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Il migliore amico dell’uomo, ma con cautela (1° agosto 2014) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 13 Agosto 2014 09:20

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di venerdì 1° agosto 2014]

 

La storia dell’uomo è connessa con quella del cane, il primo animale addomesticato, che ci ha aiutato nella caccia e nella difesa del territorio. Lo abbiamo plasmato secondo i nostri  desideri, selezionando razze canine per tutte le esigenze, anche quelle di ridere di qualcuno. Il cane si è prestato a tutto questo, ma ha mantenuto una parte della sua natura di predatore, di uccisore di prede. Increduli, i proprietari di un rottweiler non sanno spiegare come mai il loro cane abbia quasi ucciso la loro figlia, con la quale ha sempre giocato amorevolmente. Ieri è stata la volta di un pitbull, saltato da una finestra per attaccare un cane che probabilmente ha percepito come invasore del suo territorio. La spiegazione è semplice. Rottweiler e pitbull sono stati selezionati per il combattimento, sono possenti macchine per uccidere, per attaccare. Se sono tenuti in casa, curati amorevolmente, mai incitati alla violenza, possono sviluppare un carattere affettuoso e dolce, ma la loro struttura fisica ne fa un’arma temibile. Se il rottweiler avesse voluto davvero uccidere quella bambina, con la quale ha sempre giocato, lo avrebbe fatto in pochi secondi. Il cranio si sarebbe sfracellato subito. Le ha solo dato qualche morsetto. Ma “qualche morsetto” di un rottweiler a una bambina di otto anni può essere devastante. Per tener compagnia alle bambine di otto anni ci sono i carlini, o i barboncini, i cocker. Anche loro ogni tanto si avventano, insofferenti di troppe malefatte e provocazioni, ma un attacco di barboncino raramente è letale, forse mai. Basta un colpetto di giornale e la bestiola capisce che è il momento di fermarsi.

Sia il rottweiler sia il pitbull sono innocenti. Se in casa ci fosse stata una tigre, avremmo dato la colpa alla tigre? O a chi ha messo una bambina in compagnia di una tigre? Ma è sempre stata così buona…. direbbero i genitori per giustificarsi. Già, ma basta un attimo. Non è la prima volta che succedono queste cose, e ogni volta c’è incredulità. Quante volte leggiamo sui giornali che un ladro è stato dilaniato da un cane da guardia? Mai. Mentre le cronache locali sono stracolme di notizie che riguardano aggressioni ai figli dei proprietari, o ai figli dei loro amici. Solo quando l’esito è letale la notizia finisce sulle prime pagine dei giornali nazionali. Siamo un paese libero. Dato che, di solito, sono i proprietari a pagarne le conseguenze, l’unica cosa che lo stato può fare è di avvertirli, quando registrano il cane, che può succedere che quella razza dimostri comportamento aggressivo, in certe condizioni. Se volete tenerlo, padroni di farlo, ma se finite all’ospedale con i morsi del vostro cane, le spese mediche le pagate voi. E’ la stessa cosa che stanno dicendo agli sciatori che vanno fuori pista. Andate pure. Ma se poi c’è bisogno dell’elicottero per venirvi a prendere… il conto lo pagate voi. Il dovere dell’autorità è di avvertire, poi ognuno si prende le proprie responsabilità. 
Il centro Ecotekne, intanto, è abitato da moltissimi cani abbandonati che si sono rifugiati al suo interno, dove trovano cibo, acqua, riparo e molto affetto. Il Salento, se la situazione non è cambiata, ha il primato dei cani abbandonati. Li vediamo schiacciati sulle strade. Nelle campagne girano in branchi. Qualche anno fa andavo a San Cataldo in bici, con mia figlia, passando per le campagne, e siamo stati attaccati da un branco. Non è stato difficile dissuaderli dai loro propositi, ma quell’esperienza mi ha fatto desistere dal piacere di girare nella nostra bellissima campagna. Meglio non rischiare. 
I cani sono come le biciclette. Che c’è di male in una bicicletta? Si tratta di efficienti mezzi di trasporto (io mi muovo solo in bici, per andare al lavoro), pedalare fa bene. Però se due bambini girano in bici dopo il tramonto, magari affiancati e senza luci, in mezzo a una strada non ben illuminata, forse si sono messi in una condizione di pericolo che qualche adulto avrebbe dovuto prevenire. Quando vedo madri amorevoli tenere il figlio piccolo in braccio, stando sedute a fianco del guidatore, ovviamente senza indossare la cintura, mi viene da avvertirle che stanno mettendo in pericolo la vita dei loro pargoli. Possibile che non lo sappiano? Il discorso è semplice: si pensa sempre che queste cose a noi non possano capitare: capitano agli altri. L’incredulità riguarda il fatto che siano avvenute a noi. Bene, ancora una volta siete avvertiti: possono capitare anche a voi. E non ditemi che porto sfortuna. Se vi avverto che attraversare l’autostrada è pericoloso e voi attraversate lo stesso, e un bel tir vi riduce a una macchia di unto sull’asfalto, la colpa non è del mio avvertimento, la colpa è vostra che siete scemi. E non temete, lu jabbu è già arrivato: stretto da un’auto contro il marciapiede sono caduto dalla bicicletta e ho sputato un dente. Ora cerco di stare ancora più attento alla disattenzione degli altri.


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