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UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
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Costi pubblici, guadagni privati. E’ davvero questa la strada? - (20 agosto 2014) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 21 Agosto 2014 07:27

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 20 agosto 2014]

 

Leggo che i musei leccesi saranno privatizzati e non posso non sorprendermi che ancora ci sia qualcuno convinto che la privatizzazione sia la soluzione di tutti i mali. E’ vero che la convinzione dell’ineluttabilità che una cosa pubblica debba funzionare male e, una volta privatizzata, miracolosamente si metta a funzionare a meraviglia è molto diffusa.

L’esperienza, però, ci mostra un fatto evidente: non è vero!

E’ vero che le cose pubbliche di solito funzionano male e il motivo lo sappiamo bene. I politici le usano per assumere i loro potenziali elettori e per piazzare loro amici nei posti di comando. La competenza e la professionalità non hanno alcun valore, contano solo la fedeltà e l’appartenenza. E’ ovvio che, in queste condizioni, un’impresa non può funzionare. Quando queste imprese sono privatizzate, per prima cosa si licenzia il personale in esubero: si sono assunte molte più persone del necessario e le spese per il personale sono diventate insostenibili. Dato che ogni unità di personale rappresenta una serie di voti (votano anche i familiari dei miracolati da un posto pubblico) i politici non possono licenziare quelli che hanno assunto, ma dichiarano la propria impotenza quando lo fanno i privati. Poi, dopo la privatizzazione e il licenziamento, raramente l’azienda torna a rifiorire. Di solito fallisce, avendo accumulato enormi montagne di debiti o avendo fatto enormi danni. Le acciaierie un tempo erano pubbliche e c’era l’Italsider. Poi sono state privatizzate ed è arrivata l’ILVA. Un vero affarone! E l’Alitalia? Ve li ricordate i capitani coraggiosi? Quelli che hanno detto no alla vendita a Air France e hanno preso le redini della compagnia? La loro impresa è fallita, ma non credo che siano a pulire i vetri ai semafori. Il saccheggio della cosa pubblica è uno sport nazionale, nel nostro paese. Ne approfittano gli assunti per protezione politica, con gli stipendi garantiti, e i finti imprenditori che si arricchiscono a dismisura con soldi pubblici. I recenti episodi di Mose, Expo e quant’altro non sono che gli ultimi di una lunghissima, ininterrotta serie di ruberie. Il bello è che ci stupiamo ancora che il paese sia in crisi.

Ora dico una cosa di sinistra: le cose pubbliche devono funzionare bene, benissimo, e i guadagni devono essere investiti nell’interesse della collettività. E ora ne dico una di destra: chi lavora nelle strutture pubbliche deve essere competente, gli incompetenti vanno licenziati, i ladri devono finire in galera. Non so se la seconda sia veramente di destra, visto che la destra, in questi ultimi anni, ha dato prova di esser stracolma di ladroni. Però è la destra che sventola i licenziamenti come un salvifico rimedio a tutti i mali. Secondo me, alla fine, i partiti che ci hanno comandato fanno finta di essere in contrasto ma, in effetti, sono d’accordo e fanno il gioco delle parti. Diciamolo: non siamo un paese serio. Le privatizzazioni più spinte sono state fatte dal primo governo capitanato da un ex comunista. Io mi aspettavo che la sinistra al potere avrebbe fatto funzionare bene le cose pubbliche, e invece le ha privatizzate. I fautori del liberismo, invece, si sono fatti leggi per intascare sempre più soldi pubblici con le proprie imprese. Odio il qualunquismo del “tanto sono tutti uguali” anche se sono arrivato alla forma più estrema di questa affermazione: “tanto siamo tutti uguali”. Quando si dice “sono” si dà sempre la colpa agli altri, come se quelli che sono tutti uguali (i ladri) non fossero stati scelti dalla maggioranza dei cittadini. E quindi “siamo”; ma ne usciamo subito con l’equazione: tutti colpevoli uguale tutti innocenti. Peccato che per chi guarda il paese da fuori l’equazione sia: tutti colpevoli. E in effetti anche io, che ho sempre votato a sinistra, vedo che le mie scelte non hanno dato buoni frutti. Le privatizzazioni non erano quello che mi sarei aspettato da un governo finalmente di sinistra! E neppure le ruberie che, purtroppo, hanno macchiato anche la parte politica in cui più mi riconosco.

 

Se l’andazzo attuale non cambia il Paese fallirà, sommerso dai debiti che già lo strangolano. Ci vorranno cento anni, temo, ma dobbiamo iniziare l’inversione di tendenza: le cose pubbliche devono cominciare a rendere, il personale che vi lavora deve essere altamente qualificato e in numero congruo, e i privati, visto che sono privati, non devono contare sui soldi pubblici ma devono poter contare su un'efficiente sistema di infrastrutture pubbliche. I soldi pubblici finiscono in grande quantità nelle casse dell’Unione Europea che, a sua volta, li distribuisce attraverso il finanziamento di progetti. Molti di questi fondi non tornano in Italia perché non siamo bravi a fare progetti, oppure vengono dilapidati (basti pensare ai fondi per la formazione). Formare personale specializzato nel confezionamento e nella gestione di progetti europei potrebbe garantire molta linfa vitale alle imprese pubbliche e private, inclusi i musei. Speriamo che i privati abbiano queste intenzioni, una volta acquisiti i musei leccesi. E che non si comportino come i capitani coraggiosi che hanno fatto precipitare Alitalia…


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