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Abbiamo ancora bisogno di porti turistici? - (30 settembre 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 02 Ottobre 2014 07:21

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 30 settembre 2014]

 

Leggo sul “Quotidiano” che quest’anno qualche miliardario russo è venuto in Salento e non ha trovato dove attraccare il suo mega-yacht. Si fa l’elenco dei porti turistici, e si conclude che non bastano, anche perché alcuni non sono mai decollati.

Che ci sia bisogno di un porto per mega-yacht lo posso anche capire, ma forse si potrebbe attrezzare adeguatamente il porto di Gallipoli, dove c’è tutto lo spazio per imbarcazioni di grandi dimensioni.

Mi piacerebbe sapere quale sia l’intensità d’uso dei porti attuali, oltre al mese di agosto. E quali siano gli introiti rivenienti dall’uso di questi scali, a fronte dei costi affrontati.

Mi piacerebbe sapere quali opere edili sono previste, a fianco dei nuovi porti. E anche se ci sono fondi pubblici che contribuiscono alla creazione di queste opere, oppure se si tratta di investimenti di privati.

Per il momento sappiamo che, nonostante siano stati costruiti porti turistici, il loro utilizzo è limitato, a parte un breve ma intensissimo periodo. Però si dice che abbiamo bisogno di altri porti turistici.

Pare che i sindaci siano tutti d’accordo di fare altre infrastrutture di questo tipo nel loro territorio. Continua la proposta di colare cemento sulle nostre coste. E poi ci vorrà l’asfalto per raggiungere in velocità la propria lussuosa imbarcazione. Lo sviluppo continua ad esser visto come costruzione di nuove opere. A me piacerebbe sapere quali infrastrutture già esistenti potrebbero essere riconvertite per far fronte alle richieste di spazio per le grandi imbarcazioni turistiche, senza costruire nuove infrastrutture.

E’ quello che dissi a un sindaco di Nardò che mi chiedeva dove poter fare un porto turistico, in alternativa al progetto a Serra Cicora: ma il porto lo avete già; è l’impianto di stabulazione dei mitili ormai dismesso di S. Isidoro. E’ già tutto lì. Riconvertitelo e avrete il vostro porto turistico, senza costruirne un altro e senza lasciare quella infrastruttura in abbandono. Ovviamente non ho detto che quel porto deve diventare diverse volte più grande di quel che è! 
La pianificazione delle infrastrutture sulle coste prevede che si faccia un’analisi delle necessità e degli impatti positivi e negativi di eventuali nuove opere. Affrontare ogni singola proposta in modo isolato rispetto al resto può portare a prendere decisioni che non sono coerenti con la situazione generale. Esiste la possibilità che dieci opere, ognuna con un impatto sostenibile, una volta in sinergia diventino un impatto insostenibile. Analizzarli in modo isolato è un errore.

E quindi, quando leggo di grandi investimenti per fare un nuovo porto a Otranto, mi chiedo se non si tratti, invece, di speculazioni. La Puglia si è dotata di diversi piani di sviluppo che, giustamente, tengono conto della situazione complessiva della regione. Mi fido dell’opinione dell’assessore Barbanente che chiede una revisione del progetto, anche se in questo caso mi sento di dire che questa decisione, pur con la revisione, potrebbe (ripeto: potrebbe) non essere coerente con quello di cui il Salento ha veramente bisogno in termini di portualità turistica. Sono convinto che le infrastrutture per la nautica da diporto siano una porzione importante di quello che il Salento deve offrire a chi viene qui per trascorrere un periodo di alta qualità. L’attrattività di un sistema di porti è proporzionale alla qualità degli ambienti circostanti. Ma se satureremo la costa di porti e di villaggi turistici forse alla fine otterremo un effetto opposto rispetto a quello atteso. Questo è il dilemma che si pone a un territorio in crescita in termini di sviluppo turistico. La gente ama venire qui perché trova cose che altrove non ci sono. Ma se costruiamo troppe infrastrutture per la gente che vuole venire qui, poi distruggiamo le cose per le quali quella stessa gente vuol venire qui. Il rischio è che lo sfruttamento sia molto intenso, si guadagni tutto quello che si può… e poi si vada ad “investire” da un’altra parte, magari abbracciando la filosofia delle crociere su grandi navi che visitano molti posti, abbandonando i villaggi stanziali al loro triste destino. Per noi non c’è un’altra parte. Questa è casa nostra, e dobbiamo essere consci di come la conceremo con i modelli di sviluppo che stiamo perseguendo. I sindaci sono eletti e rappresentano ciò che i loro elettori vogliono. In un sistema democratico, è giusto che siano loro a governare il proprio territorio. In democrazia la maggioranza vince. E’ però legittimo cercare di capire se la maggioranza abbia ragione. Il problema di queste decisioni è che poi è difficilissimo tornare indietro. Le decisioni un sindaco che permette che si costruisca un’orrenda periferia, assecondando la “vocazione” dei propri elettori, ricadranno poi sui futuri cittadini che dovranno subire le conseguenze di decisioni sbagliate. Stiamo facendo lo stesso con il debito pubblico. I cittadini di domani dovranno pagare gli interessi dei debiti che abbiamo fatto e che continuiamo a fare. Noi avremo vissuto relativamente bene, e il conto dovranno saldarlo loro. E’ democrazia, questa?


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