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Il cerchiobottismo di chi vuole ambiente e crescita – (9 novembre 2014) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 13 Novembre 2014 08:41

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 9 novembre 2014]

 

Sono d’accordo con Paolo Uccella: la sinistra non può avere posizioni ambigue su questioni chiave come quella ambientale. Non si può dire una cosa a Roma e il suo opposto “sui territori”. Però dobbiamo ammettere che la questione ambientale non è mai stata una questione, nel nostro Paese. L’ambiente è sempre stato messo in secondo piano rispetto a qualunque altra questione. Solo in casi di immani catastrofi, come Chernobyl e Fukushima, abbiamo fatto scelte ambientaliste. Ma poi abbiamo devastato colpevolmente tutto il nostro territorio, riempiendolo di asfalto e cemento, in nome del progresso. Le stesse incongruenze che Uccella rileva tra Roma e la periferia, le abbiamo poi tra l’amministrazione regionale pugliese e quelle comunali. Barbanente fa il piano paesaggistico, a Bari, e i sindaci si ribellano a chi vuole fermare la colata di asfalto e cemento sul territorio. Qui si vuole fermare il progresso!, urlano. Le uniche volte in cui sono tutti ambientalisti è quando non si vede un vantaggio diretto rispetto a qualche opera; diretto significa: soldi che entrano in tasca di qualcuno. Allora si diventa integralisti! Non sto parlando di corruzione, intendiamoci. Sto parlando di vantaggi derivanti dall’accontentare l’amico che vuol costruirsi la casa dove sarebbe meglio non se ne costruissero altre e cosette del genere. Ma poi sì, ci sono anche le gestioni degli appalti. Ogni volta che la Magistratura ci mette il naso, si trovano cose strane. Non parliamo del seppellimento di rifiuti tossici, senza che nessuno si accorga mai di niente.

Ora però ci sono questioni che vanno oltre la strada, il porticciolo, il villaggio turistico. Gasdotti e trivellazioni. Che posizione assumere? Le mie competenze sono molto limitate, rispetto a questi problemi. Giusto mi intendo un pochino di mare. I gasdotti sono tubi attraverso i quali passa il gas. Hanno un impatto, non ci sono dubbi. Bisogna vedere se i costi ambientali che si dovranno pagare sono compensati da benefici, anche ambientali. Tipo: sostituire il carbone e il gasolio con il gas. Va fatto un accurato studio di impatto ambientale e in base a quello si decide. E non per un gasdotto alla volta. Perché ogni gasdotto potrebbe essere tollerabile, ma se ne sommiamo diversi (tipo uno a Melendugno e uno a Otranto) allora il cumulo degli impatti potrebbe essere intollerabile.

Per il petrolio le cose sono differenti, molto differenti. Qui non si tratta di trasportarlo, ma di perforare il fondo del mare per estrarlo. Sappiamo che ci sono rischi. L’incidente in Florida spero non sia stato dimenticato. Uccella dice: lo cercano gli altri, perché non noi? E’ lo stesso argomento di chi voleva le centrali nucleari perché tanto i nostri vicini le avevano fatte. Aggiungiamo errori ad errori? Il motivo per non fare trivellazioni da noi è strategico. Dal canale d’Otranto, lungo il versante italiano, esce l’acqua densa che si è formata nel nord Adriatico e che arriva alle maggiori profondità del Mediterraneo Orientale, rifornendole di ossigeno. E’ un posto chiave per il funzionamento dell’intero Mediterraneo. Davanti a Santa Maria di Leuca ci sono formazioni viventi di coralli bianchi, una barriera corallina a centinaia di metri di profondità, sostenuta proprio da quel flusso d’acqua densa che scende lungo la nostra costa. Un incidente in quest’area non sarebbe circoscritto, ma avrebbe ripercussioni su tutto il Mediterraneo orientale. Distruggendo formazioni biologiche di importanza enorme. Oltre ai coralli di profondità, ci sono poi le formazioni di alghe calcaree abbondantissime lungo tutta la costa salentina. Ci sono volute migliaia di anni perché si costituissero. Basterebbe poco per distruggerle. Inutile promuovere fonti alternative se poi continuiamo a cercare petrolio. Il gas ci potrebbe servire per una fase di transizione che ci permetta di abbandonare la combustione per produrre energia. Ma cercare il petrolio è una vera assurdità. Dobbiamo cercare in tutti i modi di non averne bisogno. Il motivo generale è che la combustione genera anidride carbonica e questo contribuisce al riscaldamento globale ma, per noi, qui, il motivo per lasciare il petrolio dove sta ha anche una grandissima importanza a scala locale (i coralli bianchi e le formazioni di alghe coralline) e di bacino (il rifornimento di ossigeno verso le acque profonde del Mediterraneo orientale). Il problema però è quello di sempre: esiste una cultura ambientale che permetta di affrontare i problemi con raziocinio? Da una parte ci sono i crociati che hanno fatto dell’ambiente una religione, dall’altra ci sono i crociati che hanno abbracciato la religione della crescita economica. Fondamentalisti da entrambe le parti. E il PD? Un colpo al cerchio e uno alla botte.


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