A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Home I mille racconti I mille racconti FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 38. La cosa peggiore
FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 38. La cosa peggiore PDF Stampa E-mail
I mille racconti
Lunedì 10 Novembre 2014 21:44

Traduzione di Tatiana Bogdanova Rossetti

 

Volodja cresceva robusto e forte. Era un ragazzino temuto da tutti. Come si poteva non avere paura di uno come lui? Picchiava i compagni maschi. Alle bambine sparava con la fionda. Faceva le boccacce agli adulti. Al suo cane schiacciava la coda. Al gatto strappava i baffi. Tormentava il porcospino, cacciandolo con una scopa sotto l'armadio. Perfino alla sua vecchia nonna diceva un sacco di insolenze.

Non aveva paura, Volodja, di niente e di nessuno. Non c'era nulla che lo potesse intimorire. Tutto ciò lo inorgogliva, ma non durò a lungo.

Arrivò un giorno in cui i suoi compagni maschi non lo vollero insieme per giocare. Lo abbandonarono, e basta. Lui andò di corsa dalle bambine, ma anche loro, persino quelle più docili e più buone, gli voltarono le spalle.

Chiamò Volodja il suo cane e quello non lo volle nemmeno sentire, scappò via da lui per strada. Cercò allora di giocare un po' con il gatto, ma il gatto saltò sull'armadio e con i suoi occhi verdi guardò il ragazzino in malo modo. Arrabbiato.

Decise Volodja di richiamare da sotto l'armadio il porcospino. Sì, domani! Il porcospino era andato da tempo ad abitare in un'altra casa.

Volle avvicinarsi, Volodja, alla nonna. Ma la nonna, offesa, non degnò neppure di uno sguardo suo nipote. Stava seduta, povera vecchietta, nell'angolino della stanza a fare la calza e si asciugava le lacrime.

Era successa la cosa peggiore di tutte le cose peggiori che possono succedere sulla terra: Volodja era rimasto solo.

Solo soletto.


Torna su