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Programma di Novembre
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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Università concorsi e burocrazia – (19 ottobre 2014) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 20 Ottobre 2014 20:01

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 19 ottobre 2014]

 

Mi spiace vedere di nuovo l’Università del Salento nelle notizie di cronaca, con inchieste su concorsi. Un Direttore di Dipartimento ha fatto un decreto di urgenza per nominare una Commissione di concorso. Sarebbe stata prerogativa del Consiglio di Dipartimento, ma il Direttore lo ha scavalcato emettendo il decreto. A dir la verità il Consiglio era stato convocato, ma era mancato il numero legale. E’ una cosa che si verifica sempre più spesso. Cosa significa? Significa che il Direttore convoca il Consiglio ma, perché la seduta sia valida, deve presentarsi un numero minimo di aventi diritto a partecipare. Si tratta di docenti, e di rappresentanti del personale non docente e degli studenti. Spesso e volentieri quel numero minimo non viene raggiunto, e la seduta non può essere tenuta. Ma il mondo scorre e bisogna fare le cose. E per questo esistono i decreti d’urgenza. Non spetta certo a me dire se il Direttore che ha nominato la Commissione abbia o meno ragione, o se la ragione sia dei denuncianti. Lo deciderà il giudice (magari tra dieci anni). Il problema è che abbiamo inventato procedure complicatissime che si fatica a seguire. Il patto tacito è che si aggirino, altrimenti si ferma tutto. Gli operatori di qualunque campo, quando vogliono fare sciopero bianco, applicano alla lettera il regolamento. Se si applica alla lettera il regolamento … si ferma tutto. Se non applichi alla lettera il regolamento, comunque, sei sempre ricattabile da chi cerca un pretesto per metterti nei guai. Su quel foglio non c’è il timbro giusto! Tutta la procedura è fallace e gli atti non valgono. Chi si sente prevaricato cerca il cavillo e la legge procede. Ho fatto mille concorsi (è un’iperbole) e la paura unica dei commissari è che tutti i verbali siano compilati nel modo giusto. I ricorsi non si vincono perché è stato promosso un candidato non valido, ma perché qualche dettaglio della procedura non è stato seguito. D’altronde il giudice che ne sa di tassonomia degli invertebrati? Come può giudicare la correttezza dei giudizi dei commissari? Il giudice guarda la forma. Se la forma è impeccabile, nessun problema. Ma se ci sono falle… sono guai.

Un Direttore, non parliamo di un Rettore, firma centinaia di atti ogni giorno. Non può leggerli tutti, si deve fidare di chi glieli passa. Se si passa al vaglio tutto il “firmato” di un Direttore di Dipartimento, non parliamo di un Rettore, nell’arco del suo mandato, sicuramente si potrà trovare qualcosa che formalmente potrebbe portare a reati amministrativi. Chi svolge questi servizi, nell’Università, ha una spada di Damocle sulla testa.

In teoria basta una telefonata a casa, fatta con il telefono dell’ufficio, per commettere un reato. E questo rende ricattabili praticamente tutti i dipendenti pubblici. Quando me ne sono reso conto, tanti anni fa, ho smesso di usare il telefono dell’ufficio. Magari telefoni a casa per avvertire che un impegno imprevisto ti costringe a lavorare oltre l’orario. E’ una telefonata personale o di servizio? Magari chiedi a tua moglie di cercare un documento che ti serve, e che hai lasciato a casa. In modo che te ne possa leggere gli estremi. Vallo a spiegare a un giudice. Sul tabulato c’è che hai telefonato a casa mentre eri in ufficio. O hai mandato un fax. O hai scritto un’email dall’indirizzo istituzionale ma non era un messaggio di servizio.

La paura di esser colti in fallo può portare alla paralisi di qualunque attività. Il Rettore Limone è stato costretto alle dimissioni, se non ricordo male, per una missione e una cena non ben rendicontate (reato di peculato). E ancora il suo calvario giudiziario non è finito. Nel frattempo anche per il Rettore Laforgia si chiede il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio. La nostra vita è sempre più costellata di adempimenti da assolvere, e alla sostanza, agli obiettivi, non viene data alcuna importanza. Il paese va a rotoli, ma la forma è salva. I medici tendono a non operare pazienti in pericolo di vita perché se muoiono i parenti fanno subito causa. A Genova un ricorso al TAR ferma i lavori e la gente muore. Il motivo è che abbiamo fatto un uso disinvolto delle regole e ora il pendolo va nella direzione opposta. Ora le regole ci schiacciano. Ancora non siamo un paese normale.


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