Programma maggio 2022
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Convocazione Assemblea dei Soci 22 aprile 2022
Convocazione Assemblea dei Soci   L’Assemblea dei Soci è convocata nella Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse venerdì 22 aprile alle ore 16,00 in prima convocazione e 17,00 in... Leggi tutto...
Programma Aprile 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Aprile 2022 ●       Venerdì 1 aprile, ore 17:00, Officine di Placetelling - L’Università del Salento... Leggi tutto...
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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Home Saggi e Prose Filosofia La lanterna di Diogene 10. Sul calcio italiano
La lanterna di Diogene 10. Sul calcio italiano PDF Stampa E-mail
Filosofia
Lunedì 15 Settembre 2014 06:40

["Il Galatino" XLVII n.14 del 12 settembre 2014]

 

Mentre scrivo, da poche ore la squadra italiana di calcio è stata esclusa dai mondiali: tragedia nazionale con dimissioni di allenatore e presidente della Federazione. Sportivi inferociti, depressioni famigliari, titoloni sui giornali... Io sono un appassionato, anzi un «tifoso», di calcio cioè: un «fazioso disarmato». Ho cominciato a frequentare a 13 anni, insieme ai miei due fratelli, l’allora «Carlo Pranzo», campo del Lecce, ora divenuto parcheggio per le auto. Poi si passò allo stadio di Via del Mare inaugurato con il Santos di Pelé, forse il più grande calciatore di tutti i tempi, che segnò un goal dopo uno splendido volo in area di rigore, tanto che io la paragonai, in maniera blasfema, ai voli di san Giuseppe da Copertino che rimaneva sospeso in aria. Ieri, però, è stata una  giornata di lutto, non metaforico, per il calcio italiano. Ma lutto per l’eliminazione della squadra azzurra? Assolutamente no: lutto perché ieri è morto Ciro Esposito, nome e cognome chiaramente napoletani. Ciro, 27 anni, è stato vittima, il 3 maggio scorso, di una rappresaglia organizzata da altri tifosi che non lo conoscevano e che lui non conosceva, mentre andava a Roma per la finale di Coppa Italia. Quell’omicidio maturato ed eseguito a freddo prima di un incontro di calcio, la dice lunga sui livelli di (in)civiltà ai quali siamo pervenuti. Si può morire a 27 anni solo perché si sta per andare ad uno spettacolo sportivo come una partita di football? Siamo tornati all’uomo dell’età della pietra. Allora occorre fare un mea culpa complessivo senza attendere altre tragedie e, conseguentemente, altre decisioni punitive o restrittive. Saremo in grado di far tornare «gioco» ciò che è nato come gioco circa un secolo e mezzo fa? Ma il problema è che era nato come gioco solo per gli spettatori. Sicuramente per i «proprietari» delle squadre di calcio non lo è. E quando ci sono di mezzo interessi di miliardi son loro comandare. E noi, come al tempo del «panem et circenses», continueremo ad accontentarci del pane fino a che saranno sul campo e potremo applaudire i gladiatori che spesso si ammazzano. Ma «the show must go on»: lo spettacolo deve continuare…


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