente, è ovvio, ma in modo inequivocabile, e nell’ora in cui l’ho percorso un inserviente è passato con un sacco a raccogliere eventuali immondizie. 
Ci sono fotografie, molto discrete, che mostrano come prima quel posto fosse percorso in modo estemporaneo, con un reticolo di sentieri che avevano fatto regredire la vegetazione. Ora, invece, c’è un solo sentiero e la vegetazione è molto rigogliosa. Si vedono i punti in cui il sentiero, a causa dei crolli, ha cambiato traiettoria. Il sentiero si adatta all’evoluzione delle rocce, della costa. Ci sono vie di accesso all’oceano e sono marcate le zone sicure da quelle non sicure.

Ora mi viene in mente il sentiero tra Torre dell’Orso e Torre S. Andrea. E’ altrettanto bello, è altrettanto suggestivo. Il mare è più bello, ed è caldo, ci si fa il bagno con piacere (l’oceano è freddo e tempestoso). Anche da noi crollano le rocce. E’ normale che crollino le rocce. Spesso il sentiero diventa un reticolo, ci passano le auto, le moto, le biciclette. La vegetazione stenta, perché sottoposta a troppo stress.

Guardo cosa hanno fatto i francesi, con opere molto leggere che, probabilmente, sono costate molto poco. E poi mi chiedo: ma perché noi non riusciamo a fare uguale? Come mai? Basterebbe così poco.

Però la mattina faccio colazione con un croissant delizioso, buonissimo. E mi chiedo: ma perché i nostri croissant non sono così buoni? Non credo che ci voglia così tanto. Chiedo un caffè e mi portano una brodaglia nera. E mi chiedo: ma perché non lo sanno fare come da noi? La macchina è uguale alle nostre, e anche la marca del caffè. Eppure fa schifo. Basterebbe così poco, no? E invece no. In Francia i croissant sono buoni e il caffè fa schifo, da noi è il contrario. Volendo fare una riforma, andrebbe a finire che ci ritroveremmo con il caffè francese e i croissant italiani.

Forse è giusto che sia così, è giusto che non si possa avere la perfezione. Siamo stati baciati dalla fortuna di vivere in un posto bellissimo, è giusto che paghiamo il prezzo di questo privilegio con l’incapacità di chi lo dovrebbe far funzionare. Perché l’incapacità è evidente. E vogliamo scommettere che alla fine si stanzieranno finanziamenti faraonici per fare opere antierosione molto invasive che non risolveranno il problema se non per pochi mesi? 
Dato che siamo in Italia, temo che i divieti di frequentare le zone pericolose saranno bellamente ignorati. Ma, visto che le ordinanze sono state emesse, la forma è salva. In effetti se si va in posti franosi ci sono piccoli accorgimenti da tenere. Per esempio restare sui sentieri, e se si vede che ci sono rocce pericolanti tenersi alla larga, senza andare sul margine. E’ normalissimo che le rocce crollino. E sarebbe una follia imbrigliare tutto. Ci dobbiamo solo adattare alla situazione e esserne consapevoli. E’ più pericoloso attraversare la strada. E non è che vietiamo il traffico se qualche pedone viene messo sotto. Nel caso dei pedoni la colpa di solito è degli automobilisti. Ma i massi non hanno una volontà, se vi vengono addosso, o se franate con loro, la colpa è vostra: dovevate stare più attenti. Se ce ne sono che franano sulla strada, forse la soluzione migliore è di far venir giù quel che è pericolante, in modo da stabilizzare la parete da cui si staccano i massi. Imbrigliare e cementificare tutto distrugge il paesaggio e ne impedisce la naturale evoluzione. Dovrebbe essere vietato dall’articolo 9 della Costituzione.


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