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Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
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"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Lecce merita di provarci a testa alta – (24 luglio 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 24 Luglio 2014 21:02

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 24 luglio 2014]

 

Non ho votato per l’attuale amministrazione della città di Lecce (non riesco a votare per qualcuno che sia in qualche modo accomunato a Silvio Berlusconi). Però il Sindaco Perrone ha iniziato un processo che, da solo, dà pieno significato alla sua gestione della città dove vivo e che amo. Lecce merita di proporsi come Capitale Europea della Cultura. Averle dato questa possibilità, e averci messo la faccia (anche sui manifesti) vale uno o due mandati da sindaco. Perché non è solo una questione di immagine. Arian Berg (anche la sua scelta è una mossa molto azzeccata) sa benissimo che le capitali europee della cultura devono avere “qualcosa” che ne dimostri l’identità, ma devono anche avere bisogno di “qualcosa” per poterla affermare in pieno. La mia altrettanto amata Genova, per esempio, fu Capitale Europea della Cultura perché ha il più grande centro storico d’Europa, ma anche perché c’era bisogno di riqualificarlo. Dopo il “trattamento” da Capitale, una parte del centro storico di Genova è diventata Patrimonio Unesco dell’Umanità. Lecce ha bisogno di cultura, perché ha molta cultura da offrire. La si respira camminando per la città, mangiando nei suoi ristoranti, parlando con la sua gente. Lecce è a un bivio, ha un’immagine molto forte, oramai di livello internazionale, assieme a tutto il suo territorio. Ora può scegliere se diventare attrattiva per masse di turisti mordi e fuggi, di vacanzieri in cerca di caciara (e abbiamo visto come la malavita stia allungando i tentacoli sulla movida), o se si può presentare come un gioiello di architettura e cultura, abbinate a un ambiente di qualità sia nell’entroterra sia sulla costa, da centellinare, gustare, scoprire ed esplorare, magari persino per passare qui una parte dell’anno, una parte della propria vita.

Diventare Capitale Europea della Cultura diventerebbe una forte attrattiva verso il modo “lento” di vivere la città. Aver candidato Lecce significa aver abbracciato questo modello, questa visione. Il sindaco ora è strattonato tra chi vuole i gazebo e le bancarelle plasticose della quantità, e chi vuole la qualità della vita lenta, quella che si va a piedi (direbbe Jannacci), come ho fatto notare agli architetti che disquisivano del recupero di Piazza Mazzini (e che dopo tre giorni hanno "scoperto" che bisogna andare a piedi).
Quando Salvemini (padre) iniziò a chiudere al traffico il centro storico, tra le proteste di tutta la città, la sinistra al potere fece una scelta forte, di indirizzo. Ricordo quando le auto entravano da porta Rudiae e arrivavano in piazza Sant’Oronzo, per poi proseguire per via Trinchese, costringendo  i pedoni a schiacciarsi contro i muri (cosa che ancora avviene se si vuole andare a vedere l’Arco di Prato). La destra strepitò, assecondando le lamentele dei commercianti più miopi. Ma poi, ritornata al potere, non tornò indietro e continuò l’opera di riqualificazione del centro storico, inglobando i valori della sinistra. Per me, l’idea di Lecce Capitale Europea della Cultura è un’idea di sinistra, e non me ne importa nulla se chi l’ha proposta ha una casacca di destra (tolgo il centro perché, essendo in entrambi gli schieramenti, i centri si elidono a vicenda). Non è una trovata pubblicitaria, il Sindaco ci crede davvero. E chiede a chi verrà dopo di lui di continuare a perseguire il suo disegno, qualunque sia lo schieramento vincente.

Essendo stato lo schieramento di destra dominato per vent’anni dall’ombra di Silvio Berlusconi (che per me rappresenta la quintessenza dell’anticultura) ho sempre lamentato l’impossibilità di scelte alternative se la sinistra avesse dovuto deludermi (cosa che più volte ha fatto). Ora c’è anche M5S a riempire questo vuoto di soddisfazione, ma non posso non rallegrarmi nel vedere che anche la destra ha almeno una parte (e una parte importante) dei valori in cui mi riconosco. Enunciare valori non basta (mi hanno fregato troppe volte, gli enunciatoti di valori), bisogna avere la forza e il coraggio di metterli in pratica. Perrone, magari andando contro lo “stile” di chi lo dovrebbe votare, sceglie la cultura con la C maiuscola, sceglie il valore “storico” della sinistra. E dà a Lecce una grande occasione di crescita virtuosa e sostenibile. Sarebbe criminale non sostenere il suo progetto solo perché non c’è più lui alla guida della città. Concludo con una piccola nota al fondo di Federico Pirro, sulla questione TAP e sul suo impatto sul territorio. Non ho detto che l’impatto è limitato. Per dirlo bisogna fare gli studi e, inoltre, ho parlato della parte di mia competenza (l’ambiente marino). Ho detto che se l’impatto sarà accettabile e limitato, rispetto ai benefici per il paese e il territorio, per me non ci dovrebbero essere problemi. Passare da questo a farmi dire a priori che non ci sono impatti significa…. che forse mi sono spiegato male. Non amo gli approcci talebani, né in difesa dell’ambiente né in nome dello “sviluppo”. Caso per caso, mi faccio la mia opinione, inquadrandola poi in un contesto generale. La questione TAP è ancora da definire, per quel che mi riguarda. Ma le sagre, lo voglio ripetere, non sono la strada giusta per far capire la valenza di questo progetto. Non è il tipo di Cultura che si potrebbe associare a un gasdotto.


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