Sfogliando Galatina: una iniziativa per ripartire
Dopo questi mesi di inattività forzata, l'Università Popolare ha aderito con entusiasmo a una iniziativa del Patto Locale per la Lettura di Galatina, firmando la prima delle passeggiate letterarie... Leggi tutto...
Programma di Dicembre 2019
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Programma di Novembre 2019
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home Necrologi e ricordi Necrologi e Ricordi Raffale Spongano, un salentino-tedesco
Raffale Spongano, un salentino-tedesco PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Venerdì 07 Novembre 2014 17:43

Raffale Spongano era un uomo di ferro, come non ne nascono più. Era nato a Cellino San Marco, il paese di Albano, nel 1904, ed è morto centenario a Bologna, dove ha  vissuto gli ultimi cinquant’anni della sua esistenza di meridionale “anomalo”. Non sapeva cantare, né suonare la chitarra e il mandolino. In compenso fondò la Facoltà di Lettere presso l’Università degli Studi di Lecce. E si affermò come uno dei più illustri italianisti, fondatore di varie accademie riviste e fondazioni culturali.

Per quindici anni, dal 1948 al 1963, aveva insegnato letteratura italiana all’Università di Padova, poi era approdato a quella prestigiosa di Bologna, dove era stato per molti anni Presidente della Commissione per i testi di lingua, alla cui attività aveva dato  grande impulso.

Me ne parlò, quasi casualmente, a Gallipoli,  un suo allievo, Emilio Pasquini, attualmente ordinario di lingua e letteratura italiana presso l’università di Bologna, con il quale ci conoscemmo un’estate della fine degli anni novanta sui campi di tennis  di tennis del  Club degli Ulivi di Tuglie, diretto dal maestro Cosimo Pino.

Tra un dritto e un rovescio, un pallonetto e una voleè, ma soprattutto nei cambi di campo, capitava che ne parlassimo:

“Emilio, com’era questo salentino-tedesco?”

Io so che quando era preside a Lecce pretese che – bandendo concorsi – andassero i vincitori alla Facoltà di Lettere – si impose per esempio con Maria Corti e così per Mario Marti, insomma decisamente più bravi. Filologo rigoroso, rigido, uno che aveva frequentato l’Accademia di Lucugnano con Girolamo Comi, uno che veniva dalla gavetta, uno che era convinto che il Sud ha gente sì molto creativa, ma troppo pasticciona. Raffaele Spongano aveva dei principi ferrei, un rigore calvinista. Tu pensa che una volta prese in fallo il famoso Francesco Flora, suo collega all’Università di Bologna, uno che a quel tempo era considerato tra i primissimi critici letterari. Spongano era correlatore e chiese a Flora di leggere ad alta voce una tesi di laurea che presentava una ragazza. Flora lesse e rabbrividì. La tesi era copiata di sana pianta. Flora era bravo e preparato ma non gli passava manco pp’a capa di seguire gli studenti nel corso dei lavori di redazione.

A dire il vero noi studenti bolognesi mal sopportavamo Spongano, il terrone germanico. Dicevamo tra noi, ma questo qui non è meridionale? E allora da dove gli viene tutto questa intransigenza, quest’essere uomo tutto di un pezzo. Questo non accettare nessun compromesso. Ma esistono davvero dei meridionali così?, ci chiedevamo stupefatti, schiavi dei pregiudizi e del cliché di scansafatiche. E allora, si malignava,  perché non se ne tornano nel loro paese e mettono in riga tutti gli altri, invece di venire a rompere le balle qui da noi.

Ovviamente eravamo ragazzi, e non avevamo neppure un’esatta cognizione geografica delle regioni meridionali. Io dico che se la Puglia è ricca è perché ci sono uomini come lui, ma oggi posso affermare con cognizione di causa che se nascono uomini come lui è perché il Salento e le terre circostanti sono paesi belli e polverosi, fatti di tufo che si sgretola; paesi dove la gente è abituata a combattere per vincere la fame e le malattie, un paese così  ti tempra e Spongano era un uomo temprato, così come, ad esempio, Sansone. Sono due giganti, e non da meno sono i loro allievi Tateo, Leone de Castris, Marti, Valli e Rizzo. Quando vengo giù da voi mi si allarga il petto a pensare a ciò che quel mondo esotico ha offerto ai suoi figli e soffro del fatto che nel nord nessuno, o pochissimi, conoscono la vera autentica mentalità meridionale, che offre valori e tradizioni  nobili e antiche, di cui si sono nutriti gli uomini che ho citato.

Io amo molto il Salento, amo il mare il pesce andare in barca, sono innamorato di Otranto e Castro e Porto Badisco, Leuca e Gallipoli, tutti luoghi pieni di odori, di sentimento, di sensualità. Pur essendo settentrionale, non amo la freddezza del nord, la vita glaciale che ti riporta al clima svizzero.

E continua l’allievo bolognese, Emilio Pasquini, nei games dispari, tra  gli hu hu delle tortore tugliesi, le bevute d’acqua minerale, gli asciugamani intrisi di sudore, la lunga sviolinata del suo maestro, il rigorosissimo e severissimo  professore salentino-tedesco Raffaele Rosario Spongano, la cui grandezza umana, l’integrità morale, etica e professionale, è praticamente sconosciuta alla maggior parte dei suoi conterranei, così come il valore filologico e letterario, dai “Ricordi” di Guicciardini alle indagini critiche sulla  poesia del Parini, dallo studio di  un capitolo di storia della nostra prosa d'arte, alle prime interpretazioni dei Promessi Sposi (1947), dalla prosa di Galileo  alle “Nozioni ed esempi di metrica italiana”.


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