A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Home I mille racconti I mille racconti FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 32. Una coppia felice
FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 32. Una coppia felice PDF Stampa E-mail
I mille racconti
Mercoledì 23 Luglio 2014 06:52

Traduzione di Tatiana Bogdanova Rossetti


Un Coltello e una Forchetta erano considerati un'ottima coppia di posate e venivano apparecchiati a lungo in tavola. Facevano una coppia davvero molto bella, distinta dai bei manici d'osso e dal pregevole disegno del cesello. Persino quando diventarono un po' vecchi e antiquati, non smisero di porle in tavola, perché tutti li ammiravano e dicevano: «Ma che benemerita coppia di belle posate antiche!»

Tutto sarebbe andato bene, ma il Coltello cominciò a rovinarsi. Saranno stati gli anni o l'effetto di qualcosa d'altro, ma successe che, nel fervore di un attacco di nervi, lui disse alla Forchetta: «Non sei adatta a me, vecchia trerebbiata arretrata. Hai solo tre rebbi, adesso invece, sono di gran moda le moderne forchette d'acciaio inossidabile a quattro rebbi con i manici colorati in materia plastica.»

La Forchetta, essendo pungente per natura, all'istante punse il Coltello in modo tale da fargli un gran male: «Ma guardati nel vassoio nichelato, ottuso giovincello dal filo perso; così, forse, vedendoti, smetterai d'avere dei grilli per la testa e avrai di che pensare...»

Da quella volta Forchetta non si fece scappare una sola occasione per punzecchiarlo quotidianamente. Il Coltello, per le offese patite, si scuriva e si ricopriva di ruggine, cosicché lo fecero diventare un coltello qualsiasi da cucina. Lo usavano per pulire il pesce, con lui tagliavano le sottili schegge di legno per accendere il fuoco in una stufa e, a volte, persino cercavano di usarlo come apribarattoli di conserve. Molto presto il Coltello divenne del tutto inservibile e fu gettato in una discarica.

La Forchetta, lì per lì, aveva manifestato gioia maligna, che, tuttavia, non durò a lungo. La estromisero per sempre dalla tavola. Dovette ricredersi del suo atteggiamento, perché le divenne chiaro che, senza il Coltello, non avrebbe mai più potuto essere una coppia di posate.

Provando angoscia nella solitudine, la Forchetta per tanto tempo fu abbandonata nel cassetto buio di una credenza. Fu lasciata sino a che, per la sofferenza, non scoppiò il suo manico e poi anche lei fu buttata in una discarica. Lì avvenne il triste incontro del Coltello con la Forchetta. Sempre lì furono pronunciate parole piene di disperazione nell'ammissione delle proprie colpe.

«Ah!» – disse la Forchetta piangendo. «Come sono stata pungente ed ingiusta con te, mio caro,..»

«Oh!» – esclamò il Coltello singhiozzando. «Perché mai avevo rivolto l'attenzione a quella forchetta stampata di largo consumo a quattro rebbi? Avremmo potuto vivere ancora per tanto tempo come una felice coppia di posate e ci metterebbero ancora, come prima, sull’allegra tavola dei commensali. Adesso, nulla si può più cambiare. Tutto è finito! E' tutto finito, mia piccola Jenny...» – così la chiamava nei loro anni più felici, in gioventù.


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