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Si ricomincia...
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Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
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Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home I mille racconti I mille racconti FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 38. La cosa peggiore
FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 38. La cosa peggiore PDF Stampa E-mail
I mille racconti
Scritto da Evgenij Permjak   
Lunedì 10 Novembre 2014 21:44

Traduzione di Tatiana Bogdanova Rossetti

 

Volodja cresceva robusto e forte. Era un ragazzino temuto da tutti. Come si poteva non avere paura di uno come lui? Picchiava i compagni maschi. Alle bambine sparava con la fionda. Faceva le boccacce agli adulti. Al suo cane schiacciava la coda. Al gatto strappava i baffi. Tormentava il porcospino, cacciandolo con una scopa sotto l'armadio. Perfino alla sua vecchia nonna diceva un sacco di insolenze.

Non aveva paura, Volodja, di niente e di nessuno. Non c'era nulla che lo potesse intimorire. Tutto ciò lo inorgogliva, ma non durò a lungo.

Arrivò un giorno in cui i suoi compagni maschi non lo vollero insieme per giocare. Lo abbandonarono, e basta. Lui andò di corsa dalle bambine, ma anche loro, persino quelle più docili e più buone, gli voltarono le spalle.

Chiamò Volodja il suo cane e quello non lo volle nemmeno sentire, scappò via da lui per strada. Cercò allora di giocare un po' con il gatto, ma il gatto saltò sull'armadio e con i suoi occhi verdi guardò il ragazzino in malo modo. Arrabbiato.

Decise Volodja di richiamare da sotto l'armadio il porcospino. Sì, domani! Il porcospino era andato da tempo ad abitare in un'altra casa.

Volle avvicinarsi, Volodja, alla nonna. Ma la nonna, offesa, non degnò neppure di uno sguardo suo nipote. Stava seduta, povera vecchietta, nell'angolino della stanza a fare la calza e si asciugava le lacrime.

Era successa la cosa peggiore di tutte le cose peggiori che possono succedere sulla terra: Volodja era rimasto solo.

Solo soletto.


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