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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
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Sviluppo, ambiente, cemento - (21 settembre 2014) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 21 Settembre 2014 09:27

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 21 settembre 2014]

 

Persi 70 milioni di investimenti! Detta così sembra una magnifica occasione perduta. Ho letto di questa faccenda della mancata realizzazione di un complesso turistico a Sant’Isidoro nei resoconti dei quotidiani e non ci ho capito moltissimo. Ci sono cose che mi piacerebbe sapere. Prima però vorrei capire quali parole si debbano usare. Sono investimenti o sono speculazioni? E’ ovvio che chi investe ha intenzione di guadagnarci: non viviamo nel paese dei balocchi. Nel bilancio costi benefici, quali costi deve sostenere il territorio, per esempio in termini di distruzione di habitat e di modificazione del paesaggio, e quali benefici ne trarrà?

Penso che la realizzazione dell’opera darà beneficio alle imprese costruttrici locali. Ma si tratta di vantaggi a termine. Finiti i lavori finiti i guadagni. Lo sfruttamento della struttura porterà benefici agli investitori, e al territorio cosa arriverà, a fronte di un sacrificio ambientale e paesaggistico? Quante persone saranno assunte in questa impresa? per fare cosa? Non vorrei che al territorio arrivasse un pugno di posti di custodi e inservienti, e che il grosso del guadagno (derivante dall’uso del nostro territorio) andasse all’estero, nelle tasche degli investitori. Noi ci troveremmo deprivati di una parte del nostro territorio e i proventi di questo andrebbero all’estero.

E’ un po’ come la delocalizzazione delle industrie in zone depresse, dove la gente lavora per pochi spiccioli e le leggi sono molto permissive. Le produzioni si spostano dove produrre costa poco. Nel nostro caso non è il basso costo che interessa, è la bellezza del nostro territorio. L’investitore magari viene da un posto ricco ma non molto bello. Allora viene qui ad investire sulle nostre bellezze, per guadagnarci. E mentre lo fa le nostre bellezze non sono più nostre, diventano sue.

A questo punto, ripeto: quanto stiamo pagando e quanto riceveremo? Se il bilancio costi benefici è congruo, per noi questo è un investimento. Se il bilancio vede maggiori costi per il territorio rispetto ai benefici, allora è una speculazione. 
Forse non ho letto bene tutti i resoconti, ma queste domande non mi pare siano state poste. Che benefici hanno portato al territorio tutti i villaggi costruiti dalle multinazionali del turismo che hanno investito in Salento? E che prezzo abbiamo pagato per averli?

Altro conto è la speditezza delle procedure. Un investitore deve avere la certezza del diritto. E i conflitti tra amministrazione regionale (che opera con la competenza riconosciuta da tutti dell’Assessore Barbanente) e amministrazioni locali sono ovviamente intollerabili. Hanno ragione gli investitori a esprimere sconcerto nel vedere che arrivano risposte contraddittorie. Non lo volete questo villaggio? Ditecelo, e noi ce ne andiamo. Ma non fateci perdere tempo. Non ho gli elementi per dire che accetterei l’investimento o che lo rigetterei. E non mi importa ora di arrivare a questo. Mi importa che chi di dovere non riesca ad arrivarci, e che l’investitore non capisca cosa si può e cosa non si può fare. Con una voce univoca da parte del territorio.

Vedo, ancora una volta, lo sviluppo concepito come cementificazione. Questa è stata la reazione dei sindaci alla programmazione di Barbanente. Tra l’altro, l’assessore Barbanente è un’urbanista, non una talebana ambientalista. E’ suo mestiere programmare lo sviluppo del territorio. Una volta tanto a prendere le decisioni ci sono persone competenti, dedite al proprio lavoro in modo totale.

Da noi il potere si delega ai politici, attraverso il voto. Spesso non siamo contenti dei politici che abbiamo, e diciamo che sono incompetenti, disonesti, incapaci. Non ho mai sentito alcun aggettivo di questo genere riferito all’assessore Barbanente, neppure dai suoi più fieri oppositori. Fino a prova contraria mi fido della sua competenza e della sua lungimiranza. Ci sta difendendo dall’insana cultura dello sviluppo visto come cemento e asfalto. Tra l’altro, il Salento è pieno di masserie in abbandono. Invece di costruire altri edifici, perché non le diamo in concessione a chi le ristruttura e le fa diventare un investimento? Il futuro dell’edilizia non è nel costruire nuovi edifici, ma nel restaurare e valorizzare il patrimonio edilizio esistente.


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