Nuova sospensione delle attività
La presenza di casi di coronavirus sul territorio di Galatina e l'ordinanza di chiusura delle scuole emanata dal sindaco ci hanno consigliato un ulteriore consulto medico dal quale è emersa ... Leggi tutto...
Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
Sospensione attività in via precauzionale
Avviso sospensione attività Pur in assenza di casi accertati di coronavirus, nella regione Puglia sono sconsigliati (anche se non ancora formalmente vietati) gli assembramenti di persone. Per questo... Leggi tutto...
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo dell’Università Popolare A. Vallone di Galatina (in ordine alfabetico)   1 Bozzetti Maria Rita, nata a Roma 2.Campa Antonio nato a Galatina (Le) 3 Diso... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
Sulla base di quanto deliberato durante l'ultima Assemblea, giovedì 27 febbraio 2020 si procederà alle elezioni del nuovo Consiglio Direttivo e all'approvazione delle modifiche dello Statuto. Si... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Mario Marti, un uomo di cui il Salento andrà sempre fiero PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Rosario Coluccia   
Martedì 20 Maggio 2014 19:42

Studioso eminente e guida scientifica, decano degli italianisti nel mondo

 

["Il Galatino" XLVII n. 9 del 16 maggio 2014, p. 4]

 

Il numero 31 (2013) degli «Annali d’Italianistica», importante rivista di letteratura italiana pubblicata dall’università del North Carolina, reca in una delle pagine iniziali la seguente epigrafe: «This 31st volume of Annali d’Italianistica is offered in Homage to Mario Marti, scholar and mentor, The Dean of all Italianists Worldwide».

È bello, quasi commovente, che una rivista americana abbia deciso di rendere un così diretto omaggio al professor Marti, qualificandolo studioso eminente e guida scientifica, decano degli italianisti nel mondo. L’esempio americano invoglia tutti noi a testimoniare stima e affetto all’illustre conterraneo, che tocca il 17 maggio la soglia dei cento anni. Qualcosa sicuramente verrà fatto anche qui. In quel giorno gli verrà donato un volume miscellaneo allestito in suo onore e tanti amici lo festeggeranno con affetto e con rispetto.

«il Galatino» mi chiede un ritratto di Mario Marti. Il cómpito è difficile poiché dovrei in poche righe concentrare una descrizione organica dell’uomo e dello studioso che non sono in grado di allestire, tanto è varia la sua produzione scientifica e sfaccettata la sua figura. E allora mi limiterò a proporre qualche ricordo personale, scusandomi in anticipo per la frammentarietà di quanto dirò, semplicemente mettendo a disposizione di chi legge quanto riesco ad estrarre dalla mia memoria. Le mie annotazioni alluderanno sparsamente a eventi e persone collegati alla storia dell’università di Lecce (così l’ateneo si chiamava all’inizio, università del Salento è denominazione successiva): a questa prediletta istituzione la vita stessa di Marti si lega indissolubilmente, anche oltre il suo collocamento a riposo. Pescare nella memoria induce ad arbitrî o dimenticanze, per quanto involontari; chiunque sia stato testimone di quegli anni e abbia conosciuto Marti potrà integrare a suo piacimento.

Marti è stato prima d’ogni cosa professore di Letteratura italiana nella Facoltà di Lettere, praticamente fin dalla fondazione dell’università; nella gemella Facoltà di Magistero, a pochi metri di distanza, Aldo Vallone professava la stessa disciplina. Alla scuola di Marti per oltre un trentennio si sono formati centinaia, forse migliaia, di professori che hanno insegnato nelle scuole salentine e nelle scuole di tutt’Italia (considerato il flusso migratorio che ha portato i nostri laureati nelle regioni del nord), formando a loro volta intere generazioni di studenti. Gli inizi sono stati difficili per l’università di Lecce, tutto doveva essere costruito: mancavano aule, biblioteche, professori; i ragazzi non avevano ERASMUS né occasioni di viaggi all’estero, l’ambiente era chiuso e piuttosto provinciale. Ma c’era una differenza fondamentale rispetto all’oggi: in quegli anni il mondo giovanile era percorso da una continua fibrillazione che si manifestava in assemblee, appassionate discussioni ideologiche e politiche, voglia di progettare. Il clima era diversissimo rispetto alla rassegnazione e alla sfiducia che (comprensibilmente) ai nostri giorni troppo spesso albergano nel cuore e nel cervello dei giovani, che debbono fare i conti con gli esiti nefasti delle cosiddette ripetute «riforme dell’università» e con le enormi difficoltà legate all’inserimento nel mondo del lavoro.

Anche la piccola cronaca può aiutare a capire i movimenti della storia. Marti, che ha occupato costantemente ruoli di prestigio e di primissimo piano nella gestione dell’università di Lecce (fino alla carica di rettore), per tutti quegli anni si è confrontato con giovani inquieti e cupidi del nuovo, a volte esuberanti ma costantemente desiderosi di imparare. Il nostro ateneo è cresciuto grazie al confronto continuo, spesso vivace (come è fisiologico quando vengono a confronto ideologie e visioni del mondo), tra professori seri e bravi e studenti capaci e interessati. Il progresso vero nasce dal dialogo.

Negli anni del suo magistero nell’ateneo leccese l’attività scientifica di Marti si è sviluppata con ritmo incessante: capitali sono le sue ricerche sui poeti minori del tempo di Dante, sugli Stilnovisti, su Dante, su Boccaccio, su Ariosto, su Bembo, su Leopardi; ha fondato e diretto la «Biblioteca salentina di cultura», i cui volumi hanno avuto un ruolo fondamentale per la conoscenza e per lo studio del patrimonio letterario che la nostra terra ha prodotto nei secoli. È condirettore del «Giornale storico della letteratura italiana» e dell’«Alighieri»; fa parte del comitato editoriale di numerose collane scientifiche e di serie editoriali numerose, che è impossibile citare per esteso. Nei suoi studi di argomento locale non vi è traccia di provincialismo (che purtroppo spesso affiora nei lavori di epigoni maldestri): Marti punta costantemente a collegare la storia culturale della piccola patria salentina ai movimenti che attraversano la scena nazionale. L’amore per la terra d’origine si vede anche da gesti concreti: ha donato i libri, circa settemila e cinquecento, al convento dei Cistercensi di Martano; ha donato le lettere ricevute da studiosi italiani e stranieri, circa quattromila, alla Biblioteca comunale di Mesagne. Patrimonio bibliografico e documentario prezioso, da custodire gelosamente e consegnare alle generazioni future; questo vale ancor più per il Salento, che non sempre ha saputo salvaguardare le testimonianze culturali del proprio passato.

Nel sessantennio di vita dalla sua fondazione l’università di Lecce è enormemente cresciuta. Si pensa quasi con incredulità che da quei pochi e spogli locali dei primi anni sono nati gli edifici, i laboratori, le biblioteche, la rete informatizzata della fase odierna. Tanti studenti sono diventati a loro volta bravi professori; alcuni di essi hanno raggiunto risultati di prestigio e fama che travalica i confini nazionali.

Tutto nasce dai semi che Mario Marti e pochi altri piantarono in anni lontani. All’illustre centenario le genti del Salento devono riconoscenza.


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