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Le cento primavere di Mario Marti PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Domenica 25 Maggio 2014 05:24

["Il Galatino" XLVII n. 9 del 16 maggio 2014, p. 5]

 

Mario Marti è un ulivo secolare della nostra terra. Forte e sapiente. Sempre ricco di foglie e di frutti. Con radici e rami ancora saldi. Solidi. Che tengono ai venti, e da lontano e vicino sanno ancora indicare la strada.

La strada maestra, naturalmente. Quella dei nostri antichi padri. Lastricata di sacrifici e onore, di virtute e conoscenza, di sogni fanciulli e amori adolescenti, di impegno, di affetto, di stringere i denti quand’è l’ora, di perseveranza, di conquiste, incitamenti, esempi, scambi, donazioni, sorrisi, di sapersi e volersi migliorare, di non disperdere infine un solo talento del proprio talento, donandolo a chiunque abbia il piacere e la sapienza di coglierlo.

Non a caso, nei nostri più recenti incontri, il Magnifico ha sempre voluto ricordare con giusto orgoglio le proprie origini: «Mio padre, lu tata Antoniu, era un fabbricante di scarpe, e con mia madre Concetta si erano trasferiti da Soleto a Cutrofiano, dove io sono nato, ultimo di dieci figli, il 17 maggio 1914, anche se all’anagrafe sono stato registrato due giorni dopo. Mio padre era diventato anche ‘Professore di musica’ e compositore, e questa passione si è allargata a tutta la famiglia, tant’è che anch’io da ragazzo suonavo il flicorno o genis, di gran moda a quei tempi, quando furoreggiava il jazz».

Il diciassette maggio del corrente anno duemilaquattordici, dunque, Mario Marti – riconosciuto come il più grande italianista del mondo – compie cento anni.

E se cento vi sembran pochi, provate a contarli giorno per giorno, uno dietro l’altro, anzi uno accanto all’altro, come piccole stanze comunicanti, immaginando appena quale immenso intrico possa dipanarsi, in ogni angolo di esse, di momenti, sentimenti, episodi, storia, storie, incontri, lietezze, delusioni, luci, ombre, silenzi, incanti: e ogni giorno con l’impegno di seminare un grano destinato a fiorire e a fruttificare.

Perché Mario Marti, questo ha fatto, e continua a fare: seminare. Seminare sapienza, conoscenza, amore, desiderio di scoprire fin dove può arrivare la fioritura della vita di un uomo, condividendola con gli altri. E lo fa con una ‘giovinezza’ sempre naturale, esemplare, sbalorditiva. Dove ogni conquista è tappa per una curiosità nuova, altra, arricchente.

Pur consapevole del suo infinito prestigio di conoscitore di Dante, Leopardi, e di tutta la letteratura italiana; Rettore e professore emerito dell’Università di Lecce; autore di un’infinità di libri; fondatore della Biblioteca Salentina, letto e ammirato in tutte le Università europee e americane; presente nell’Enciclopedia Treccani, egli si tiene modestamente riservato.

Sempre con orecchie tese, però, e occhi che brillano come stelle, pensieri che viaggiano tra i tempi e la storia, e una sapida fanciullesca ironia. Ogni incontro con lui è un valore di vita che si aggiunge all’esperienza. Un privilegio. Un dono.

Di Marti mi piace, più d’ogni altra dote, la naturalezza rinascimentale. L’eleganza affabile del pensiero. Il suo carisma mai imposto, che richiama costantemente alla bellezza della Cultura. E la sua ‘provincialità’ senza provincialismi. Salentino vero, ma con un autentico respiro universale. Uomo di sempre e di tutte le terre.

Di questo amato Maestro ho peraltro ricordi personali intensi e indelebili. Il mio primo esame (Letteratura umanistica) all’Università di Lecce, facoltà di Lettere e Filosofia, l’ho sostenuto proprio con lui, nella sessione estiva del 1963: forse non avevo studiato granché, nell’occasione, ma il ricordo affascinante delle sue lezioni, che in aula avevo seguito attentamente e con vera passione, mi ha soccorso moltissimo, riuscendo a ottenere alla fine un ‘ventisei’ niente male…

Quante vite ci sono in cento anni? Tantissime, naturalmente. Vissute e ancora da vivere. L’insegnamento che Mario Marti ci offre è semplicemente quello già indicato in un’intervista a Adelmo Gaetani qualche anno fa: «Si deve vivere lavorando, e soprattutto facendo quello che piace: chi sa scrivere scriva, chi sa suonare suoni, e avanti così».

Auguri, Magnifico! Auguri, Mario carissimo!

Anche alla cara signora Franca, naturalmente. Non possiamo dimenticare, infatti, che il prossimo 25 giugno, dopo il tuo ‘secolo tondo’, festeggerete anche l’importante anniversario di matrimonio: 65 anni ininterrotti insieme sono anch’essi un miracolo della bellezza della vita.

La mia nomenclatura, al riguardo, si ferma alle nozze “di diamante” (che si festeggiano ai 60 anni, però). Presumo che le vostre saranno “di platino”, o comunque di uno speciale metallo “martiano” super-inossidabile e resistentissimo.

Un abbraccio affettuoso, con massima gioia!


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