Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Programma gennaio 2021
Programma Gennaio 2021 Martedì 5 gennaio, ore 18,00 – replica della performance del Laboratorio Teatrale dell’Università Popolare Aspettando Gesù, musica e pièce di Michele Bovino  ... Leggi tutto...
Home
Qualche riflessione sul fenomeno della sofferenza salentina (tarantismo) PDF Stampa E-mail
Recensioni
Martedì 03 Giugno 2014 21:37

Nel libro dello sfortunato ricercatore Giorgio Di Lecce (Lecce, 1953-2003), La danza della piccola taranta. Cronache da Galatina: (dalla parte dei protagonisti): 1928-1993. A memoria d’uomo, alla compilazione del quale avevo contributo, nella parte iniziale, per volontà di Giorgio, riportammo i nomi delle persone che, dicendosi di essere state tarantate, ci avevano rilasciato delle interviste. Alcuni loro nomi sono veri, altri pseudonimi.

I danzatori: Anna di Ruffano, Luigia (La furnara) di Cannole, Donna Pina di Scorrano, Carmela di San Pietro Vernotico, Maria di Nardò, Evelina di Galatone, Ziu Peu di Caprarica di Lecce, Luigi (Cevelli) di Acaya, Paolo di Borgagne, Pino Zimba di Aradeo, Tore (Tremolizzo) di Cannole, Peppina di Muro Leccese, Antonio di Cannole, Tore (Greco) di Badisco.

I musicisti: Luigi Stifani di Nardò, Pantaleo Stifani (fratello del primo) di Nardò, Luigi Cecere di Nardò, Donna Rosa di Muro Leccese, ‘Nzilla di Ostuni, ‘Zì Gaetano di Ostuni.

I testimoni coinvolti, con interviste, o con interventi, o con loro testimonianze: Fernando Antonio Panico di Tuglie, Rina Durante di Melendugno, Brizio Montinaro di Calimera, Michela Almiento di Brindisi, Dario Caggìa (Tuglie, 1936-1988), Gino Santoro di Melendugno, Luigi Chiriatti di Calimera, Edoardo Winspeare di Depressa-Tricase, Gigi Spedicato di Arnesano, Giovanni Pellegrino di Zollino, Alfredo Majorano di Taranto, Don Giuseppe Tundo di Galatina, Comadante dei Vigili Urbani di Nardò, Maresciallo dei Carabinieri di Galatina.

In quel libro riportammo pure delle poesie e brevi prose di Vittorio Bodini, Vittorio Pagano, Gino Locaputo, Ernesto Barba. Il resto del volume, oltre alla bella introduzione di Georges Lapassade, si risolse nel riportare altre interviste e saggi raccolti dal vivo oppure tratti da altre riviste. All’ultimo momento della chiusura del volume da dare alle stampe, a causa della mia disattenzione, a Giorgio sfuggì l’inserimento della mia Avvertenza e la mia proposta di Indice al libro.

Tra l’altro, in quella Avvertenza, c’era scritto che, nella ripresa della riflessione sul fenomeno, col tempo si erano andate configurandosi nel tarantismo tre categorie caratterizzanti: tarantate/i, attarantate/i, attarantanti, intesi come:

Tarantate/i: coloro che sentono la sofferenza del morso e del rimorso per essersi messi in gara con la divinità (Athena greca, Minerva romana, san Paolo della cristianità) la quale perciò li ha “punisce” facendo sì che il loro corpo venga posseduto del ragno.

Attarantate/i: coloro che simulano le tarantate con scene di drammatizzazione teatrale e comunque spettacolare. La pizica de core, che oggi è in voga nei paesi del Salento ma non solo più in essi, è, tra le altre, un viva espressione di questa categoria.

Attarantante/i: si tratta per lo più di intellettuali (ma non solo) che, per motivi di studio o per altri interessi particolari, si sono interessati o si interessano del fenomeno, e che per questo motivo rimangono fortemente influenzati fino ad assumere comportamenti definiti appunto attarantante/i. Ernesto de Martino e, più recentemente Georges Lapassade, con i loro epigoni ma anche detrattori, possono essere considerati appunto attarantante/i.

All’epoca della pubblicazione (1994) del libro di Giorgio Di Lecce, io avevo già intervistato Tore Greco ma, all’ultimo momento, anche questa intervista, per me quella più emblematica,

non venne inserita nel volume. Personalmente la ritengo la più importante perché, attraverso il filo in essa intrecciato, è possibile oggi contribuire alla comprensione della profondità, della dimensione storica e, cosa di non poco conto,  delle origini del  fenomeno. Tore esplicita una sua concezione del mondo che, oltre a fare i conti con la realtà quotidiana, e gli elementi che in essa interagiscono, coinvolge anche sfere celesti, terrene e infraterrene, così intese:

a) celesti, dove in cielo vivono i volatili pennuti, ma è anche lo spazio dove un giorno aspirano di volare (senza altre macchine artificiale ma in modo naturale come nella mitologia volano gli angeli) anche gli umani, condannati invece per l’eternità a stare incollati alla terra. Tore mi disse una volta di aver conosciuto un tale che tutta la vita dedicò a questa impresa, a questo desiderio, tanto che alla fine altri umani come lui lo costrinsero a vivere in un manicomio-reclusorio;

b) terrene, dove in terra vivono di solito gli umani quando respirano e sono vivi ed hanno capacità di guardare in alto nel cielo e in basso sottoterra;

c) infraterrene, dove nel sottoterra vivono i vermi e tutte le volte che capita di uscire alla luce del sole, tentando di salire sugli alberi, gli umani li riprendono e li risotterrano.

Nella concezione cosmogonica di Tore, per i viventi sono importanti tre elementi: il Sole, la Terra e la Luna, perché:

a) il Sole è il maschio, illumina ogni cosa, contiene in sé il seme e feconda la Terra. Per Tore e per tutti quelli come lui, il Sole è il Grande Padre, il megalite ritto che svetta sulla rocca desolata di Badisco. Il Sole è caldo, giallo e pungente. È possessore dell’oistros (pungiglione).

b) la Terra è la femmina, ingoia tutte le cose, contiene il ventre, entro cui si feconda il mondo e nasce la vita. Per Tore, e per tutti quelli come lui, la Terra è la Grande Madre, il megalite piatto che sta nascosto sull’altra rocca di Badisco, quella dove crescono gli ulivi. La Terra è fredda, grigia e dolce. È penetrata dal Sole. La regione (o sub-regione che dir si voglia) Salento è la Grande Madre di qui, come pure Grande Madre è la Grotta Diversale, che qui, nello specifico territoriale, è la Grotta dei Cervi di Badisco (9000-6000 anni).  In essa campeggia la Grande Madre Tridattile, raffigurata con due enormi seni ed un evidente ventre gravido, attorniata da due figure: un capride e un bovide. Grande Madre è ancora la “Pietra della fecondità” di Terenzano di Marina di san Giovanni (Ugento) e Grandi Madri Salentine sono le due Statuine Salentine paleolitiche della Grotta delle Veneri di Parabita, anch’esse raffigurate con grandi seni e grandi bacini.

c) la Luna è androgina, e sta a guardare l’amore che fanno il Sole e la Terra quando fecondano la vita. Per Tore e per tutti quelli come lui, la Luna è la Dèa Bianca, il ragno che tesse tutte le tele del mondo, degli uomini e delle donne, e che è presente e nascosto in ogni angolo del Salento. La Luna non ha temperatura, è bianca e trama di notte.

Questa concezione del mondo di Tore Greco sta alla base degli umani che vivono il Salento non come loro eccezionalità ma come loro specificità, contraddistinta questa anche dal fenomeno del tarantismo, che qui, piuttosto che altrove, trova radici ancestrali profondissime. I fenomeni, che per simpateticità si comparano al tarantismo salentino in altri luoghi, sono solamente similari ad esso. Ecco perché in Salento, piuttosto che altrove, di tanto in tanto, il fenomeno risorge spontaneamente dalle sue ceneri, rimodellandosi sugli usi e costumi del momento, trovando sempre nuove forme espressive. La notte della taranta di Melpignano è la sua ultima e nuova forma espressiva. Un ottimo contributo alla comprensione del fenomeno è venuto nel corso del 2004 da un’opera letteraria e di fantasia, un romanzo, scritto da Salvatore Tuma, Il cembalo della luna, per le edizioni Capone di Cavallino.


Torna su